Natale 2020 ancora più speciale: come ricreare una Christmas Dinner in stile British

Pubblicato il 24 dicembre 2020 alle 13:50

Natale 2020 ancora più speciale: come ricreare una Christmas Dinner in stile British

​Dal Christmas Stuffing turkey al Christmas pudding: da Cambridge Assessment English i consigli per un Menù di Natale in stile British

Quando si pensa al Natale vengono in mente i paesaggi freddi del nord, la neve, il ritrovarsi accanto ad un camino acceso, le lucine dell'albero di Natale, qualcosa di buono da mangiare e condividere con i propri cari...

Il Natale porta con sé tradizioni del tutto simili in tutti i Paesi del mondo (o almeno dell'emisfero boreale) con alcune eccezioni che vengono tramandate di generazione in generazione. Ma come verrà trascorso questo Natale tanto particolare? La pandemia da Coronavirus e le conseguenti restrizioni impediranno ovunque le grandi riunioni di famiglia per i tradizionali cenoni e pranzi. 

Cambridge Assessment English, che da oltre 80 anni opera nel nostro Paese come ente certificatore del livello di lingua inglese, propone una sfida: perché non trascorrere questo Natale tanto particolare rendendolo ancora più speciale? Perché non provare a ricreare anche qui, in Italia, una Christmas Dinner: la cena di Natale in stile British?

Ecco la guida per farlo: dal food all'allestimento della tavola alla colonna sonora... ecco la guida per farlo. 

La preparazione della tavola: dai side table ai Christmas crackers

Prima di tutto, la preparazione della tavola. Un ruolo fondamentale lo giocano i side table, presenti in ogni cena inglese: sono i tipici piattini guarniti con fettina di burro e pane.
Immancabili, sulla tavola natalizia, sono invece i Christmas cracker, tipici segnaposto a forma di caramella, solitamente di cartone, che nascondono al loro interno delle piccole sorprese. La caramella può essere aperta da soli o con tutta la famiglia.

In questo secondo caso, tradizione vuole che ci si metta in cerchio, prima di iniziare la cena, e invece di tenersi per mano, ci si lega al proprio vicino condividendo un’estremità della caramella. Questa vera e propria catena di parenti, al segnale stabilito, si prodiga per tirare le estremità delle sweeties cartonate che producono un piccolo scoppio, il crack che dà loro il nome. A quel punto, con un po’ di fortuna, ci si può ritrovare per le mani l’estremità più lunghe del Christmas cracker, quelle cioè che contengono le sorprese.  

Christmas Stuffing Turkey, piatto unico e “re” del Natale britannico

La tradizione natalizia anglosassone non prevede portate di antipasto o primi piatti ma l’attesa è tutta per il “re del Natale”, il Christmas Stuffing Turkey.   Accompagnato da patate al forno, cavoletti di Bruxelles (brussels sprouts), carotine e salse tipiche (immancabile quella di mirtilli), il tacchino è solitamente riempito con un mix di carne di maiale, pane, frutta secca e erbe aromatiche.

Piatto unico della tradizione anglosassone la scelta del tacchino per la cena di Natale corre indietro nel tempo, ed è datata al Sedicesimo secolo, ai tempi di Enrico VIII il quale viene appunto definito anche il primo re a mangiar tacchino a Natale.
L’inserimento nel menù natalizio del tacchino sostituì la carne di cinghiale, servita in epoca medievale, e l’anatra. Secondo il tabloid Daily Express, fu un commerciante e avventuriero dello Yorkshire, tal William Strickland, ad importare dalle americhe i primi sei esemplari di tacchino sul suolo britannico. Il piatto è servito quasi esclusivamente a Natale e Capodanno (qui, spesso con variante di castagne nel ripieno), e nel giorno del Ringraziamento, negli Stati Uniti.
In tutte le sue varianti, ogni ricetta che si rispetti, consiglia di far cuocere il tacchino a lungo. Bisognerà quindi attivarsi già dal mattino, e avere la pazienza di aspettare.

Le salse tipiche, i contorni e i pigs in blankets

Il Christmas Turkey occupa quasi la totalità del menu British di Natale, ma porta con sé tutta una serie di deliziosi accorgimenti, come salse, contorni  e piccole pietanze di accompagnamento. Per condire l’arrosto di tacchino, infatti, oltre alla già citata salsa di mirtilli, si possono trovare la Bread sauce (salsa di pangrattato, latte, panna e cipolle), la Gravy sauce (salsa con farina e brodo di tacchino) e la Pumpkin soup (salsa di zucca).

Come contorni, vengono generalmente serviti i cavoletti di Bruxelles,  le patate arrostite (roasted potatoes) e le carote, che vengono tagliate rigorosamente a striscioline e vanno fatte cuocere lungamente nel burro.

Fanno la loro comparsa anche i funghi selvatici, ma il piatto più particolare, in attesa del dolce, è rappresentato dai cosiddetti maialini sottocoperta: i pigs in blankets, ovvero le salsicce arrotolate nel bacon.

I dolcetti che arrivano dal Medioriente: i Mince Pies

Risalenti addirittura al Tredicesimo secolo, i Mince Pies sono tortini ripieni di tradizione mediorientale, importati in terra britannica dai crociati. Inizialmente farciti con shredded meat, carne tritata (per lo più di montone), e spezie tipiche della Terra Santa, i Mince Pies sono un’immancabile presenza natalizia, carica di simbolismo cristiano: equivalgono infatti ai doni dei re magi al messia appena nato.
I secoli hanno lasciato intatta questa usanza, ma il ripieno non vede più la presenza della carne, lasciando spazio a frutta secca, mele, uvette, frutta candita, spezie varie. Il tutto intriso di rum o brandy. I Mince Pies sono tradizione del Natale per l’intero mondo anglofono.

Piatto finale: Christmas Pudding, il dolce di Re Giorgio

Nel 1714 Re Giorgio I ripropone il Plum Pudding (budino a base di prugne) come dolce natalizio, dopo che questa portata aveva vissuto tante trasformazioni, abbinando ripieni di carne e frutta. Alle prugne, nel tempo, sono succedute mandorle e mele, noce moscata e burro dolce, per il Christmas Pudding così come è oggi noto.
Nelle sue mutazioni, il pudding di Natale ha però mantenuto un’usanza di buon augurio, risalente all’epoca di Edoardo II (XIV secolo): un fagiolo, un piccolo anello (o una moneta come si usa oggi), viene inserito nel dolce e il commensale che lo ritrova nella sua fettina avrà fortuna assicurata per tutto l’anno a venire.

Non mancano le varianti vegane del Christmas Pudding, che uniscono la tradizione British all’inclusione e alle nuove ricette contemporanee.

Il tocco finale: il discorso della regina e il Christmas Jumper

Per completare la tradizione natalizia inglese, Cambridge Assessment English ricorda di non perdere il discorso ufficiale della regina e di vestire un Christmas Jumper, il maglione strettamente a tema natalizio. 

Le più amate Christmas Songs in lingua inglese 

Le canzoni di Natale continuano ad accompagnarci anche in quest’anno diverso da tutti gli altri, regalando in questi tempi difficili un momento di leggerezza.
Si tratta di brani che per molti hanno hanno rappresentato, e rappresentano ancora, uno dei primi approcci all’inglese: un modo divertente per esercitare la lingua arricchendo il proprio vocabolario e, allo stesso tempo, scoprire le tradizioni natalizie della cultura anglosassone.
Dalle campanelle, la neve e l’agrifoglio fino all’albero di Natale, dall’arrivo di Santa Claus all’usanza del carolling: l’immaginario natalizio è tutto contenuto nelle parole di queste canzoni. 

I canti della tradizione

We Wish You a Merry Christmas
We Wish You a Merry Christmas è non solo una delle più celebri, ma anche una delle più antiche Christmas carols. Sembra che già nel 1500 facesse parte del repertorio dei caroller, cantori che si presentavano alla porta di ricchi signori per intonare canti natalizi in cambio di un’offerta o di una fetta del figgy pudding, il dolce della tradizione nominato nel testo della canzone, da cui discende l’attuale Christmas pudding.
Sebbene non si conosca l’origine esatta del canto, si può dedurre che il verso «And a happy new year» sia un’aggiunta posteriore al 1752: prima di allora, infatti, il primo giorno dell’anno in Inghilterra coincideva con il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione.
La grande popolarità del brano deriva dall’arrangiamento che ne fece, nel 1935, il compositore Arthur Warrell con il coro da lui diretto presso la University of Bristol.
 
The Twelve Days of Christmas
The Twelve Days of Christmas è un canto tradizionale di origine ignota, anche se presumibilmente francese, diffuso in area britannica e scandinava già a partire dal XVI secolo. Il testo del brano appartiene a una filastrocca popolare pubblicata nel 1780 nella raccolta per bambini Mirth Without Mischief, pensata per essere trasformata in un gioco di memoria i cui partecipanti, disposti in circolo, dovevano a turno recitarne un verso.
La canzone ha infatti una struttura cumulativa in cui il narratore elenca i doni che ha ricevuto durante i dodici giorni del Natale (dal 25 dicembre fino all’Epifania): ogni verso menziona i doni di quello precedente aggiungendone uno. L’interpretazione del testo non è univoca, e ha portato molti ad esprimersi sulla valenza simbolica dei doni citati.
 
Silent Night
Tradotto in oltre 300 lingue e dichiarato nel 2011 patrimonio culturale dall’Unesco, questo brano è la versione inglese del canto austriaco Stille Nacht, heilige Nacht (1818). I versi sono opera del sacerdote salisburghese Joseph Mohr, che li scrisse per infondere speranza nella popolazione afflitta dalle devastazioni delle guerre napoleoniche e dalla carestia.
Mohr ne affidò poi la messa in musica al maestro di scuola e organista Franz Xaver Gruber, affinché il brano potesse essere eseguito durante la messa della vigilia di Natale nella chiesa di San Nicola a Oberndorf.
Secondo quanto tramandato, l’arrangiamento originale prevedeva due voci soliste, un coro e una chitarra al posto del tradizionale organo, perché quello presente all’interno della chiesa era guasto, in quanto rosicchiato dai topi o – secondo una versione alternativa – danneggiato da un alluvione.
 
The First Nowell/The First Noel
Questa carol dedicata al primo Natale, quindi alla nascita di Gesù bambino, è probabilmente originaria della Cornovaglia e datata XVI-XVII secolo, o forse ancor più antica. Nowell è infatti un termine inglese della prima età moderna derivante dal francese noël.
La prima pubblicazione del brano risale al 1823, con un arrangiamento e un’integrazione al testo a opera dell’autore Davies Gilbert, già membro della Royal Society, di cui fu poi presidente. Sono numerosissime le versioni del brano incise negli anni da vari interpreti come Nat King Cole, Frank Sinatra, fino a Bob Dylan e Whitney Houston.
 
Jingle Bells
È un imprescindibile brano della colonna sonora natalizia, grazie al suo motivo accattivante che si imprime nella memoria al primo ascolto. Stando a una targa commemorativa affissa su un edificio di Medford (Massachusetts), la canzone è da attribuire a James Lord Pierpont, che la compose nel 1850 in una taverna della città, ispirandosi alle corse sulle slitte che si svolgevano agli inizi del 1800. Ecco spiegato motivo per cui era in origine intitolata One Horse Open Sleigh.
I campanellini tintinnanti, citati nel ritornello, sarebbero proprio quelli con cui venivano adornati i cavalli, il cui ritmo trottante caratterizza anche l’andamento della canzone.
Dapprima pensata per essere eseguita nel giorno del Ringraziamento, Jingle Bells divenne ben presto un simbolo delle festività natalizie, ispirando numerose cover, imitazioni e omaggi musicali, tra cui Jingle Bell Rock di Bobby Helms, del 1957, diventata un classico del Natale.
Jingle Bells ha acquisito perfino lo status di prima canzone trasmessa nello spazio, quando, nel 1965 fu intonata dagli astronauti Wally Schirra e Tom Stafford della Gemini 6.
 
Deck the Halls
Anche Deck the Halls è una tradizionale Christmas carol che ha raccolto elementi culturali dei diversi paesi dell’attuale Gran Bretagna: nasce dall’unione di un’antica melodia, appartenente al canto invernale gallese Nos Galan (“Vigilia di Capodanno”) del XVI secolo, con i versi scritti in lingua inglese, nel 1862, dal musicista scozzese Thomas Oliphant.
Il testo della canzone «deck the halls with boughs of holly» fa riferimento alla tradizione del decorare le stanze con l’agrifoglio. Il suo noto refrain fa la la la la si ipotizza possa risalire alle ballate medievali gallesi. Come gli altri antichi canti natalizi, anche Deck the Halls è stata negli anni riproposta da artisti di ogni genere musicale. 

I classici di Natale

Santa Claus Is Coming to Town
È un brano natalizio scritto dagli autori statunitensi Haven Gillespie e J. Fred Coots, che divenne una vera e propria hit dopo essere stato cantato per la prima volta, nel 1934, da Eddie Cantor, durante una trasmissione radiofonica.
Nelle ventiquattro ore successive alla performance dell’attore americano, la reazione all’ascolto del brano fu sensazionale: il bilancio parla infatti di 500.000 partiture ordinate e più di 30.000 copie vendute. Ad oggi si conta un totale di oltre 200 cover realizzate.
I versi della canzone narrano uno dei miti del Natale: l’arrivo di Santa Claus con i doni da portare casa per casa.
 
White Christmas
È una canzone di Irving Berlin del 1942, divenuta, nella versione cantata da Bing Crosby, il singolo più venduto in tutto il mondo con oltre 50 milioni di copie. La cifra supera i 100 milioni, secondo quanto riferisce il Guinness World Records, se si considerano anche le versioni degli altri interpreti.
Un enorme successo dovuto alla vena nostalgica e sognatrice che avvolge questa canzone dedicata all’intramontabile fascino del Natale innevato.
 
Let it snow! Let it snow! Let it snow!
Conosciuta semplicemente come Let it snow!, è un brano scritto dal paroliere Sammy Cahn e dal compositore Jule Styne nel 1945, interpretato in origine da Vaughn Monroe.
Nonostante il testo non faccia direttamente riferimento alle festività, la canzone ha assunto una connotazione natalizia nel Nord America per via della sua ambientazione invernale, e della consuetudine che la vede trasmessa alla radio durante le vacanze di Natale. Il brano si è imposto come uno dei più importanti classici natalizi del XX secolo.
Tra le prime cover incise spicca quella di Frank Sinatra.
 
Rocking around the Christmas Tree
Composta nel 1958 da Johnny Marks, la canzone è interpretata dalla teenager Brenda Lee. Si tratta di uno dei canti natalizi più amati, soprattutto per il suo andamento festoso e ritmato.
Il testo, oltre a omaggiare il ritornello di Deck the Halls, citandolo, evoca alcune delle maggiori tradizioni natalizie: dal bacio sotto al vischio al carolling.

Photo Credits: fornita

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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