Le caffetterie specialty basteranno mai ai milanesi?
Pubblicato il 7 settembre 2026
Fino a pochi anni fa, bere un caffè in Italia si traduceva sempre nello stesso, rapido rituale: entrare al bar, ordinare un espresso, berlo in pochi minuti e ripartire. Poi sono arrivati i frappuccino e gli caffè lunghi, lunghissimi, decorati, arricchiti e super zuccherati da passeggio, sulla scia di Starbucks &co. Ma la vera rivoluzione è stata più silenziosa, più sofisticata e più tenace, visto che piano piano si è riuscita a imporre tra i veri intenditori. Parliamo dei flat white, i V60, i cold brew, i chicchi monorigine, le torrefazioni a vista e i baristi che raccontano provenienza, lavorazione e profilo aromatico quasi come si farebbe con una bottiglia di vino. All'inizio sembrava un linguaggio per pochi appassionati. Oggi non più. La guida internazionale European Coffee Trip conta attualmente 26 indirizzi specialty nella sola Milano e, soprattutto, continuano ad aprirne di nuovi.
Specialty non significa semplicemente “caffè più costoso” e neppure necessariamente caffè filtrato servito in una grande tazza. Al centro ci sono selezione della materia prima, caratteristiche sensoriali, origine, lavorazione, tostatura ed estrazione. La stessa Specialty Coffee Association oggi valuta il caffè attraverso un sistema più articolato che considera aspetti fisici e sensoriali ma anche informazioni legate, per esempio, a provenienza, tracciabilità e processo produttivo.
A Milano, però, attorno a quella tazzina è successo qualcosa in più: lo specialty è diventato un nuovo modello di locale. Non più soltanto il bar dove passare prima dell'ufficio, ma uno spazio nel quale fermarsi. Si beve un caffè, certo, ma si mangia anche un cinnamon roll, si apre il computer, si fa brunch, si compra un pacco di chicchi, si incontra qualcuno. E spesso si torna, anche senza essere esperti di estrazioni o fermentazioni.
L'ultimo, almeno in ordine di annuncio, è arrivato il 1° settembre 2026 a pochi passi dall'Arco della Pace. Si chiama Molà Specialty Coffee ed è il progetto di due studenti turchi, Yasmine Bora ed Etkim Salkaya, che hanno scelto Milano per dare forma al loro primo progetto legato al mondo del caffè. Qui la posizione non è soltanto una questione di indirizzo. La vicinanza con Parco Sempione entra infatti nell’identità stessa del locale, pensato anche per intercettare chi il parco lo vive ogni giorno: una passeggiata, una pausa sull’erba, un incontro tra amici o un picnic improvvisato. Il caffè diventa così qualcosa da bere al bancone ma anche da portare fuori. Ed è forse proprio questo l’aspetto interessante di Molà: l'idea di costruire attorno alla tazza un’identità riconoscibile e, soprattutto, un motivo per tornare.
Molà prova a farlo partendo dal quartiere, trasformando la caffetteria in una sorta di estensione naturale del parco. Un approccio che racconta bene quanto, nel giro di pochi anni, lo specialty a Milano sia passato dall’essere una curiosità per appassionati a un vero e proprio nuovo rito urbano.
Piazza Sempione, 6

In questo senso uno degli indirizzi che hanno fatto scuola è certamente Orsonero. Quando Brent Jopson e Giulia Gasperini aprirono nel 2016 in via Broggi, portarono a Milano un'impostazione allora decisamente meno familiare di oggi: ambiente essenziale, carta concentrata sul caffè e grande attenzione alle singole origini e ai diversi metodi di preparazione. Gambero Rosso li indica tra gli apripista della scena specialty milanese.
Dieci anni dopo Orsonero non è scomparso sotto il peso delle nuove aperture, anzi. Nel 2026 ha aggiunto un nuovo spazio in via Paolo Lomazzo 20, tra Sarpi e Sempione, nato insieme all'agenzia creativa Superhumans e pensato anche per lavoro, incontri ed eventi. Il caffè entra così fisicamente dentro un luogo di contaminazione creativa, raccontando bene quanto il format si sia allontanato dal semplice concetto di bar.
Via Giuseppe Broggi, 15
Via Lomazzo, 20
Tel. 353 478 9474

Cafezal dimostra invece che lo specialty può crescere e moltiplicarsi senza necessariamente perdere la propria identità. Nato come progetto di torrefazione e caffetteria, oggi conta a Milano indirizzi in viale Premuda, via Solferino, corso Magenta, via San Gregorio e all'interno di BiM Bicocca. Cinque punti molto diversi per zona e pubblico, accomunati da una proposta che va dall'espresso ai metodi filtro e da un lavoro diretto sul caffè tostato dal brand.
È forse il passaggio più interessante dell'intero fenomeno: ciò che fino a non molto tempo fa sembrava destinato a una clientela quasi tecnica riesce oggi a intercettare anche chi, molto semplicemente, vuole bere un buon cappuccino in un posto piacevole.
Coffee Hub — Viale Premuda, 14
Tel. 02 3657 9282
Via Solferino, 27
Tel. 02 6269 5506
Corso Magenta, 96
Tel. 02 4951 9174
Via San Gregorio, 29A
Tel. 02 365 17489
Viale Piero e Alberto Pirelli, 10
Tel. 02 2406777

Poi c'è un altro pezzo fondamentale di questa storia: la pasticceria.
Perché se esiste una fotografia ricorrente della nuova colazione milanese, accanto alla tazza compare quasi sempre qualcosa di sfogliato, glassato, arrotolato o ripieno.
Tra i locali che meglio hanno costruito questo sodalizio c'è Loste Café, fondato da Stefano Ferraro e Lorenzo Cioli, entrambi con esperienze nella ristorazione internazionale e al Noma di Copenhagen. Qui specialty coffee e lievitati hanno avuto fin dall'inizio lo stesso peso: croissant, bun al cardamomo, cinnamon roll e creazioni che cambiano frequentemente hanno contribuito a farne uno degli indirizzi più riconoscibili della città.
Oggi Loste è presente in via Guicciardini, via Varesina e via Pirelli, segno che anche la caffetteria contemporanea può uscire dal piccolo locale indipendente e diventare un progetto più ampio senza trasformarsi necessariamente in una catena anonima e commerciale.
Via Francesco Guicciardini, 3
Tel. 02 45375475
Via Varesina, 204
Tel. 02 82763525
Via Giovanni Battista Pirelli, 35

La parola “community” compare sempre più spesso quando si parla di questi locali, e Nowhere l'aveva inserita addirittura nella sua prima identità, quando si presentava come Nowhere – Coffee & Community. Il progetto ha puntato fin dall'inizio sul caffè specialty e sulla microtorrefazione, affiancandoli a bakery, cucina e una forte identità visiva. Oggi il coffee shop è in via Vetere, mentre in via Caminadella resta anche la bakery. È un dettaglio meno secondario di quanto sembri. Le nuove caffetterie non competono soltanto sulla bontà dell'espresso: costruiscono appartenenza. Hanno una propria estetica, un pubblico riconoscibile, prodotti che finiscono sui social e una quotidianità che porta a frequentarle esattamente come un tempo si frequentava “il proprio bar”. Cambia il linguaggio, non necessariamente il bisogno.
Coffee Shop — Via Vetere, 14
Bakery — Via Caminadella, 15
Tel. +39 351 948 8252

Dietro Fatum Café, altra recentissima apertura, ci sono i fratelli di origini marocchine Hamid e Hayeta Azzab, insieme a Frances Anne Alvarez. La loro caffetteria parte dallo specialty coffee e lo intreccia con le radici marocchine dei fondatori e una sensibilità internazionale, tra caffè monorigine, lievitati e una proposta brunch che guarda al Medio Oriente. Ed è probabilmente una delle direzioni più interessanti della nuova Milano del caffè. Non la sostituzione dell'espresso italiano con un modello importato da Copenhagen, Melbourne o Londra, ma la possibilità che la caffetteria diventi un terreno sul quale culture diverse si incontrano. Del resto Milano è ormai una città nella quale si beve espresso, caffè filtro, matcha e caffè arabo nello spazio di pochi isolati.
Via Andrea Solari, 6
La domanda allora rimane: basteranno mai ai milanesi?
Probabilmente non è ancora una questione di quantità. È una questione di identità.
Il rischio, semmai, arriva quando la formula diventa troppo facile da riconoscere: pareti neutre, legno chiaro, macchina da espresso importante, flat white, matcha, cinnamon roll e laptop aperti sui tavoli. A quel punto la rivoluzione rischia di trasformarsi in uniforme.
Gli indirizzi che hanno funzionato meglio finora sono proprio quelli che hanno aggiunto qualcosa: Orsonero ha portato cultura del caffè quando ancora era poco diffusa; Cafezal ha dimostrato che quel linguaggio poteva raggiungere un pubblico più largo; Loste gli ha affiancato una pasticceria capace di diventare destinazione; Nowhere ha costruito una comunità; Fatum gli ha dato una lettura culturale differente.
Molà arriva adesso, guardando verso Parco Sempione e provando a conquistarsi il proprio pezzo di quotidianità milanese.
Perché forse la vera trasformazione non è che Milano abbia rinunciato al suo espresso bevuto velocemente al banco. È che, accanto a quei due minuti, oggi vuole avere anche la possibilità di dedicarne venti a un caffè.
Tutte le foto sono state tratte dalle pagine IG e FB dei locali citati. In copertina: Cafezal Specialty Coffee Roasters.
scritto da:
Sono nata per stare fuori: nei locali, tra i tavoli e dentro le nuove aperture che promettono di cambiarmi la vita (o almeno la cena). Lavoro nella comunicazione food & lifestyle e passo le giornate a scoprire ristoranti, parlare con chef e trasformare atmosfere in storie — sostenendo che è tutto “per lavoro”. Amo i posti con un’identità forte, i dettagli che fanno davvero la differenza e ho sviluppato una particolare abilità nel capire un locale già dall’odore della sala. Su 2night racconto Milano così come la vivo: un tour social-alcol-gastronomico perenne da cui, fortunatamente, non ho nessuna intenzione di uscire.