Cosa vuol dire San Martino se sei salentino

Bella, Lecce. In tutte le stagioni c'è qualcosa che la rende unica, che la caratterizza. Ora è il momento giusto per vagare tra i vicoli antichi, ancora lucenti per le recenti piogge, e sentire qua e là quel profumo di carboni che ti lascia immaginare vecchie storie di famiglie riunite attorno a un camino acceso, e chiacchiere tra una castagna arrostita e un mandarino dalla scorza così profumata che lo apriresti già solo per spargerne nell'aria la fragranza. Gira sui ceppi accesi lo spiedo scoppiettando...
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Se sei salentino puoi capire bene di cosa sto parlando. In tutta Italia si festeggia la ricorrenza dell'11 novembre, ma è solo nel tacco dello stivale che il giorno di San Martino porta con sè un valore inestimabile, un'aura di magia, ma soprattutto una speranza.
Pensi ai tempi in cui tutto il parentado si ritrovava, quella sera di novembre, per condividere una ricca cena che tra pittule, carne arrostita e vino fatto in casa, ti teneva inchiodato alla tavola per almeno 5 ore.
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Poi vedi un uomo, in una notte buia e gelida, che scende dal cavallo per donare a un povero vestito di stracci la metà del suo mantello: è così che ha inizio la storia di Martino di Tours. E ancora, vedi l'estate di San Martino - che forse quest'anno tanto estate non è - quando, dopo la fatica dei campi e il lungo rituale della vendemmia che era la preoccupazione dei nonni e la gioia dei nipoti, si può finalmente propiziare una nuova annata gustando in compagnia un vino novello, che sa di gioia e di soddisfazione, ma soprattutto di amore sconfinato per la propria terra.
È questo, anche per te, il giorno di San Martino?

Foto di copertina di Giuseppe Fraticelli da Flickr CC

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