Birra: la pandemia mette a rischio l'intera filiera

Pubblicato il: 21 novembre 2020

Birra: la pandemia mette a rischio l'intera filiera

Il prima e il dopo fotografato dall'Osservatorio Birra per un settore che ha perso 1,6 miliardi oltre a 21mila posti di lavoro in soli 6 mesi

Secondo uno studio di Althesys ripreso da Osservatorio Birra, nel 2020 le perdite del settore della birra ammontano a più di 1,6 miliardi di euro, oltre a 21mila posti di lavoro in soli 6 mesi. 

Il valore condiviso creato dalla birra in Italia nel 2019, fa sapere l'Osservatorio, ha sfiorato i 10 miliardi di euro, confermandosi filiera strategica della nostra economia per ricchezza e occupazione generate. Poi l'effetto devastante della pandemia. 

I dati, che fotografano l’andamento del settore nel 2019 e nei primi 6 mesi del 2020 evidenziando un “prima” e un “dopo” Covid-19, sono stati diffusi dall’Osservatorio Birra con la presentazione del 4° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys. Per calcolare il valore condiviso, lo studio ha analizzato tutte le fasi della filiera della birra (approvvigionamento materie prime, produzione, logistica, distribuzione e vendita), considerando gli effetti diretti (valore aggiunto, contribuzione fiscale, occupazione, ecc.) delle attività dell’industria birraria italiana, quelli indiretti e indotti, le ricadute degli investimenti pubblici.

Una filiera strategica

"Oggi possiamo dire, a posteriori, - afferma l'Osservatorio - che la “primavera della birra” era diventata una vera e propria estate."
Infatti le perdite per la filiera sono ingenti, per un settore strategico per il Paese. Si conta, infatti, che nel 2019 abbia generato quasi 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro) di valore condiviso, dando lavoro a 108 mila famiglie (+18% rispetto al 2017) e versando contributi allo stato per 4,5 miliardi di euro (+8% in 3 anni).

Prima del Covid-19: una settore in crescita da 10 anni 

Sempre secondo l'Osservatorio, la filiera legata alla birra era arrivata a fine 2019 forte di una crescita durata praticamente 10 anni: +35% dal 2009 (17,2 milioni di ettolitri), con il 36,1% dei consumi concentrati nell’Ho.Re.Ca. e una quota, addirittura, del 63% del valore condiviso che fa capo a bar, hotel, ristoranti e pizzerie, in virtù di un notevole valore aggiunto.

"Nel 2019- afferma l'Osservatorio - il valore condiviso creato dall’industria della birra in Italia ha sfiorato i 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro, +3% rispetto al 2019). A cosa corrispondono 10 miliardi? Parliamo di un mezzo punto percentuale (0,53%) del nostro PIL, del 21% del valore del recovery fund per il biennio 2021-2022 e del 72% del valore alla produzione del settore delle bevande alcoliche."

Secondo quanto afferma L'osservatorio: "La birra non ha portato ricchezza solo a chi la produce, anzi, ne hanno beneficiato soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera… e lo Stato. Distribuzione e vendita hanno fatto la parte del leone (7.388 milioni di euro), mentre la primavera della birra ha portato un buon contributo alle casse dello Stato: 4.552 milioni di euro tra Iva, imposte e contributi sul reddito e sul lavoro, con una crescita del +8% rispetto a 3 anni prima. Ha permesso anche di distribuire 2.698 milioni di euro di salari e di dare lavoro, lungo la filiera, a 108.338 famiglie (con un valore di 31,4 occupati per ogni addetto alla produzione), registrando un aumento del +18% nella capacità di dare occupazione rispetto al 2017."

Il Covid-19 ha cambiato tutto 

Con l’arrivo del virus è cambiato tutto: da marzo a giugno 2020 la produzione ha subito una battuta d’arresto del -22%, con picchi, tra marzo e maggio, del -30%, e una timida ripresa a luglio (+8%) e agosto (+2%). Di riflesso, anche il valore condiviso è crollato, nel primo semestre 2020, del -22,7% (circa 900 milioni di euro) rispetto al primo semestre 2019 e del -34,2% rispetto al potenziale stimato (quasi 1,6 miliardi di euro), visto che i primi due mesi dell’anno seguivano il trend positivo degli ultimi anni, registrando un aumento della produzione del +7 e del +12%.

La perdita di quasi 1,6 miliardi di euro (1.564) va a penalizzare soprattutto distribuzione e logistica, con l’Ho.Re.Ca. che da sola perde 1.373,9 milioni di euro. Il che significa anche 21.016 posti di lavoro persi lungo la filiera.

In questi mesi difficili  non è però venuta meno la voglia di birra degli italiani, che è stata la bevanda più consumata nel lockdown e nei mesi estivi, come rilevato dallo studio di Osservatorio Birra “La birra specchio della socialità dal pre al post Covid-19”.

E i produttori di birra, con un importante sforzo logistico, hanno messo in sicurezza i dipendenti per mantenere “accesi” i birrifici e garantire alla GDO regolare fornitura di prodotto ma il sostanziale blocco del canale Ho.Re.Ca. non è stato compensato dalle vendite del canale moderno.

La conferma arriva da Wietse Mutters, Amministratore Delegato di HEINEKEN Italia, azienda presente nel nostro Paese dal 1974, dove ha portato ricchezza e occupazione puntando sulla valorizzazione di birre locali che hanno una tradizione e un posto speciale nel cuore delle persone. La birra è stata colpita alla crisi proprio nel suo momento di massima espansione. La situazione è preoccupante e parte dal fuori casa, dove le prospettive sono incerte e migliaia di operatori sono in crisi, ma tutta la filiera ne risente a monte passando dall’industria fino ad arrivare all’agricoltura. "Per guardare al futuro con più fiducia - afferma l'Osservatorio - sosteniamo le richieste al Governo di AssoBirra perché il settore torni trainante per la ripresa del Paese.”

La proposta per la ripresa

Ed è così che, nonostante tutto, il comparto non vuole rinunciare a proporsi come possibile motore della ripresa del fuori casa, di cui la birra, in virtù della sua ampia marginalità, è un elemento chiave. Si chiede allo Stato di ripensare la fiscalità, riducendo accise ed Iva e permettere così quegli investimenti per un possibile rilancio.

Photo Credits: Osservatorio Birra - fornita (comunicato) 
 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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