Mimmo Di Leone: «Trani è unica, ma c'è tanto da fare»

Pubblicato il 11 settembre 2021

Mimmo Di Leone: «Trani è unica, ma c'è tanto da fare»

Si parla di Trani Capitale del Gusto in Puglia: allora siamo andati a chiedere perché a un'istituzione della cucina “di famiglia” in città

Da qualche anno Trani si è imposta sulla scena enogastronomica pugliese come un'indiscussa Capitale. E non è merito solo dei due ristoranti stellati in città, ma perché molti chef arrivano e decidono di stabilirsi qui, di aprire nuovi locali e di mettersi alla prova in cucine storiche. C’è un’offerta variegata, accessibile a tutti. Ma come mai si è costruita proprio qui? Davanti a questo dubbio amletico abbiamo chiesto aiuto a Mimmo Di Leone, una vera e propria istituzione per tranesi e non. Con il suo Bistrot27 è stato tra i primi in città a impostare un locale solo sulla cucina terragna, con l'idea di portare in tavola ciò che amava mangiare lui stesso. Tra ciotoline di antipasti e un buon calice di vino, ci ha svelato la verità.

Mimmo Di Leone, cos'ha Trani di così speciale per essersi guadagnata questo titolo?
Trani è chiamata da sempre la perla dell'Adriatico: ha le caratteristiche per essere accogliente e offrire una vacanza più lunga del solito mordi e fuggi. Peccato per alcuni dettagli mai messi a fuoco da una politica poco concreta...

Per esempio?
Non è raro che qualche turista mi chieda dove poter alloggiare per avere un accesso vicino al mare. In quei casi mi trovo in forte difficoltà perché non c'è. Il turista non può alloggiare solo vicino al porto e andare a fare il bagno al braccio di Trani. Mancano accessi alle spiagge valorizzati con hotel di livello. Basti pensare che il nostro miglior lido, Matinelle, non ha accanto nessuna struttura alberghiera. E non solo...

Che altro?
Durante l'estate ho dovuto lasciare il locale alle 22.15 per accompagnare dei turisti rimasti senza ombrello, sotto la pioggia: cercavano un servizio taxi, ma in città non c’è, così come manca il noleggio auto. C'è da dire che, in città, i privati investono tanto per rendere fruibile la città, ma non c'è completezza nell'offerta di servizi pubblici. C'è tanto da lavorare per rendere Trani una vera città turistica.

Cosa può fare il turista che viene a Trani?
Le possibilità sono moltissime: c'è il turismo archeologico, quello gastronomico, il mare, che negli ultimi anni è molto migliorato... Ma la nostra città resta ancora legata a soste brevi, forse anche per colpa di noi autoctoni, poco coscienti dei nostri tesori. Resto incantato nell'osservare i viaggiatori mentre fotografano palazzi che per noi sono senza senso. Il loro stupore dovrebbe aiutarci a rivalutare ciò che abbiamo.

Dopo le restrizioni la gente è alla ricerca di un po’ di normalità e di intrattenimento: come ci si può divertire a tavola? Qual è la tua ricetta?
Stupire i turisti con pietanze sconosciute a loro, come le scocchiature, ovvero le cime di zucchine!

In molti lamentano un porto di Trani deserto, infarcito di offerte di ristorazione solo turistica. Come valorizzare il porto?
Attraverso investimenti importanti. Ne è un buon esempio l’apertura di Ognissanti. Il menu turistico a 15 euro attira una clientela che non aggiunge valore a Trani. Per farti capire cosa intendo, vado con la mente a quando, cinquant'anni fa, in città ospitavamo Patty Pravo: quella presenza, a cascata, portava in città gente di un certo livello. E poi ci sarebbe da mettere mano anche alla formazione di chi lavora in questo settore.

In che modo?
Basti pensare che tra gli addetti ai lavori, specialmente in sala, pochissimi parlano inglese!

Qual è la sfida più importante che la ristorazione tranese deve vincere?
La formazione: è sempre più difficile preparare le persone al lavoro di cucina e di sala. Ogni tanto mi siedo e guardo i ragazzi lavorare. Cambiare ottica mi aiuta a capire se il locale sta funzionando. Perché ormai lo sappiamo: non è solo quello che mangiamo, ma anche come siamo serviti e accolti, e questo può essere esteso anche alla dimensione macro, dell'intera città. Tornando all'inizio, secondo me abbiamo ancora tanto da fare.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Stefania Leo

Giornalista e appassionata di cibo, amo vedere e raccontare tutte le storie che si intrecciano in un piatto. Cucino, leggo e non mi fermo davanti a nessun ingrediente sconosciuto: è solo il punto di partenza per un nuovo viaggio gastronomico.

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