12 anni e non sentirli: il Tennent’s tra passato, presente e futuro raccontato da Marika

Pubblicato il: 22 novembre 2019

12 anni e non sentirli: il Tennent’s tra passato, presente e futuro raccontato da Marika

Immaginiamo per un attimo di avere davanti a noi il Tennent’s Grill fatto persona. Noi ci siamo fatti un’idea del suo identikit conoscendolo pian piano, negli anni, ma anche vivendolo attraverso le parole dei suoi quattro fondatori. Cosa ne è venuto fuori? L’immagine di un biker tutto d’un pezzo, di quelli che amano vivere la loro vita viaggiando in tutto il mondo, scoprendo posti nuovi e usanze sempre diverse da cui attingere spunti e ispirazioni per restare sempre al passo con i tempi.

Uno di quelli da casco integrale, occhiali da sole, giubbotto in pelle e capelli al vento e via, rigorosamente su una Harley Davidson, mentre nella sua testa si susseguono in loop i pezzi rock che hanno fatto storia.

Il Tennent’s è così perché lo vedi subito, traspare in ogni poro dell’arredamento in legno, in ogni bollicina di birra artigianale, in ogni singola scia di profumo d’arrosto che ti avvolge e ti accompagna durante le serate che trascorri lì.


D’altronde sono così anche Marika, Ugo, Marco e Danilo, i quattro soci che ben 12 anni fa decisero di dar vita a questo pub dall’accento british proprio all’ingresso di Lecce. Un locale di stampo nordeuropeo in una città del Sud Italia, nel capoluogo di un territorio chiamato Salento, ancora poco conosciuto o quasi ignorato dal turismo internazionale.

Insomma questa sfida, allora, suonava quasi come una follia. Ma questi quattro giovani amici hanno avuto coraggio da vendere, e a debita distanza da quel 22 novembre 2007 possiamo dire che ci hanno visto giusto.

Ma andiamo al sodo: a raccontarci come è andata - e come andrà nel prossimo futuro - sarà la first lady del Tennent’s, Marika Favatano.


In che cosa si è evoluto il Tennent’s in tutti questi anni e sotto quali aspetti ha invece mantenuto la sua identità originaria?
Nella professionalità, nella capacità di far sentire i clienti come a casa, nell’educazione e il rispetto per chi ci ha scelti e continua a sceglierci, siamo rimasti sempre gli stessi. Quello che invece ha visto cambiare il Tennent’s nel corso degli anni è la costante innovazione della struttura, studiata nel minimo dettaglio per offrire un servizio più confortevole, l’impiego di nuove tecnologie messe a disposizione del settore ristorativo e le novità inserite in un menu sempre più ampio che vuole rispondere alle esigenze di tutti. Non ci siamo mai risparmiati nel fare scelte di qualità che di solito caratterizzano i ristoranti di alto livello, piuttosto che i tipici pub.

Se il Tennent’s fosse una persona, quali aggettivi useremmo per descriverla?
Affidabile, perché c’è sempre e ti offre il meglio. È un punto di riferimento di cui sai di poterti fidare.
Alla mano, perché sa accoglierti e coccolarti facendoti sentire come in un abbraccio.
Metropolitano, perché per il suo stile e le sue caratteristiche potrebbe trovarsi in qualunque città d’Europa, anche nelle più grandi metropoli.


Il pub, nell’opinione pubblica, è un tipo di locale adatto a un pubblico giovane. In questo caso, invece, il Tennent’s è il posto perfetto per qualunque età. Come spieghi questa contraddizione?
La contraddizione, in realtà, è solo apparente: questa rappresenta l’idea che ci siamo fatti in Italia, ma il vero pub anglosassone, a cui ci ispiriamo da 12 anni, è vissuto come un punto di ritrovo in cui giovani, adulti, professionisti o famiglie si riuniscono dopo il lavoro e fino a tarda sera.


Il piatto e la birra che oggi sono i vostri cavalli di battaglia e che consiglieresti a un nuovo cliente?
Sulla birra non ho dubbi: il nostro incrollabile fiore all’occhiello è la Urbock 23 del marchio Eggenberg.
Per il piatto la scelta si fa più difficile, perché dipende molto dal gusto e dalle esigenze del singolo cliente. Quello che ti posso dire è una proposta che secondo me ha quel “quid” in più che non troverai altrove è lo stinco cotto a bassa temperatura. Ma ovviamente ci rappresenta in maniera importante, sin dalle origini, anche la galletteria (basti pensare al nostro logo), mentre come new entry del menu sta andando alla grande il pulled pork.


Ci sono casi, come il vostro, in cui i soci sono legati da rapporti di parentela e amicizia. Secondo te, questo affiatamento quanto e come ha influito sul modo in cui vivete il lavoro?
Sicuramente tantissimo. Al di là della familiarità o dell’amicizia pregressa, la sintonia tra i vari soci dice tutto. Nel nostro caso ci fidiamo totalmente l’uno dell’altro, e questo è fondamentale per affrontare le sfide che si incontrano negli anni. Abbiamo intrapreso questa strada insieme, siamo cresciuti insieme, ancora oggi ci confrontiamo e a volte scontriamo per proporre idee sempre nuove che possano migliorare l’esperienza del cliente.


Il personale, invece, che ruolo gioca nel successo di un locale?
Anche i collaboratori sono di primaria importanza perché rappresentano il locale agli occhi della clientela. I nostri ragazzi da questo punto di vista sono fantastici, e negli ultimi tempi hanno raggiunto un grado di indipendenza e proattività che ci rende davvero entusiasti del loro lavoro.

D’altro canto, è anche vero che il rapporto tra personale e clienti, nel nostro caso incentrato sul rispetto, sulla professionalità e sull’educazione, è a sua volta lo specchio del rapporto instaurato tra noi titolari e il personale stesso. Siamo tutti come una grande famiglia, ed è proprio questo il bello.


Proprio negli ultimi mesi avete introdotto nel vostro menu molte nuove pietanze e una serie di birre salentine. Come stanno cambiando nel tempo i gusti e le richieste della clientela?
Le persone oggi sono molto più informate, consapevoli, attente alla qualità e alla provenienza dei prodotti. Infatti hanno apprezzato molto la nostra scelta di mantenere nel menu piatti tipici del territorio, come ad esempio le bombette: siamo un locale di derivazione nordeuropea ma non dimentichiamo certo la nostra provenienza.


A volte, nella frenesia quotidiana, non ci rendiamo conto di quanta strada abbiamo già percorso quando iniziamo una nuova sfida, e 12 anni per un pub sono davvero un bel traguardo… Ripercorrendo con la mente la storia del locale, come descriveresti questa esperienza e come vedi il Tennent’s tra qualche anno?
Se ripenso a quanto fatto finora, provo grande soddisfazione. È vero, abbiamo vissuto intensamente ogni singolo giorno in tutti questi anni, però di tanto in tanto è necessario fermarsi e fare il punto della situazione per capire cosa abbiamo fatto e cosa possiamo ancora fare in ottica futura.

Il Tennent’s di domani sarà come quello di oggi, soltanto ancora più maturo e sempre al passo con i tempi. Proprio come ognuno di noi: con il tempo possiamo far evolvere qualche sfumatura del nostro aspetto o del nostro carattere, ma l’indole e lo spirito che ci contraddistinguono saranno sempre quelli.

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