Cinque luoghi a Padova per un bacio da brivido

I miti e le leggende cittadine che aggiungono pepe a un appuntamento bollente

Sono tanti i momenti nella vita in cui un brivido, caldo o freddo che sia, corre lungo la schiena per poi risalire al petto per far battere il cuore, ma fra i molti forse solo due sono quelli che poi restano indelebilmente nella memoria. Il primo, ovviamente, è il momento di un bacio: le labbra che dopo essersi tanto desiderate si incontrano e si fondono assieme ai pensieri e alle sensazioni di chi si bacia.

Il secondo, completamente diverso, è quello che si prova nell’ascoltare una storia intrisa di mistero, magari un po’ macabra o struggentemente romantica, storie di dannazione e di redenzione, di passione o di tragedia che rapiscono l’immaginazione e trasportano in un immaginario antico e intriso di sensazioni ancestrali. Storie simili si possono leggere nei libri, le si possono ascoltare… oppure si possono respirare con l’aria di un luogo, lasciarsele raccontare dagli alberi, dagli edifici, intravvederle nei riflessi lunari di un corso d’acqua, e le storie che in quei luoghi hanno preso piede riprendono vita sotto forma di leggenda aggiungendo al luogo stesso un tocco di mistero che sa rendere un bacio ancora più intenso.

Ecco alcuni luoghi che forse già conoscevate come alcuni fra i più romantici di Padova e del suo territorio, che alla fine di questo articolo troverete ancora più eccitanti grazie alle leggende a loro legate.

Il canto della sirena di Lispida

lago lispida Da Strada Battaglia, girando a destra verso Arquà Petrarca, si incontrerà un piccolo specchio d’acqua, un laghetto che sembra messo lì dal tocco di una fata tanto è isolato e quasi fuori posto: è il lago di Lispida. Leggenda narra che, centinaia di anni or sono, il giovane conte Monticelli, afflitto da una incurabile malattia alle gambe, si trascinasse sulle sue sponde per porre fine alle sue sofferenze, ignaro però del fatto che quel laghetto fosse popolato da sirene e fauni. Proprio una splendida sirena gli si avvicinò, e sentita la sua triste storia lo cinse fra le braccia e stringendolo al petto lo immerse nel lago. Quando riemerse, il giovane conte era completamente guarito nel corpo ma non nel cuore, perduto ormai per la bellissima sirena scomparsa dopo averlo curato. Si può crederci o meno, ma in molti sono disposti a giurare che durante la notte di San Giovanni, il 23 giugno, le donne che siedano assieme al loro amato sulle sponde del lago di Lispida riescano a sentire il canto del conte e della sua Sirena, uniti per sempre sul fondo del lago.

Il brigante innamorato

fbSul Monte Cinto, salendovi da Cinto Euganeo, sono ben chiare le segnalazioni per il Buso dei Briganti, uno dei punti panoramici più suggestivi del sistema dei Colli Euganei. Non solo il panorama, però, ne definisce il fascino: come il nome stesso racconta, il Buso dei Briganti era nell’800 covo di ladroni e briganti di via, finché le autorità austriache non misero in atto una enorme retata catturandone e impiccandone ben 100 sulla piazza di Este. Il capobanda, però, scampò alla cattura, rifugiandosi con la sua amata proprio al Buso dei Briganti, e restandovi per tutta la vita. L’amore per la donna lo trasformò in un uomo buono e giusto, a cui la gente del luogo guardava con rispetto tanto da chiamarlo “Eremita” o persino “Santo”. Ancora oggi, quando la luna sorge sulle suggestive forme di trachite, è possibile vedere l’Eremita, a braccia conserte, svettare sulla sua vallata.

Rocca Pendice e la storia di Speronella

rocca pendiceEra il 23 giugno del 1165: Padova insorgeva contro l’autorità imperiale dell’imperatore Federico Barbarossa, ricacciando fuori delle mura la famiglia vassalla imperiale dei conti Pagani. Ma la rivolta non si arrestò, come avrebbe dovuto, alle porte della città: una folla inferocita si diresse verso Teolo, prendendo d’assedio ed espugnando il castello di Rocca Pendice. Era, quella fortezza inerpicata sul colle, ben più che un mero punto strategico: il conte Pagani vi aveva infatti rinchiuso Speronella, perla della casata Delesmanini, della quale il popolo cittadino non era disposto a sacrificare onore e libertà. Speronella venne liberata e la rocca distrutta, e ancora oggi, fra le poche mura diroccate rimaste, si può vedere stagliarsi contro il panorama mozzafiato che abbraccia dalla Laguna fino alle Alpi la sua sagoma, vapore notturno che da novecento anni fa la guardia a quel mastio in rovina.

Gli amanti perduti di Monselice

castello monselice
È una storia tragica, invece, quella che aleggia fra le mura del castello di Monselice sotto forma di due anime che si cercano nella notte: è la storia di Jacopino Da Carrara, imprigionato ingiustamente nelle segrete del castello per dodici anni, e della sua amata Giuditta, che pianse fuori dalle mura finché le grida del suo uomo non si affievolirono definitivamente. Le due anime si cercano ancora nelle notti di luna piena, ed è bello pensare che, vedendo due innamorati che si baciano nelle suggestive viuzze che videro consumarsi la loro tragedia, i due sfortunati amanti trovino un po' di sollievo.

La luna sopra la Specola

specola lunaTornando alla città, uno degli angoli più romantici e gradevoli è senza dubbio ai piedi della Specola, magari con la luna a picco sull'alta torre, ed è bellissimo, davanti a quella splendida torre medievale, indugiare in delicate effusioni seduti sul parapetto del ponticello che da piazza Delia conduce all'antico edificio. Un autentico angolo di paradiso, un posto che non mancherà di fare colpo nel cuore dell'amata o dell'amato... sempre che non ne conosca la storia! La Torlonga, così si chiamava infatti la Specola prima di divenire l'osservatorio astronomico cittadino, altro non era che la prigione del famigerato tiranno Ezzelino Da Romano, nelle segrete della quale egli chiudeva per sempre i suoi oppositori. C'è chi giura che, fra uno sciabordio e l'altro delle piccole onde alla convergenza dei due fiumi che la delimitano, ancora si sentano soffuse le grida dei condannati lì lasciati a morire.

Foto Flickr Creative Commons ph Gaston Gaiduk 
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