Tre cicheti e un calice di vino da H2 NO per (ri)scoprire Venezia. Ci stai?

Pubblicato il: 17 ottobre 2018

Tre cicheti e un calice di vino da H2 NO per (ri)scoprire Venezia. Ci stai?

Venezia non mi è mai sembrata così bella come giovedì scorso. Perché mi sono concessa un aperitivo prima di pranzo e perché l'ho fatto nel posto giusto. Come l'ho capito? Ci sono volute una mezz'ora, una domanda scomoda e la risposta migliore che potessi mai ricevere. Ma prima, voglio farti respirare l'aria di Campo San Silvestro e dell'osteria che lo riempie di vita ogni giorno: H2 NO.

L'atmosfera da H2 NO è quasi quella del club underground, anche se dopo aver adocchiato il banco dei cicheti e la lavagna dei vini capisci subito di essere capitato in un'osteria Veneziana di rara autenticità.


Sono seduta all'esterno, vista Campo San Silvestro, uno dei miei preferiti a Venezia, e Mariangela parla con la band che suonerà il sabato sera al locale. Mi incuriosisco immediatamente: quante sorprese riserva questa piccola osteria appartata ma con tantissima voglia di vivere, comunicare e coinvolgere? Il colpo di scena è già dietro l'angolo, ma io ancora non lo so.

Entrando dalla porticina di H2 NO si respira una bella boccata di venezianità: due lavagne di vini al calice propongono etichette provenienti da tutta Italia, ma con un occhio di riguardo al nord-est e una vetrina ricolma di cicheti che l'oste Davide prepara al momento con ingredienti freschi, acquistati personalmente al mercato e da fornitori di fiducia, in isola.


È mezzogiorno e c'è chi ordina il caffè, per una breve sosta prima di tornare a casa e depositare la spesa, ma anche chi decide che è il momento dell'ombra di vino con il cicheto. Un'atmosfera lenta, rilassata e giocosa pervade il locale, ma io non posso fare a meno di notare i dettagli che fanno di H2 NO una delle osterie che fa (ri)vivere il bello di Venezia senza scadere nei cliché.

Sto parlando dell'angolo book crossing dove si scambiano libri gratuitamente, delle birre artigianali scelte da Davide in abbinamento ai piatti stagionali, dei tramezzini speciali "a francobollo", dello schermo dove si trasmette la Champions League, della mostra temporanea di quadri ma soprattutto del carattere degli osti Davide e Mariangela, due persone semplici e allo stesso tempo fuori dal comune.


Decido su due piedi che le vibrazioni sono quelle giuste e mi lancio nella richiesta che avrebbe fatto impallidire qualsiasi oste "very veneziano": i cicheti vegani. Senza carne, senza pesce, senza uova, senza formaggio. Interminabili attimi mi separano dalla risposta schietta e serena degli osti:"Nessun problema, teniamo in dispensa seitan e tofu e le verdure fresche del giorno sono sempre disponibili".


Così ritorno ad affacciarmi in Campo San Silvestro felice, di poter mettere qualcosa sotto i denti, e con tanta voglia di curiosare ancora un po' in questa osteria moderna capace di rivisitare i grandi classici con grazia e passione. I veneziani la adorano - si capisce dal via vai di clienti fissi con spiccato accento locale - e anche i turisti la premiamo per la location tipica ma non scontata e il menù, frutto di un nobile compromesso tra la radici gastronomiche di Venezia e la fantasia di Davide, attento alle esigenze di tutti.

Come dare dignità al cicheto veneziano senza i suoi ingredienti principi? La critica feroce è dietro l'angolo, lo so. Eppure Mariangela recapita al mio tavolo un tris da favola: tofu con marmellata di pomodori verdi e di pere, seitan con le verdure appena fatte. In più un calice di vino perfetto per sgrassare la bocca e riprendere la giornata con sprint. Perché i veri osti trasformano una richiesta particolare in un successo, ma soprattutto sanno accontentare i clienti senza perdere in identità e credibilità. Tradotto: un tris di cicheti così, ve lo sognate, anche se non rinuncereste alla carne per niente al mondo.


Davide termina di imbandire la vetrina delle meraviglie e io ne approfitto per ficcanasare: voglio sapere qual è il segreto di questa osteria moderna eppure incredibilmente veneziana. In realtà, scopro che non c'è nessun segreto, solo un vero entusiasmo per il lavoro, per gli ingredienti, per la città di Venezia. Eppure, scavando un po' più a fondo comprendo che Davide mette davvero molto di sé in H2 NO. È vanesio? È protagonista? Niente affatto, lavora nelle retrovie ma è capace di coltivare le sue passioni e di trasmetterle ai clienti: così la passione per il calcio si trasforma nelle serate Champions con menù di hamburger e bruschette dedicato, e quella per la birra si riversa nelle birre artigianali a rotazione, spillate ad arte. Per non parlare delle serate di degustazione dove si incontrano vino e bollito, bollicine e pesce crudo.


Come ho capito che era il posto giusto quel giovedì pomeriggio? H2 NO non è solamente un'osteria moderna, è un'esperienza passionale da vivere d'un fiato. E lo si capisce nel modo più semplice: affidandosi all'oste, come Venezia comanda.

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scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

IN QUESTO ARTICOLO
  • H2 NO

    San Polo 30125, Venezia (VE)

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