Testaccio è viva e lotta assieme a noi. Marcello Morini ci racconta il nuovo Charro Cafè The Voice

Pubblicato il 18 agosto 2020

Testaccio è viva e lotta assieme a noi. Marcello Morini ci racconta il nuovo Charro Cafè The Voice

C’è chi è nasce per condurre una vita anonima e chi invece per lasciare il segno.

Come Marcello Morini. Stiamo parlando di una persona che non passa inosservato: musicista da sempre, ha cantato e suonato in centinaia di locali tra Roma e Ostia e non ha mai smesso di mettersi in gioco. Dal piano bar al karaoke, dagli eventi ai ristorantini sulla spiaggia. Marcello è uno che si rimbocca le maniche e tira fuori il meglio di sé in ogni contesto.

Dopo anni di successi e di soddisfazioni, arriva la sfida più grande: riportare il Charro Cafè alla gloria di un tempo quando Testaccio era il fulcro della movida. 

Non sarà facile, perché le restrizioni del Covid non impediscono una grande socialità, ma i numeri sono dalla parte di Marcello: grande esperienza a livello musicale, locale in posizione strategica e un mondo, quello dei karaoke, che ha bisogno di ritrovare la propria dimensione in un locale ben preciso. E noi non abbiamo dubbi che sarà il Charro Cafè.

Da dove è nata la scelta di prendere in gestione il Charro Cafè?

La scelta di rilevare il Charro è arrivata un po’ per caso. Volevo prendere un nuovo locale a Roma dopo l’esperienza di The Voice, il risto-pub che avevo aperto a Vitinia e che faceva karaoke, canto, eventi live e musica dal vivo. Un locale che appartiene alla storia di Roma e che mi ha regalato tante soddisfazioni perché era sempre al completo. Nel mentre avevo anche un altro locale a Ostia ed ero riuscito a crearmi una bella clientela. I miei clienti di Ostia venivano in massa anche al The Voice, che nel frattempo era diventato un punto di riferimento anche per i romani che amavano il canto e il karaoke in generale.

Io cercavo un locale dove fare musica dal vivo e karaoke, i gestori cercavano una persona che come loro avesse voglia di puntare forte sulla musica. Al The Voice avevo creato un palco con in pianoforte e con la chitarra, tu venivi e potevi suonare e cantare nello stesso momento. Adesso il mio obiettivo è ricreare la stessa cosa a Roma: per questo motivo ho rinominato il locale Charro Cafè The Voice: in settimana organizzo il mio karaoke, mentre venerdì e sabato (Covid permettendo) cercherò di ripartire con il ballo.

Quindi sei tu che hai scelto il Charro Cafè o i proprietari che hanno scelto te?

Entrambi. I proprietari del Charro cercavano un ristoratore con la passione per la musica e hanno trovato in me una persona qualificata su cui contare: la mia esperienza nel campo e il successo con The Voice infatti li hanno convinti a scegliere me per cercare di far tornare il Charro Cafè ai fasti del passato. Animazione, canto, musica dal vivo, eventi, balli, ristorazione. Sono queste le mie armi per risalire la china. Ci credo perché le potenzialità ci sono, il locale è importante, il posto è strategico e la paella è uno spettacolo. Siamo nel cuore del quartiere Testaccio, il tempo di assestarci dopo il lockdown e torneremo in auge.

Che idea di locale hai in mente?

Non voglio rivoluzionare il Charro Cafè, perché ha sempre avuto successo con la sua anima fortemente messicana. A livello di eventi invece vorrei dare il mio apporto con eventi musicali e karaoke. L’obiettivo è riportare un po' di movida in quartiere che adesso, complice l'ascesa di zone come San Lorenzo o Pigneto, ha perso qualche colpo. Qualche anno fa Testaccio era era sempre pieno, dall'aperitivo fino a tarda notte. Qui ci si divertiva davvero, non come adesso che stanno seduti in 8 allo stesso tavolo a guardare il cellulare. Charro Cafè era vita, spensieratezza, divertimento, condivisione. Ed è così che immagino il mio locale in futuro.

Quanto è complicato ripartire con la musica nei locali dopo il lockdown?

Non è facile per niente. Io che faccio musica da sempre ho pagato le conseguenze in prima persona. La musica per me è socialità, abbracci, contatto fisico. Adesso quel mondo non esiste più (almeno per il momento) e dobbiamo mettere in campo tutte le regole del distanziamento sociale. Qualcosa è cambiato insomma, ma sono fiducioso che le cose tornino presto alla normalità. Perché l’uomo è un animale sociale, il suo destino è stare a contatto.

Raccontaci qualcosa della tua vita. Tu nasci musicista, non ristoratore.

Esatto. Io sono musicista, cantante, pianista, insegnante di canto. Amo la musica in tutte le sue forme e ho iniziato prestissimo. Quando avevo vent’anni avevo i miei gruppo e facevo le cover dei grandi gruppo rock anni Novanta come i Guns’n Roses o i Queen. Ho iniziato a suonare al Miramare, uno dei locali storici di Ostia.

La musica era la mia ragione di vita. Facevo matrimoni, feste private, eventi in generale. Poi mi sono lanciato nel piano bar. E ci sono rimasto per quasi trent’anni. Avevo un repertorio di più di mille canzoni, non era il classico piano bar che si trova oggi nei locali. Ho suonato in tantissimi locali e ho sempre cercato di adeguare la musica al contesto: al Café de Paris in Via Veneto naturalmente non portavo la stessa scaletta dei ristorantini sul lungomare di Ostia.

Ascoltando la radio, mi era venuta anche l’idea di inventarmi una serata con i messaggini: prima di suonare la canzone, facevo la dedica che mi era stata consegnata su un foglio di carta. C’era una interazione diversa rispetto al classico piano bar.

A un certo punto della mia carriera poi mi sono accorto che dovevo cambiare rotta: il piano bar non andava più di moda, non c’era più lavoro. Sono passato da avere l’agenda piena a non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Quindi ho deviato il tiro e mi sono lanciato sulle sale di ballo: negli anni Novanta andava forte la disco music e i balli di gruppo. Per dieci anni ho fatto parte di questo mondo, poi mi sono dovuto reinventare di nuovo e mi sono buttato sul karaoke.

Parlaci del tuo karaoke. Cosa significa per te far cantare le persone?

Ci tengo a precisare che il mio karaoke non è fatto di improvvisazione e di persone che cantano solo perché hanno bevuto un bicchiere in più. Certo, io lascio spazio a tutti e se c’è da buttare tutto in caciara, non mi tiro mai indietro. La mia idea di karaoke però si rifà a qualcosa di professionale che dista anni luce dal karaoke popolare e spartano che è passato per anni in tv con Fiorello.

Un karaoke con una strumentazione complessa (in passato ho pagato un solo microfono anche 500 mila lire) che ha consentito a persone di tutte le età di mettersi in gioco e di partecipare a una vera e propria esibizione canora.

Tanti miei colleghi vedono il karaoke come un’attività poco professionale, ma io ho sempre cercato di farlo in modo impeccabile sfruttando la tecnologia e la miglior strumentazione possibile. Per me il karaoke non è un microfono con cassa, è un modo di esprimersi, è un’affermazione della propria libertà di esserci e di cantare.

Un karaoke per appassionati del canto, insomma.

Sì, ma non solo. Capita spesso che in mezzo ad aspiranti cantanti ci siano gruppi di ragazzi che si dilettano con Vita Spericolata o Piccolo Grande Amore. Cantare è qualcosa di viscerale che si lega all’anima delle persone, ognuno canta quello che si sente di cantare. Io ho sempre puntato sullo spettacolo, sulle performance canore, sul divertimento inteso come esibizione musicale o momento di ballo e aggregazione sociale. Quando ho aperto il The Voice a Vitinia mi sono riconnesso alle mie origini. Nel simbolo del locale infatti c’era Freddy Mercury con un microfono in mano.

Come sei diventato giudice di All Toghether Now?

Bella domanda. La Endemol era alla ricerca di locali dove reclutare cantanti e hanno visto cosa accadeva al The Voice perché ero molto attivo sui social. Mi hanno contattato per fare i casting nel mio locale anche perché ero in possesso di una strumentazione professionale che garantiva una qualità audio notevole. Poi mi hanno chiesto di partecipare come giudici ai casting per All Toghether Now nel mio locale e ho accettato molto volentieri.

In seguito si è concretizzata la possibilità di partecipare alla trasmissione come giudice del muro (previo provino) e non mi sono tirato indietro. Ho superato le selezioni e sono diventato giudice. Dovrebbe ripartire anche quest’anno, sarei lieto di poter essere ancora tra i giudici. Lì ho avuto anche la possibilità di conoscere J-Ax, non solo un grande artista ma anche un grande uomo.

Immagini gentilmente concesse da Marcello Morini 

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Angelo Dino Surano

Giornalista, addetto stampa, web copywriter, social media manager e sognatore dal 1983. Una vita intera dedicata alla parola e alle sue innumerevoli sfaccettature.

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