Il mestiere del dj è anticipare quello che verrà: intervista a Maurizio Macrì

Pubblicato il 8 maggio 2021

Il mestiere del dj è anticipare quello che verrà: intervista a Maurizio Macrì

Un artista che ha fatto della passione per la musica il trampolino di lancio per la sua carriera: ha due case piene di dischi, un negozio di dischi, ma soprattutto è uno dei dj italiani più famosi. A partire dagli anni 90 in poi ha lavorato nei locali più importanti del Salento, della Puglia ed è stato ospitato in molti locali d'Italia e del mondo.

Ci ha raccontato molte cose, compresa la musica che vorrebbe mettere quando finalmente tornerà in consolle, e la sua non è una risposta scontata.

Ciao, partiamo subito sul pezzo: abbiamo appena letto la notizia che il vinile ha sorpassato nelle vendite il cd, tu che ne pensi?
Per fortuna!

Quando hai inizaito a suonare, ti ricordi qual è stato il primo disco che hai messo sul piatto?
Mio padre era appassionato di musica, penso che fosse uno dei dischi che avevo in casa.Però conservo un ricordo chiaro dei primi tre dischi che comprai con la mia paghetta, quella con cui gli altri uscivano il weekend, erano tre 45 giri: Sugar Hill Gang - The rappers delight, il primo disco hip hop, Video killed the radio star di The Buggles, e Get Down on It della Kool & the Gang.

Sono dischi che ancora oggi ti chiedono?
Considera che al momento non sono stati ristampati e quindi bisogna prendere le edizioni originali, io da qualche parte ce li ho ancora, penso di avere due case piene di dischi.

E i dischi della tua serata di debutto?
In verità non me lo ricordo. L'unica cosa che mi viene in mente è questa: la mia prima prova generale fu all'Underground di Maglie, dove un mio amico mi aveva invitato a suonare, e da lì fui assunto. Se non sbaglio in quel periodo usavo Ehi You della Rock Steady Crew... e giocavo con quel disco. 

Di che anni stiamo parlando?
Direi circa 35 anni fa.

I 40 anni di carriera li hai già compiuti?
Mi viene più facile guardare in avanti che indietro...


Noi ci ricordiamo di te e delle tue serate al Country club, al Casabalanca (le più belle, mettevi un sacco di acid jazz) e al Nike di Otranto
Al Country Club fu la prima volta che usavo i famosissimi Technics sl 1002, dei giradischi d'avanguardia.

Continuiamo con le news: abbiamo letto che il Country Club dovrebbe ritornare. Tu, dalla consolle, hai sempre avuto un punto di vista privilegiato sulla gente che balla. Come è cambiato il mondo della musica e dei locali?
Il rituale fisico del ballo è sempre quello. Un tempo però era tutto più essenziale: non esisteva animazione, ballerine, privé, forse nemmeno i tavoli. Andavi al club per buttarti in pista a ballare. Nella visione attuale il club è diventato intrattenimento a 360 gradi.
Il dj però vede sempre quel rituale magico dell'energia che parte dalla musica e arriva al pubblico. In questo senso non vedo differenze, il clubbing è ancora quella cosa lì.

A proposito di musca e dj, c'è ancora chi chiede: "Metti questo?"
C'è sempre stato e credo ci sia ancora. Nei miei primi anni di carriera capitava anche il cliente ricco, che spendeva un sacco di soldi in bevute e chiedeva. Ricordo quado al Malè venne come ospite per tutta l'estate Jerry Scotti, la prima sera che arrivò io feci una selezione molto bella, con musica raffinata, lui apprezzò e mi diede 50 mila lire di mancia.
Un'altra volta suonai al Twiga a Montecarlo, venne uno con accento arabo chiedendomi di mettere il suo cd, proponendomi 100 euro... ovviamente non accettai.

E l'estate scorsa che estate è stata?
Molto strana: da una parte c'era la voglia di divertirsi e di esorcizzare la paura, ma si alternavano momenti di euforia a momenti in cui si percepiva che la gente non risuciva a lasciarsi andare. Inoltre la capienza dei locali era ridotta, non ci si poteva abbracciare e io sono molto fisico nei miei dj set.

E l'estate che verrà come te la immagini?
Spero innanzi tutto che si possa tornare a far musica, ma non ho un'idea precisa, mi sto chiedendo anche io come sarà quando si riaprirà. Da una parte vorrei che si risolvesse il problema sanitario in modo da poter tornare a divertirci davvero, dall'altro vorrei che potessimo riaprire subito perché il nostro settore è stato uno dei più colpiti.
Ieri sentivo alla tv dell'Ilva di Taranto, penso che sia una situazione simile, il dilemma è sempre "tuteliamo il lavoro o la salute?" Ed è un dilemma che non ha soluzione, perché la gente deve lavorare, anche se, se fosse per me, l'Ilva la abbatterei domani.


Per questa estate c'è qualcuno che ti ha già chiamato?
Sì, ma al momento non c'è nessuno che prende decisioni, si fa un minimo di programmazione ma non si riesce a far di più. 

Qual è il brano che rimetterai quando i locali riapriranno?
Un dj non si ricoconsce mai da un brano.  Ma ho una sensazione sulla serata di ripartenza: vorrei che rappresentasse la globalità del mio mondo, con tutto quello che mi caratterizza, senza generi, con il nuovo e il classico insieme. Una serata in cui riuscire a trasmettere le sensazioni artistiche che mi girano dentro. Ricordiamoci che per due anni le persone non hanno ballato, quindi per forza dovrò avere una propensione alla novità, in fondo anticipare quello che sarà è il mestiere dei dj.

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