La realizzazione di un obiettivo passa per l'impegno: parola di Christian

Pubblicato il 23 agosto 2021

La realizzazione di un obiettivo passa per l'impegno: parola di Christian

Ho fatto due chiacchiere con Christian Rossato, un giovanissimo trentenne che dopo molto studio e molta gavetta in locali e ristoranti di livello del Veneto, come l’Harry’s Bar o il Danieli a Venezia, ha finalmente raggiunto il suo sogno: aprire un ristorante tutto suo. Ovviamente ci tiene a precisare che “non è finita qui, i sogni in cantiere sono molti, anche se ora non li voglio dire a voce alta che poi magari non si avverano!”
 
Gli studi, la gavetta in molti posti prestigiosi, diverse stagioni a Jesolo tra turni estenuanti e tanta passione, ed ora qui in un locale tutto tuo: come ti senti?

(Ride) Beh, come vuoi che mi senta. Diciamo che mi sento molto bene. Sono felice ma certo non è stato semplice arrivare qui e non lo è restarci. È un lavoro molto impegnativo quello del ristoratore, non ci si può improvvisare e non si può inventare nulla. Bisogna aver ben saldi sempre gli obiettivi: io li ho sempre avuti. Sai, ho sempre voluto arrivare a questo traguardo, fin da quando mi sono iscritto a scuola infatti avevo in mente di aprire un mio posto, con un menù scelto da me, con prodotti che mi cercavo in autonomia. Tutto ciò che ho fatto fino ad ora è stato funzionale per arrivare a questo traguardo molto importante. È un lavoro impegnativo, che richiede una competenza altissima in moltissimi aspetti, nonché un capitale iniziale che non è certo facile avere. Ma sono qui, e sono felice e prontissimo a far bene.
 
Beh, la tenacia certo non ti manca, anche perché aprire in piena pandemia non è stato semplice immagino…

No non è stato semplice per niente. Però a noi la pandemia ha quasi favorito in un certo senso. È proprio grazie alla pandemia che questo locale è stato messo in vendita ad un prezzo competitivo che mi ha permesso così di acquistarlo realizzando il mio sogno. Era un posto che si prestava benissimo per ciò che avevo in mente, sai qui prima c’era un ristorante di cucina brasiliana e il camino spingeva già tantissimo. Ecco perché abbiamo scelto di mantenerlo e sfruttarlo per proporre ai nostri clienti, oltre ai piatti del menù, anche carne e pesce alla brace. Abbiamo cercato di sfruttare tutto ciò che avevamo: sia in termini di competenze che di materiale, e il risultato è questo posto che racchiude tutto quello che siamo, quello che sono.
 
Insomma, tutta la tua energia la metti nel menù: ce lo racconti?

È un menù che tiene conto moltissimo delle nostre tradizioni e della stagionalità. Ci piace variare spesso, provare, tentare, cambiare. Ci piace che ogni volta il cliente arrivi qui e abbia la sensazione che sia come la prima volta. Sai io per formazione sono sempre stato portato a improvvisare: i miei professori mi mandavano in cella frigorifera, lo ricordo come fosse ieri, e in base a quello che c’era e a quello che trovavo, dovevo assemblare un piatto. Ecco, questa è una cosa che mi piace ancora tanto fare, è così che è uscito un piatto che sta andando fortissimo e che ho pensato io: paccheri alla crema di scampi, tartare di gamberi rossi, uova di lompo e limone. Ecco, c’è un po’ di immaginazione e anche un po’ di piatti legati al territorio come un bigolo al sugo d’anatra, o l’immancabile carne che qui è quasi a km 0: usiamo infatti una scottona con frollatura di 30/60 giorni di una azienda di Arre.
 
Quindi un attenta scelta a 360 gradi per ogni ingrediente che proponete, e la carta vini invece?

Anche quella è stata studiata con attenzione e dedizione, anzi, siamo in continuo studio e ricerca di nuove cantine e nuovi prodotti di nicchia. Vorremmo proporre sempre più qualcosa del nostro territorio che tanto ha da offrire, soprattutto qualche vino naturale o biodinamico. Oltre ai “classici” Ca del Bosco e Ferrari infatti, teniamo un Cabernet di Fiò delle Vigne un Lugana di Ottella o un Soave biologico di Coffele. Per non parlare delle birre poi, tutte di produzione artigianale come la Curtense o la Follina.

Le Bontà Nascoste si prende una pausa. Sono in ferie dal 23 agosto e riaprono il 3 settembre

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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