Chorus: dove l’eleganza pulita del luogo si sposa al divertissement della cucina e del bar di qualità

Lungo via della Conciliazione, dunque in pieno territorio ‘Vaticano’, sorge il Chorus. Un ristorante e cocktail bar nascosto alla visuale dei passanti all’interno del palazzo dell’ Auditorium. Vi si accede varcando la soglia oltre la quale è situata la biglietteria e salendo poi al secondo piano. Lungo le scale l’insegna ‘Chorus’ sgargiante, si staglia sullo sfondo nero. L’ingresso nell’immenso salone è filtrato da un disimpegno in cui qualcuno del personale gentilmente vi accoglierà per custodirvi il soprabito. Ci accomodiamo al grande bancone, dove è anche possibile cenare, se si preferisce. In alternativa, nella sala sono predisposti tavoli con comode sedute, lungo la fila di finestroni che affacciano proprio sulla Conciliazione. Optiamo per la prima ipotesi, per poter sperimentare il bar e il cibo in contemporanea. Stuzzicati dalla barmaid Solomya, ci lanciamo in una sorta di food-pairing. Che non è qui la regola, semmai un input giocoso offerto al cliente. Quello che si persegue infatti è la filosofia di Massimo D’Addezio, ‘ospite di casa’ che ha deciso di mescolare l’eleganza quasi distaccata del Chorus, con il divertimento e la sorpresa. Lo scopo principale del locale è far rilassare l’ospite.  Anche rompendo alcuni schemi molto classici e impostati. Bancone e cucina (regno dello chef Andrea Sangiuliano), comunicano spesso nel tentativo di farci vivere un’esperienza gustativa –tanto liquida quanto solida – al meglio. Quel che segue è il racconto della nostra esperienza.

La cena

chorus martini
Nell’attesa di scegliere le portate dal menu, ordiniamo un Martini cocktail. Se lo amate, avete trovato uno dei luoghi migliori per poterlo assaggiare. Il Chorus oltretutto è un ‘Bond point’, ovvero uno di quei luoghi alla James Bond, per intenderci.
insalata di verdure crude e cotte chorus
Iniziamo la cena con un’insalata di verdure crude e cotte. Un piatto leggero e di stagione che gioca con la consistenza dei prodotti. Il primo piatto che ci servono è un Risotto vialone nano agli asparagi selvatici e gamberi rossi. Ha un sapore forte e per questo Solomya ci consiglia di abbinarci un Japanese 75, che ha un effetto sgrassante per via delle bollicine (Metodo classico) e lascia una gradevole pulizia e freschezza in bocca per l’utilizzo dello Yuzu, un agrume giapponese molto raro. Un cocktail che si abbina perfettamente anche al secondo primo, a base di pesce: i Paccheri d’oro di Gragnano spigola e limone di Amalfi. Passiamo così ai due secondi con cui sorseggiamo un 17 ½, una invenzione ‘burlesca’ di D’Addezio, tra i più richiesti dalla clientela. Il nome è un riferimento all’età, quando si è ancora minorenni, ma molto vicini ai fatidici 18, che consentono finalmente di bere un superalcolico. Il cocktail in questione, infatti, è piccante, fresco, proprio come sono i teenager a 17 anni, ma ha un mezzo punto in più, una leggera spinta alcolica data dalla vodka  che lo proiettano, come bevanda, nel mondo degli adulti.
rombo chorus
galletto chorus
Lo consigliano con carne e pesce. In effetti lo abbiamo gradito con il Mille foglie di rombo asparagi e parmigiano  e con un Galletto cotto al mattone con patate arrosto e insalatina di spinaci ci ha sorpreso. Consigliato dallo chef, ci è sembrato il piatto migliore, in grado di sprigionare una fragranza di aromi fin dal primo assaggio.
i dolci chorus
Infine, per la serie dulcis in fundo, un trittico tra frutta, gelato e dolce, su cui spicca Le tre c, a base di cioccolato, caffè e caramello uniti in diverse consistenze. A conclusione della cena, ci siamo concessi Una vita da signori, con mezcal, vermut dolce e liquore alla china. Un cocktail caratterizzato da una chiara sottotraccia di amaro, servito con un bastoncino di liquirizia da masticare, per esaltare gli altri componenti.

Il bar

A parte i cocktail assaggiati durante la cena, la drink list è improntata su una serie di signature cocktail a cui Massimo D’Addezio ha conferito spesso nomi bizzarri, dietro cui si celano sapienti rivisitazioni di cocktail più o meno noti. Vedi per esempio Il diavolo della Tasmania (un Margarita con la speziatura del pepe di Tasmania) o Il daiquiri più buono del mondo, per fare un esempio. Un gioco tra bar e cliente che non può non incuriosire. Bere al bancone del Chorus sarà dunque un’esperienza fuori dalla norma. Un set in cui il cliente è l’attore inconsapevole di un film diretto dallo staff del locale. La sceneggiatura prevede che sarete messi in connessione innanzitutto con voi stessi, con Massimo e i suoi ragazzi e, perché no, col cliente vicino. Perché il bar è il luogo realmente più social del mondo. E nel Chorus, gran salone per signore e signori, giocherete,  ma col colletto della camicia sbottonato. Per gli amanti del vino, abbiamo notato nella buona Carta una decina di triple “A”, tra rossi, bianchi e bollicine. Si tratta di vini che rispettano il dettato di un Manifesto redatto da Luca Gargano nel 2001, secondo cui per fare un buon vino che non sia il solito prodotto ormai standardizzato ovunque, i produttori devono possedere le tre “a”: agricoltori, artigiani, artisti.

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Chourus Café

Via Della Conciliazione 4, Roma Roma (RM)

Il Chorus, alloggiato nel mezzanino dell'Auditorium Conciliazione, è "figlio" del celeberrimo Massimo D'Addezio, barman acclamatissimo, già padre del Co.So.  L'ambiente...leggi...

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