Pokémon Go a Venezia: cercavo un Pokémon e ho trovato un bàcaro (o il contrario, forse)

Non avrei mai pensato di dirlo, ma è proprio quello che è successo questa mattina: “Esco a caccia di Pokémon”. Silenzio. Qualcuno mi guarda storto, nonostante tutti sappiano, sotto sotto, che è appena stata rilasciata Pokémon Go, l’applicazione ispirata al famoso videogioco pubblicato da Nintendo che sta macinando milioni di download a ritmi mai visti. E’ Pokémon mania, insomma. Di nuovo.

Scendo in calle, ma non siamo tornati al 1996. Mi guardo in giro circospetto (perché mi vergogno, non poco) e nascondo l’iPhone lungo il fianco. In due minuti incontro una comitiva di giapponesi, tutti smartphone alla mano, ma l’app selezionata è Google Maps (ho controllato). Bene, forse Pikachu & Co. non sono ancora sbarcati in laguna con i mezzi pesanti. 

Non sono un esperto, chiaro, e si vede. Tra una fondamenta e un rio, ho già l’ansia da prestazione: dovrei catturare Pokémon e mi ritrovo a collezionare Pokéball saltando di Pokéstop in Pokéstop. In compenso scorgo, lapidi, capitelli, bassorilievi poco appariscenti - e dal non grande valore artistico - che mi segnala l’app. 
boresso Gli interni di Boresso
Cambio strategia - restringo l’area di ricerca a Santa Croce e San Polo - e mi affido a quello che conosco meglio: i bàcari. In effetti, camminando per Venezia, mi è già venuta fame. Quindi il primo pit stop lo faccio da Boresso. Paninetto alla porchetta di Ariccia e via. Mi affaccio sul Canal Grande (un Pokémon d’acqua ci sarà, no?), ma ancora niente. 

Metto in saccoccia un po’ di uova, qualche altra Pokéball, riscopro la casa nativa di Francesco Hayez e punto diretto verso Rialto, non prima di aver attivato l’aroma (virtuale) attira Pokémon. D’altra parte, dove potrebbero essere le nostre simpatiche creaturine se non vicino al ponte più famoso di Venezia?

alla ciurmaAlla Ciurma il bancone
Forse per pietà, per rompere il ghiaccio, si immola il povero Squirtle. Preso (non dirò che in realtà è semplicemente un test di prova a cui ti sottopone l’app). Bisogna festeggiare, comunque. E’ quasi l’ora di pranzo e non mi vergogno di giocare la carta gamberone avvolto nella pancetta Alla Ciurma. Con prosecchino. Cin cin.
skilla barl'aperitivo allo skillà
Ho i minuti contati. Mica per altro, ma Pokèmon Go si è ciucciata la batteria del mio telefono come nemmeno gli universitari durante l’happy our allo Skilla Bar a Santa Margerita seccano i loro spritz. 18%. Cerco aiuto, certo non chiedendo al primo che passa con lo smartphone in mano che sembra inebetito quanto me. Apro Safari. Cerco: “Pokémon Go Venezia”. Ovviamente c’è già una pagina Facebook aperta a segnalazioni su avvistamenti di presunti mostriciattoli tra calli e canali. 8%. 
Scopro che, in effetti, per il momento, Venezia sembra un po’ sguarnita. Tiro un sospiro di sollievo, ma continuo a sentirmi troppo vecchio per queste cose. Per fortuna, penso subito dopo.
1%. Mollo tutto e ritorno a un’attività più consona e tradizionale per un indigeno: aperitivo al Mercà. Nessuna realtà aumentata, questa volta. 
Di Pokémon Go ne riparleremo quando frotte di turisti adolescenti - più o meno cresciuti - rischieranno di scivolare in canale nel tentativo di collezionare i loro Pokémon Veneziani. 


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