BARocker competition 2017: di quando Hard Rock Cafè Venezia mi ha insegnato a riconoscere un ottimo mojito

Fare un briefing da Hard Rock Cafè Venezia è un'esperienza assurda. Ma d'altronde, BARocker Competition è un evento originale e fuori dal comune, come tutto ciò che riguarda Hard Rock.

Mi ritrovo - nella saletta superiore affollata di clienti circondati da hamburger, patatine e camerieri volteggianti - con Jacopo Romanelli, bar manager di Hard Rock e Michael Libanore, Musketeer Redbull. Al nostro tavolo, niente cibo. Piuttosto, tutto il necessario per assolvere il compito da giudici della BARocker Competition annuale: bibbia dei cocktail, penna, plico di questionari a punti.

barocker hard rock cafè venezia
Nemmeno il tempo di occupare le postazioni formali che mi ritrovo a un party di quelli dove Madonna – dietro di noi è appeso un suo cimelio – avrebbe sfoggiato il reggiseno a punta. Un vortice di applausi, flash, bicchieri scintillanti e bottiglie di superalcolici travolge la sala: la BARocker competition 2017 è ufficialmente iniziata. E si scoprono loro, i 6 barmen del Café veneziano pronti a contendersi il titolo di miglior bartender che aprirà le porte alla sfida con i barocker europei.

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Sharif Rahman, Giorgio Ponga, Massimo Ursi, Ioan Axente, Pietro Mortillaro e Manuel Rossetto affronteranno 3 prove spettacolari che hanno a che fare con precisione, tecnica e show. Hai presente quando il barman lancia la bottiglia in aria e la riprende al volo con la stessa agilità di un gatto che salta sui tetti? Si tratta di un flair e i barocker devono dimostrare di saperci fare con le acrobazie senza dimenticare di servire un cocktail impeccabile in poco tempo. Speed Round, Precision Round e Showmanship Round sono le fasi da superare a pieni voti per volare a Roma alla semifinale europea.

Mentre al bancone gli shaker prendono al volo fette di limone, le foglioline di menta si posizionano perfettamente sul bordo del bicchiere e una mano sola riesce a trattenere tre bottiglie contemporaneamente, mi chiedo cosa stia rendendo l'evento così speciale. La prima ipotesi è che ho già assaggiato parecchi cocktail e mi ritrovo irrimediabilmente ebbra (in realtà l'assaggio è centellinato e io sono più sobria del solito): la seconda mi spinge a credere che si tratti della location sognante (siamo a due passi da Rialto e da Piazza San Marco, affacciati su un fazzoletto di laguna dove riposano le gondole) e la terza fa leva sul mio ego: non sarà che nei panni dell'overall judge ci sto proprio bene?

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Ma la sfida giunge all'ultimo round, il più avvincente: i barocker, uno dopo l'altro, preparano due cocktail con la missione di coinvolgere il pubblico con flair, mosse e sorrisi alla "vale tutto". Ho sempre pensato all'esotico barista che mi fece il mojito al campeggio nel 2007 come al mago dei flair. Dopo aver applaudito incessantemente per tutto il round ho ufficialmente messo in pensione quell'idilliaca e fuorviante immagine di giovinezza per lasciare il posto a una certezza: i ragazzi sono formidabili e per quanto mi sforzi di essere severa, i miei punteggi sono alle stelle.

E forse è proprio questo a fare la differenza: non l'impeccabile sound, i flash impazziti delle fotocamere, l'eccitazione del pubblico e l'aver imparato a distinguere un ottimo mojito da un mojito semplicemente buono. A fare scintille ci pensano i barocker. Giovanissimi, entusiasti, emozionati e preparati sono loro la piena espressione dello spirito di Hard Rock dove la cura per i dettagli è maniacale, ma se il garnish scivola dal bicchiere bastano un occhiolino e una bottiglia rotante a sistemare le cose.

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Ogni considerazione finisce nel dimenticatoio quando è il momento di ritirarsi nel mondo della ragioneria per sommare i punteggi dei giudici. Jacopo Romanelli, il precision judge, digita una cifra dopo l'altra sulla calcolatrice con la stessa ostinazione con cui mi ritrovavo a fare le somme dei miei test ai tempi dell'università. Pochi minuti di attesa e il podio è deciso: il nome del vincitore transita dalle mani di Jacopo a quelle dello speaker su di un foglio di carta, come agli Emmy. Il nome è quello di Manuel Rossetto, artefice di un Hurricane e un Big Kablue –Na che mi ricorderò per molto tempo; sul podio, a seguire, Pietro Mortillaro e Ioan Axente. Fisicamente sopra ai tre ragazzi, gli altri barocker convogliati rapidamente in un metro quadrato e ansiosi di congratularsi con i colleghi.

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Io? Mi sono fermata a cena e ho salvato un cocktail praticamente intonso tra quelli dell'ultima sfida. Fare da overall judge ha i suoi benefit, primo fra tutti: aver imparato che per fare un ottimo mojito bisogna posizionare le foglioline di menta come non sarò mai in grado di fare. Manuel, ci pensi tu?

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Immagine di copertina e immagini nel testo di Hard Rock Cafè Venezia by Geme Omar De Lazzari
 

Hard Rock Cafe Venezia

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