Il Joy è pura gioia, da vivere ogni sera della settimana

Francesca Terzoni, la locandiera, ci conduce in un viaggio tra stand up comedy, musica e cultura

Il Joy non è solo un locale ma la “casa di tante cose”. Espressione molto vaga, penso prima dell’intervista. Arrivo al locale in incredibile anticipo, mi siedo e aspetto. Tanta gente, ragazzi della vicina biblioteca Valvassori-Peroni ma anche clienti abituali. Vitalità, ecco la prima sensazione che uno prova appena mette piede al Joy.

francesca terzoni joy milanoFrancesca Terzoni - 45 anni, romana di secondo nome e romana di origine e “ovviamente romanista” - da due anni gestisce il locale. Qui la programmazione è fittissima di eventi tra musica, stand up comedy, cinema, cultura e sport da vedere sul megaschermo. Eh, l’ho detto che è la “casa di tante cose”. Non perdo altro tempo, voglio capire cosa succede ogni sera.

Francesca, cosa facevi prima di diventare una “locandiera”?
“Abbiamo aperto il Joy due anni fa e avevo 43 anni, troppi per ricominciare da capo? Sono avvocato, specialista in diritto d’autore musicale, sono arrivata a Milano nel 2003 per lavorare in esclusiva per Universal Music. E poi... Dalla musica sulle carte alla musica dal vivo! Ed eccomi “locandiera”, per rubare le parole a Goldoni.

joy milano stand up comedyChe non sia un locale come tutti gli altri lo si capisce subito. E allora, qual è la particolarità del Joy?
“La particolarità del Joy è il non avere particolarità. O forse di averle tutte. La programmazione è variegatissima, ma cerca di coprire i desideri, le curiosità e i gusti a 360 gradi. Ci sono alcuni appuntamenti fissi: il lunedì comicità e stand up comedy, con la direzione artistica sapiente di Dado Tedeschi, martedì abbiamo accontentato chi ci chiedeva di cantare e via col karaoke, mercoledì Jam Session folk n’rock con Raffi Kholer che incanta con la sua tromba, giovedì i live, venerdì e sabato grandi eventi tra feste e concerti”.

Appuntamenti fissi, ma anche eventi “spot”?
“Ci sono appuntamenti una tantum come quello su Cuba, con i cocktail cubani per eccellenza Mojito, Cuba Libre e Daiquiri, i balli cubani Salsa, la Bachata, il Cha Cha Cha, l’aperitivo cubano di fagioli neri e bananito. Oppure la serata sulla malavita bonaria della Ligera, quando “Pelè” 93enne ha raccontato le loro storie cantando e suonando, con aperitivo rigorosamente milanese: meneghili, risotto con la luganega... Solo per fare due esempi tra tanti. Abbiamo persino fatto gli scacchi all’aperitivo! E poi le feste per raccogliere fondi per Emergency, oppure con Greenpeace per ricordare che la parola d’ordine è “sostenibile”. Nessuna particolarità o tutte particolari”.

joy milano esternoE un altro punto di forza?
“Il Joy è fatto di più spazi all’interno e all’aperto. Se in un’area c’è un evento, chi vuole sedersi a bere qualcosa e chiacchierare ha sempre un angolo più tranquillo. Com’è che si dice? Speakeasy?”

Mentre parliamo attacca a piovere, anzi si scatena un vero e proprio acquazzone. Basta spostare il tavolino nella parte coperta del dehors e la chiacchierata continua, mentre qualche cliente si prepara per il karaoke del martedì sera. D’accordo, non ci si annoia mai. Ma qui si beve anche bene, sia chiaro. E lo dico mentre ordino un altro drink, l’ora è pur sempre quella dell’aperitivo.

Attenzione ai distillati, cocktail di qualità ma non solo. Perché il Joy è “gioia di vivere”?
“Il Joy che avevamo in mente era una piccola “città della gioia”, una piazzetta nel cuore di Lambrate, un luogo bello lontano dalle auto e dai rumori dalla strada, racchiuso in una cornice che abbiamo riempito di gelsomini, lavanda e rosmarino selvatici. È uno spazio per passare il tempo e trovare sempre qualcosa di interessante, oppure, di giorno, per studiare perché siamo in un ambito universitario o lavorare”.

E poi si beve anche bene?
I cocktail sono superlativi. Abbiamo puntato su alcolici di qualità e di alta gamma. Base, il nostro bartender, può mescolare ingredienti ad opera d’arte, come uno stilista farebbe disegnando le sue creazioni. Ogni tanto gli chiedo “mi prepari qualcosa di buono”? E lui inventa sul momento. Chissà se si segna tutte le ricette! Secondo me no e confesso che mi dà un po’ di soddisfazione assaggiare una miscela che magari non ripeterà più”.

joy milano internoE’ difficile scegliere, se c’è abbondanza. Ma cosa del Joy ti piace di più?
“Che non ci sia un’insegna! Considera che il Joy, dalla strada, non si vede perché è nascosto nella corte interna di una biblioteca pubblica. Se ci vuoi venire, lo devi trovare. Ci hanno trovati. Ecco, mi piace che ci abbiano trovati perché significa che abbiamo lavorato nella direzione giusta. Ci siamo sempre dati una parola d’ordine: qualità”.

Prima di salutare, però, non posso esimermi dalla domanda di rito. Quali sono i progetti futuri?
“Una veranda, una specie di grande serra dove mettere divani e sentirsi in un salotto, in mezzo ai cuscini e alle piante. Abbiamo in questi giorni presentato il progetto al Municipio che è il proprietario dello spazio e che ha creduto in noi sostenendo la nostra attività... Lo dico in politichese? Attività socio-aggregativa-culturale. Pensa che ospitiamo persino un g.a.s., l’Alveare Joy come lo ha chiamato il mitico Mario Miglietta che lo coordina”.

Potrei continuare a parlare con Francesca ancora per ore. Il Joy è così, tutto quello che di interessante succede, accade qui. Ecco, adesso mentre torno a casa - eh no, non ha mica smesso di piovere - ho finalmente capito perché è la “casa di tante cose”.

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Joy Milano

Via Carlo Valvassori Peroni 56, Milano Milano (MI)

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