Pesce, vino, idee e comfort frontemare: il mio pranzo al Terrazza Sorriso di Jesolo

Pubblicato il 2 settembre 2020

Pesce, vino, idee e comfort frontemare: il mio pranzo al Terrazza Sorriso di Jesolo

L’alta qualità a Jesolo non è solo una possibilità, o un’opportunità: è un dovere. Questa mission serpeggia profumata tra le sale del Terrazza Sorriso, il ristorante frontemare oggi più apprezzato di tutta la city beach. Ma attenzione: ho detto il più “apprezzato”, non il più “frequentato”. Sì, perché il livello di cucina, cantina e ambiente induce, inevitabilmente, a una sacrosanta autoselezione della clientela, che sceglie di accomodarsi fra le comode poltrone in vimini o gli eleganti gazebo del Sorriso solamente quando chieda una “certa cosa” al suo pranzo balneare o alla sua cena vista-mare. E quella cosa si chiama, appunto, qualità.
Sono stato a pranzo qui, per lasciarmi coccolare un po’ dal suo nuovo chef, che ha lasciato il ristorante di uno dei migliori resort dell’Alto Adriatico per prendere le redini di un altro locale ormai d’eccellenza: il Terrazza Sorriso.

 
Dopo essermi rifatto gli occhi ammirando bellezza ed eleganza del personale, che riflettono piacevolmente sia la bravura dello stesso, sia lo stile della scenografia circostante, mi siedo al mio tavolo color grigio beton: leggero tocco di modernità industrial in un ristorante dalle note, per il resto, profondamente estive. Qui, mi arriva il fresco benvenuto ittico della cucina, accompagnato alla bolla d’ordinanza. Dove con “ordinanza” faccio per dire, visto che parliamo di un Trentodoc Montfort, 48 mesi sui lieviti, servito ad impeccabile temperatura.

 
Sono affamato, perciò questo delicato assaggio dura ben poco. Anche perché sta già uscendo dalla cambusa la mia selezione di crudo del giorno: pancia mia, fatti capanna! Scampi irlandesi, gamberi rossi di sicilia, sashimi di branzino, sashimi di Lotregano (una vera chicca: questo è il periodo ideale per il Lotregano, perché dalle foci risale il fiume perdendo così la sua tipica fangosità)… E poi triplice tartare di branzino, di  tonno, di salmone. Ciliegina sulla torta l’Ostrica “Sei lune” della famiglia Fine Claire di Bretagna. Un’ostrica molto pregiata, che si si chiama “Sei Lune" perché viene allevata in Bretagna settentrionale. Qui, infatti, quando si trova all’ultimo stadio, viene portata in un altro allevamento ed affinata per sei mesi: sei giri di luna, appunto, lì dove le correnti sono più fredde, presso le foci dei fiumi bretoni
Diciamo la verità: ogni ristorante di pesce che si rispetti, oggi, si fregia di una interessante proposta alla voce “crudo di mare”. Pochi però possono vantare una ricchezza, una presentazione, un equilibrio tra sapori e colori profondo come quello che ti servono al Terrazza Sorriso: non a caso inserito dalla bibbia The Fork tra i 15 migliori ristoranti frontemare d’Italia, nel 2020.

 
Conclusa la scorpacciata di crudo, arriva il turno di una spettacolare, purissima e peraltro assai recente invenzione dello chef Fabio Bello. “Come se fosse una pizza”: sopra una base tondeggiante ricreata impiattando una passata di pomodoro cuore di bue, e poi generosamente ricoperta di burrata fresca, ad accendere il tutto ecco del tonno rosso cotto in olio cottura, con della cipolla rossa di Tropea sbriciolata sopra. Infine qualche cappero, qualche condimento a piacere, a seconda dell’ispirazione del momento… Et voilà! Quest’opera gastronomica con l’appeal estetico di un dipinto astratt,o e un gusto prezioso che insegue l’umami, è servita. Una pietanza che apprezzo con calma, trattenendo fra lingua e palato ogni boccone: “perché sennò finisce subbbito” (citando una mitica pubblicità anni ’90).
Tanto, a tenermi compagnia c’è anche il secondo calice scelto in abbinamento: un Metodo Classico veronese, forte di un perlage assai delicato, idoneo quindi a lasciare il centro del palco a sapore e profumo di “Come se fosse una pizza”.


Chiudo il mio pranzo con qualcosa di caldo, ma rigorosamente ittico: perché diciamo la verità, la tendenza anni 2000 di sminuire il pesce cotto rispetto al crudo ha ormai il retrogusto di una noiosa deriva, neanche più tanto modaiola. Crudo e cotto, invero, possono benissimo convivere alla pari, anche sulla più pregiata delle tavole. A ricordarmelo, giunge un trancetto di ricciola leggermente panato e cotto al forno con aglio, olio e peperoncino, servito su letto di gazpacho di  pomdoro, con emulsione di latte di cocco e fagiolini edamame. Un autentico bijoux che m’inonda le narici di profumo ancor prima di lasciarsi ammirare, innescando una salivazione atavica e costringendomi a divorare famelico la mia ricciola croccante. Degna conclusione di un pranzo frontemare ché Gordon Ramsey può accompagnare solo.
Per il dessert ripasserò senz'altro una sera a cena, viste le tentazioni inserite in lista dolci: una voglia che a 'sto giro mi tengo dentro, va', per rispetto della mia già stentata prova costume.
Ma nel frattempo, ragazzi, che meraviglia, mamma mia. La Jesolo del futuro è già qui, al Terrazza Sorriso.

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scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

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