Il 25 gennaio comincia (in teoria...) la settimana più fredda dell’anno. Ma chi ha la fortuna di abitare nel meraviglioso entroterra lagunare, fra le provincie di Venezia e Treviso, avrà ampi motivi per scaldarsi a dovere. A Quarto d’Altino, infatti, riparte con un’inaugurazione in grande stile l’avventura del Madly, con una nuova gestione che, ça va sans dire, io ho avuto il piacere di scoprire in anteprima.
E la parola "piacere" non è impiegata a caso, perché basta lasciare l’auto nell’ampio parcheggio, muovendo pochi passi verso l’entrata, per avvertire subito un’immediata, eccitante sensazione di rinnovamento. Un feeling che parte dalla gradevole visione del logo Madly, rinfrescato ma riconoscibilissimo, ed esplode già quando si varca l’ingresso, bello rivisitato al pari di un po’ tutto l’interno del ristorante.
Ristorante che, ricordo ai distratti, è sempre dotato pure di un gran bel giardino estivo, immerso nel verde, e tangente alla Greenway del Sile, frequentata per l’intera primavera-estate da cicloturisti e cicloamatori veneti, trentini, austriaci e tedeschi.

Lasciamo però adesso la forma e abbracciamo la sostanza (perché di sostanza ce n’è parecchia, signori). Aperitivo, cena e dopocena: le tre stelle polari della vecchia gestione restano quelle… Solo che oggi vengono esaltate con un occhio ben più deciso su qualità e tradizione.
Si punta dritto, al 100%, sulla ristorazione, insomma. Niente più eventi, niente concertini e concertoni, salvo qualche (eccezionale) esibizione live di puro accompagnamento alla cena. Oggi, infatti, il Madly è abbastanza maturo per concentrare ogni risorsa sul food e sul beverage: sull’impagabile esperienza del convivio, cioè, quella che si vive seduti attorno a un tavolo o adagiati al trespolo di un bancone.
Il nuovo corso del Madly chiama aperitivi tête-à-tête con l’amica o l’amico giusti, racconta gustose cene a base di cucina veneta di carne, invita a dopocena lounge di classe superiore.

Forti di una drink lista molto, molto interessante (come di rado si sia visto a Quarto d’Altino), gli aperitivi partono anzitutto da cocktail americani a base di bitter e vermouth: all’insegna, cioè, di quelle tante diverse nuance che valorizzano la nota amarotica oggi sempre più presente nei premium drink.
Io che però, da uomo orgogliosamente D.O.C.G. come mi ritengo, prediligo un bel calice di vino vino, al Madly partirei con un raffinato Trentodoc Pas Dosé di Endrizzi, o con un afrodisiaco Franciacorta di Miolo.
La carta dei vini, infatti, annovera 6 bollicine, 12 bianchi (ideali anche in abbinamento ai piatti vegetariani e vegani) e 17 rossi (dove a farla da padrona è la Valpolicella, mio personale terroir del cuore). E’ una wine list non certo immensa, ma selezionata chirurgicamente per incontrare ogni palato e sposarsi alla proposta culinaria del ristorante, anch’essa – oggi più che mai – incentrata sulla qualità anziché sulla quantità.

Da sempre punto di riferimento per la buona cucina di terra, oggi il Madly vola incontro ai sapori del territorio e alla scuola di carne nostrana in modo ancor più manifesto. Grande novità rispetto al passato è l’inserimento dei primi piatti, che annoverano pietanze della tradizione come la pasta e fagioli col Radicchio Tardivo di Treviso, e grandi classici rivisitati quali le tagliatelle al ragù d’anitra con carciofi spadellati.
Parola d’ordine del nuovo menù è “stagione”, non solo negli inediti primi ma anche, come sempre, negli antipasti e nei secondi.
Come entrée, per esempio, ecco un delizioso, generoso taglieri a base di salumi e formaggi locali, che può tuttavia benissimo lasciar il passo alla mitica gallina in saor, servita in straccetti.
 
Ma bando alle ciance, che voglio parlare del pezzo forte, il “cuore” del Madly 2020... la santissima trinità del manzo: tartare (declinata vuoi all’italiana, vuoi alla francese), tagliata e filetto, il cui pregevole impiattamento anticipa all’occhio ciò che un attimo dopo verrà raccontato a gusto olfatto.
Quarto e meno tradizionale, ma altrettanto valido, il “brisket”, la punta di petto di manzo cotta a bassa temperatura: ha un sapore deciso, intenso, speziato… Ma è talmente morbido che puoi tagliarlo e degustarlo con il cucchiaio.
 
Come accennavo sopra, c’è gloria anche per i vegetariani: col formaggio cotto a crosta fiorita, ricoperto di spezie e miele, per esempio, una delizia invero irresistibile anche per il palato più onnivoro di questo mondo.
E che dire delle polpettine di ceci fritte, accompagnate da maionese vegan al curry e carciofi brasati? La prelibatezza di terra forse più amata al mondo, nella cucina vegana. Quelle che all’estero si chiamano “falafel”, ma che il nuovo Madly preferisce definire all’italiana, quasi a voler evidenziare, anche in simili piccoli dettagli, l’ancor più forte attenzione al territorio che lo caratterizzerà da oggi in poi.

Last but not least, i dessert fatti in casa. Dal canto mio non posso non assaggiare l’immancabile, intramontabile tiramisù, servito al bicchiere, una sempre più apprezzata modalità di gustare quello che è il dolce italiano più amato nel mondo… E, per quanto mi riguarda, il dolce al cucchiaio più buono del pianeta, punto.
Preferite però qualcosa di più fresco, leggero, e magari vegano? E allora vai di panna cotta vegan con coulis ai lamponi. Da abbinare, in base al tuo progetto di serata, ad un confortevole Moscato d’Asti o ad un afrodisiaco Missionary Dawnfall.
Ora però basta con gli spoiler: il nuovo Madly 2020, la grande novità nella ristorazione a Quarto d’Altino, si scopre, si assaggia e si degusta dal 25 gennaio in poi. Buon divertimento e buona (ri)scoperta!

  • CENA BLOGGER

scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Madly

    Via Roma 70, Quarto D'Altino (VE)

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