Giulio racconta la sua Cocaeta (e perché la lentezza artigiana è un valore sacro)

Pubblicato il: 21 dicembre 2019

Giulio racconta la sua Cocaeta (e perché la lentezza artigiana è un valore sacro)

Alla Cocaeta splende sempre il sole. Non letteralmente - l'acqua alta si è imbattuta anche su di lei, con poca pietà - ma questo minuscolo angolo veneziano di delicatessen sembra non soffrire mai nessuna intemperia, né meteorologica né dell'animo. 

Ho chiesto a Giulio perché la sua creperia artigiana, nata quasi per caso, sia meta di veneziani e turisti da tutto il mondo alla ricerca di crêpe farcite ma soprattutto di felicità. E non si tratta solo della gratifica che regala il buon cibo, c'è dell'altro. Siamo andati molto vicini a svelare la risposta ma la verità è che qualcosa ci sfugge. Forse perché le vere magie non hanno trucchi da svelare. 


Ciao Giulio, come si è ripresa la cocaeta dalla recente sciagura veneziana?

La Cocaeta non è mai affondata. Ho rallentato un po' per pulire e sistemare ma per fortuna non ho subìto grossi danni. Anzi, posso dire di aver lavorato molto, non sai come sono stato felice di ricevere tante persone che hanno sfidato l'acqua alta solo per venire qui alla Cocaeta. Avere i clienti che bussano alla porta quando il negozio è quasi sott'acqua è speciale, ho avuto una risposta positiva da tutti.

Te lo chiedo subito. Quale pensi sia il segreto del successo della Cocaceta? In fondo quasi tutti i turisti che visitano Venezia ricercano il cibo tipico, invece hai tanti avventori da tutto il mondo… 

Ti dico la verità, me lo sono chiesto tanto anche io e continuo a chiedermelo. La mia certezza è che faccio tutto con cura, attenzione e passione. 

Anche con una una certa lentezza, e lo dico in maniera positiva... secondo te è un valore da riscoprire anche nella vita?

Sono sempre stato "lento" perché sono accurato. All'inizio vivevo la cosa con un po' di ansia adesso invece mi sono convinto che sia un valore aggiunto. Alle persone non piacciono solo le mie crêpe, sono interessati a come lavoro e osservano il processo di creazione della loro crêpe. Prima di aprire Cocaeta, la lentezza era un problema, sul lavoro, invece ora non lo è assolutamente. Una bella iniezione di autostima. Penso che, in generale, la tendenza sia quella di rallentare e che siano in tanti a fare più attenzione a quello che mangiano e alla qualità della vita.


Qualche novità dal fronte crepes?

Le creazioni più particolari crescono e ricerco sempre prodotti e fornitori validi. Ultimamente le crêpe vegetali sono aumentate, anche quelle dolci, e piacciono anche alla clientela non vegana. Mi ha dato molta soddisfazione sentirmi dire da alcuni veneziani che se non fosse stato per me non avrebbero mai ordinato una crêpe vegana e invece è piaciuta! Credo sia anche perché studio ogni crêpe in modo che sia buona per tutti, ad esempio, ho acquistato dei "formaggi vegetali" a base di anacardi che stanno avendo un certo successo.

Qualcos'altro in anteprima?

Sì! Da gennaio ho intenzione di proporre la crêpe del mese, con un impasto diverso e un ingrediente tematico. Sto facendo delle sperimentazioni con la spirulina molto interessanti... di mese in mese l'ingrediente cambia e con lui la crêpe a edizione limitata.


Quali sono le crêpe più popolari? 

In tanti mi chiedono di consigliare loro una crêpe, quella che secondo me è la più buona. Ma io rispondo che non esiste la migliore e dico a tutti di prendersi il loro tempo, leggere la lavagna e scegliere quella che preferiscono sul momento.

Se fossi un imprenditore direi che il "modello Cocaeta" funziona, che ne pensi? In fondo, accanto alle grandi catene, stanno nascendo tante piccole realtà in franchising...

Anche questa è una domanda che mi faccio spesso, soprattutto quando i clienti, l'ultimo da New York, mi dicono che vorrebbero una Cocaeta nella loro città e che funzionerebbe. Però alle persone non piacciono solo crêpe, sono affezionati al modo in cui le preparo e non vorrei mai che l'idea con la quale è nata Cocaeta si perdesse... è un po' la mia bambina!


Tu sei originario di Padova ma hai aperto il tuo locale a Venezia, per giunta in una zona un po' remota e hai scelto come mascotte il gabbiano, anzi, la "cocaeta". Ti senti un po' veneziano?

Mi sento molto veneziano, adoro questa città. Aprire in una zona periferica è stata una sfida ma la vista dal locale mi fa sentire davvero parte di questa città, quasi un tutt'uno con Venezia.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Cocaeta

    Fondamenta San Giobbe 548 B, Venezia (VE)

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