Bollicine dal mondo dentro Forte Marghera
Pubblicato il 27 febbraio 2026
Per due giorni, il 7 e 8 marzo 2026, Forte Marghera diventa un po' vigna. Niente rievocazioni storiche o passeggiate sul prato, ma calici, banchi d’assaggio e accenti che arrivano da cinque continenti. Torna il Venezia Wine Festival, seconda edizione della fiera dedicata a Champagne e vini internazionali.
La formula è netta: un evento interamente concentrato su etichette estere, con una presenza dichiarata di produttori provenienti da Paesi come Francia, Spagna, Austria, Germania, Slovenia, Argentina, Cile, Stati Uniti e Australia. In totale cento espositori da 20 Paesi, tra bollicine, vini fermi e grandi etichette italiane inserite nel percorso.
Il punto di forza sta proprio nella specializzazione. In un panorama fieristico spesso frammentato, qui il focus è sui vini internazionali, con un’attenzione particolare allo Champagne. Non solo degustazioni libere: il programma prevede masterclass, incontri e degustazioni guidate, con interventi su tendenze, stili produttivi e sostenibilità in vigna.
Accanto ai calici, spazio anche alla proposta gastronomica. Artigiani del gusto e piccole realtà accompagneranno il pubblico negli abbinamenti tra vino e cucina, trasformando la visita in un percorso che alterna assaggi liquidi e solidi.
L’evento si rivolge a professionisti del settore - sommelier, buyer, operatori - ma anche a wine lover e curiosi. L’accesso avviene tramite diverse formule di wine card, con prevendite online. Sabato apertura dalle 11 alle 21, domenica dalle 10 alle 20.
Per un fine settimana, Forte Marghera diventa una piattaforma di scambio enologico, più fiera tecnica che festa popolare, con il mondo nel bicchiere e Mestre come punto di incontro. Perchè va benissimo l'eccellenza italiana, ma a volte dimentichiamo di guardre oltre il nostro naso.
Per iscrizioni e info vedi il sito ufficiale.
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Amo la musica alternativa e trovo che negli anni Ottanta tutto fosse più bello. E amo Venezia e le sue osterie. Forse quello che mi piacerebbe di più sarebbe frequentare quelle stesse osterie, ma negli anni Ottanta