La filosofia gastronomica che da sempre guida il menù firmato Diavolicchio Goloso si basa su due concetti: semplicità e tradizione a km 0. In tavola, dunque, arrivano piatti che pescano dal passato strizzando l’occhio al futuro, ma senza mai perdere di vista l’imprescindibile legame con la tradizione. Tutto questo è possibile grazie alla ricerca di una materia prima locale, di assoluta qualità e freschezza, portata avanti dalla famiglia Chiarelli, da anni nell’olimpo dell’alta ristorazione. Una passione tramandatasi di generazione in generazione, la cui missione è quella di far assaporare agli ospiti tutta la bontà del nostro mare e della nostra terra.

La carta delle vivande, infatti, si basa su squisiti piatti a base di pesce locale rigorosamente abbinati alle verdure di stagione, in un gioco di sapori e consistenze più unico che raro. Papà Paolo lo pesca, mamma Simona lo cucina e la giovane Federica, da perfetta padrona di casa, accoglie gli ospiti e li accompagna durante il loro percorso alla scoperta di una cucina genuina, identitaria, diretta e autentica.

Il consiglio, naturalmente, è quello di partire con la degustazione della casa, che comprende una carrellata di antipasti memorabili ai quali si può abbinare anche una selezione di crudi. Lasciare carta bianca allo chef, infatti, è il miglior modo per conoscere veramente la cucina di un ristorante. Ma andiamo con ordine.

Prima portata: un filetto di sarago sfilettato e saltato in padella con delle cicorie di campagna, adagiato su una base di frisella imbevuta in un sughetto di gamberetti e servito con cicoria fritta, crema di pomodoro d’inverno, crumble di pomodoro secco e olive nere. Colori e sapori convolano felicemente a nozze e quello a cui assistiamo è a un matrimonio elegante, equilibrato, eccezionale.

Il secondo assaggio porta in tavola un tortino di ricciola che avvolge delle verdurine croccanti (zucchine, sedano e carote) profumate al mirto adagiate su una crema di patate e accompagnate da una chips croccante e pomodorini confit. Anche questo piatto è ottimo sia alla vista che al gusto. Si prosegue poi con un involtino di melanzane con pesce spada e scamorza affumicata, delle cozze gratinate e della alici servite con puntarelle dell’orto appena raccolte.

Il primo tra i primi non potevano che essere le fettucine con pesto di rucola, seppioline e gamberetti rossi di Gallipoli. La ricerca della materia prima, come dicevamo a km 0, anche qui viene portata avanti con cura maniacale; anche la pasta, infatti, viene fatta artigianalmente da un pastificio di Galatina che utilizza esclusivamente grano Senatore Cappelli. La rucola cresce abbondante nel campo della zia, mentre seppie e gamberetti arrivano in tavola appena pescati. Il tocco di classe che dona rara eleganza è uno schizzo di nero di seppia a chiusura del piatto, che lo rende un capolavoro non solo culinario, ma anche artistico.

Dopo questa punta di creatività, si torna alla tradizione. La scelta ricade su una ricetta semplicissima, ma al contempo insidiosa: la seppia arrostita servita su un letto di cicorie crude croccanti e tagliata a fettine: la morte sua. Piacevolissimo anche l’accostamento con delle olive disidratate e frullate e delle fave piccanti, che danno una marcia in più al piatto.

Lasciare uno spazio per il dessert è più che un consiglio, quasi un obbligo. Qui il merito va a Federica, appassionata di pasticceria, che si diletta nel preparare ricette golose, creative e ad alto tasso zuccherino. Dalla carta dei dolci la sfoglia fatta in casa con crema di cioccolato bianco e pistacchio, decorata con frutti di bosco e una spolverata di zucchero a velo, ma anche la doppia mousse di cioccolato e caffè con biscotto alla nocciola o il richiestissimo tiramisù del Diavolicchio, con croccanti scaglie di cioccolato all’interno.

Ma le sorprese non sono finite. Perché chi va al Diavolicchio Goloso deve sapere che qui si è trattati come dei re. Dall’inizio alla fine del pasto. A ogni ospite, infatti, viene offerto del formaggio di Torre Sant’Emiliano a pasta morbida, un mix di latte di mucca e pecora affinato nel mosto e nella sansa, accompagnato da fichi secchi. 
 
 

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