Zona Ostiense secondo il New York Times: colorata, culturale, gourmet.

Un recupero industriale giovane e brulicante di vita.

Il caporedattore, di ritorno dalle vacanze di Pasqua, mi schiaffa sulla scrivania questa pagina del New York Times che descrive la zona Ostiense come un nuovo centro catalizzatore di arte, cultura, graffiti, colori e pure di gastro-pub e pizzerie gourmet. E io ci resto un po' di sasso perchè, lo devo ammettere, quasi mi ero dimenticata dell'esistenza di questa parte di Roma.

Ma a volte ci vuole un occhio esterno per cambiare prospettiva. Un po' come ho fatto io grazie all'influente testata giornalistica che mi sono ritrovata davanti ma soprattutto come è capitato alla zona Ostiense che ha dismesso i panni di distretto austero e un po' desolante, zeppo di magazzini e fabbriche, per indossare una nuova veste: giovane, cosmopolita e ricercata. 

Sono cinque le attrattive principali della nuova Ostiense, una più soprendente dell'altra.

Il ponte d'avanguardia che celebra il passato

roma ostiense vista dal new york times A vederlo, così di primo acchito, sembra di trovarsi in una moderna città del nord Europa, già senti odore di salmone norvegese e invece no, sei a Roma. Sto parlando del Ponte Settimia Spizzichino, un po' scheletro preistorico, un po' dolce onda di ferro, questa struttura collega Via Ostiense alla Garbatella ma soprattutto commemora Settimia Spizzichino, unica superstite donna dei 1.024 ebrei romani deportati nell'ottobre del 1943. Completato nel 2012 è una ventata d'aria fresca che non dimentica il passato. 

La caffetteria nell'ex caserma 

zona ostiense vista dal new york timesLa vecchia Caserma del Porto Fluviale rinasce in una caffetteria-trattoria-cocktail bar dal sapore autogestito e un po' naive. Murales all'esterno e un mix casuale di arredi e colori all'interno che rende l'ambiente unico e vitale. Cene, pranzi, street food e anche brunch domenicale: tutto con quel nonsochè in più. Al Fronte del Porto Fluviale ci si sente in una metropoli cosmopolita, ma si respira l'aria di Roma. 

Il club che ripensa il vintage a modo suo

ostiense visto dal new york times Entrando al Vinile si viene trasportati negli anni '50 e '60 senza avere l'impressione che sia una forzatura modaiola. Qui è tutto talmente studiato da sembrare naturale: luci, colori, arredo e musica. Dall'aperitivo fino a notte fonda ci si sente sempre in un grande salotto in cui a una certa ora si balla sulle poltrone. Mixology al bancone, alle cui spalle si staglia una parete colma di bottiglie illuminate: secondo me, i nostri nonni, il futuro se lo immaginavano così. 

Il gasto pub con il laboratorio per homebrewing

zona ostiense vista dal new york times Pannelli di legno, targette delle metro appesa qua e là e menu a metà tra gli U.S.A e lo street food di casa nostra. Ma la vera chicca dell'Hopside sono le birre: 10 alla spina e due a pompa. In più c'è un'intera parte del locale dedicata alla distillazione casalinga in cui puoi servirti della strumentazione in dotazione per creare la tua presonalissima birra. Varcando la soglia del laboratorio ci si sente un po' come su Breaking Bad, solo che qui si fa la birra. 

La pizzeria tradizionale in mano ai giovani

zona ostiense a roma vista dal new york times Quello che colpisce di più della Pizzeria Ostiense non è tanto l'ottima pizza, piuttosto il fatto che la gestione del locale è in mano ad un gruppo di giovani intraprendenti. In un paese come il nostro che "non è un paese per giovani" è un campanello della primavera che arriva (o almeno ci speriamo). Venendo alla cucina, la pizza è cotta a legna, economica e con ingredienti freschi. I supplì sono una gioia per tutti gli amanti del fritto. 
 

Foto "Roma Cavalcavia Ostiense" di Adalberto Cencetti da Flickr, Cretive Commons. 

Foto di copertina: "DSC_0116" di brunifla da Flickr, Creative Commons. 

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