Padova, 7 marzo 2020. Cronache dall'ultimo sabato sera in città (prima del coprifuoco anti Covid-19)

Pubblicato il: 10 marzo 2020

Padova, 7 marzo 2020. Cronache dall'ultimo sabato sera in città (prima del coprifuoco anti Covid-19)

Se mi avessero detto che avrei trascorso il mio ultimo sabato sera in completa WhatsApp dipendenza non ci avrei mai creduto. Io che silenzio la chat "family" - sia maledetta la volta che ho spalancato il mondo della emoji alla mia genitrice - senza la minima remora morale. Proprio io, che freno l'istinto materno a causa dei gruppi d'insulto tra genitori a portata di smartphone, mi sono ritrovata, la sera di sabato 7 marzo, a togliere il lucchetto a tutte le chat WhatsApp.

Me ne sto lì con la bottiglia di vino appena scelto in enoteca a chiacchierare con un paio di amici e il mio ragazzo sull'eventualità di dirottare le ferie estive in una meta meno complicata dal punto di vista geo - virus - politico quando nella chat "work work work" di Giovanna trapela la nuova bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19. Mi dice:" Siamo in zona rossa. Venezia, Padova e altre città del nord". Arrestiamo il passo in Piazza dei Signori, ci scambiamo una rapida occhiata. Io mi guardo attorno, cerco di capire che aria tira, di scrutare le microespressioni dei passanti. Lo sapranno?

Ancor prima di accertarmi della veridicità della fonte mi rendo conto che l'ultimo sabato sera è andato. Pur con le sue restrizioni fisiche ed emotive - il metro di distanza che dimezza lo spazio dei locali e inspessisce la bolla personale - il piano era quello di godersi l'atmosfera soffusa di Piazza dei Signori e tornarsene a casa con una bottiglia di vino contemplativa e una pizza maxi a discutere di piccole e grandi cose, imbeccati dalla questione Coronavirus, come siamo abituati a fare da giorni. Ma è bastato un trillo di notifica per cambiare le sorti della serata e - ma lo avremmo scoperto solo più tardi - di un intero mese o chissà. Estraiamo tutti lo smartphone come fosse una giubbotto salvagente e scriviamo agli amici, alla famiglia, ai colleghi. Lo hai saputo? Potrai rientrare a casa? Cosa faremo domani?

Padova, la sera del 7 marzo

Appena prima della notizia, ci si preoccupava (solo) di questo

Arrivano i Moloco con "The time is now" (la mia suoneria - monito) a riportarmi alla realtà. Ci hanno insegnato "niente panico" e, in fondo, abbiamo la nostra bottiglia di Valpolicella Ripasso. Decido di prolungare la passeggiata serale in modalità indagatrice della notte, assistita dal reparto "notizie dell'ultim'ora" che legge ad alta voce un'indiscrezione dopo l'altra: si passa da "pare che stiano transennando il paese dove abita la mia collega" a "si può circolare tra province in zona rossa". I tempi non sono maturi per interpretare il domani ma posso capire l'oggi. La sensazione, infilando un passo dopo l'altro tra le piazze del centro di Padova e il Ghetto, è che tutto sia esattamente uguale a un paio di ore prima: servizio al tavolo, distanza di almeno un metro da persona a persona, senza perdere la voglia di berci su. Certo, il popolo dell'aperitivo si è in parte ritirato tra le mura domestiche ma la prudenza di tutti ha ancora un sapore dolce, di sabato sera.

Fino a quando non arresto l'ufficio stampa improvvisato di fronte a un noto bar del Ghetto. La musica si spegne, si alza il volume della televisione e vengono svelati alcuni dettagli del decreto che sarebbe entrato in vigore il giorno seguente. Mi dico, ora tutti lo sanno. I volti degli avventori attraversano l'intera scala cromatica che va dalla lieve preoccupazione al terrore. Qualcuno se ne va, altri esorcizzano tornado all'occupazione di un minuto prima: bere. Poi: “Dai riattacca la musica!”; “È pazzesco, esco a fare una chiamata”; “Non potrò andare in ospedale a trovare la mia amica che partorisce?”. Da Radio Londra è tutto, e adesso? 

Le prime 7 cose che ci siamo detti

Adesso farò una lista delle prime sette cose che i miei amici e parenti hanno scritto dalle 20:30 alle 11:30 nelle chat Whatsapp di gruppo. Certo, il campione è ristretto ma considerevolmente ampio secondo molti parametri (età, occupazione, way of life).

1- Enrico: Comunque siamo in zona rossa. Addio

2- Sofia: Bene ragazzi, saluti. Ho sentito xxxx, medico per la direzione sanitaria dell'ospedale di Treviso e mi ha detto che non ce la fanno già adesso e che la situazione è grave, quindi che firmino in fretta questa cosa.

3- Francesca: Ma la gente in ospedale è grave? O sono persone con l'influenza e l'ansia? 

4- Giulia: Ciao a tutti, quindi ora è tempo di spese mega. Mi sembra una cosa da prendere seriamente e limiterò tutto quello che posso.

5- Claudia: Ragazzi ci vediamo il 3 aprile, io mi trasferisco da Simone prima della mezzanotte così almeno posso andare al lavoro e non devo passare da Padova a Venezia

6- Marco: Ma quelli che stanno esodando da Milano per tornare a casa?? 

7- Mamma: Ciao, hai saputo?

I miei partners in crime di questo sabato sera lunare, brulicante e ovattato da perfetto scenario cinematografico pre-apocalittico, si preoccupano soprattutto della situazione lavorativa. Insieme formiamo proprio un bel quartetto sull'orlo della crisi di nervi: due agenti di commercio, un'accompagnatrice turistica e una giornalista legata al mondo dei locali e della night-life. Già, e la night-life padovana? 

Padova, the day after

Prima di trasferirmici, ormai un anno fa, ho vissuto Padova da universitaria pendolare per anni, ospite dall’amica storica il mercoledì, ai tempi in cui il mercoledì universitario era animato da una bolgia promiscua di gioventù allegra e sconsiderata. Per la serie: si sa dove si inizia e non dove si finisce. 
Qualche giorno fa mi ero messa in testa di scrivere un articolo sull’ordinanza che ha imposto ai locali della città la distanza di un metro da avventore ad avventore, vietando di sostare al bancone. Ho subito pensato al proibizionismo dell’approccio sentimentale: come si flirta nell’era del Coronavirus? Come faranno i traditori seriali, i provoloni d’antan, i cacciatori da bar?

Futili, romantiche preocupazioni. Ora che come te ho ben chiari i termini delle ultime disposizioni attuative del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2020 mi chiedo come l’avranno presa i diretti interessati, i locali del centro storico che si sono visti limitare drasticamente l’orario di apertura. È possibile sopravvivere chiudendo le serrande alle 18?

7 + 1  messaggi dai locali del centro di Padova

L'immagine scelta da Al Buscaglione parla chiaro: i sentimenti sono ambivalenti

Piazza dei Signori si divide:

1 - Hendrix Bar:


2 - Barcode: 


Anche il Ghetto:

3- Corte Sconta: 


4- Locanda Peccatorum: 


Altri messaggi di speranza e resilienza:

5 - Al Buscaglione (Via Marsala): 


6- Caffè Pedrocchi (Via VIII Febbraio): 
Dopo aver sospeso la programmazione artistica, dichiara: 

7- Box Caffè (Prato della Valle): 


8 - La Gineria (Via Squarcione): 


Una reazione responsabile, positiva, forte da chi è più a rischio ha molto da insegnarci. Prendere tutto il meglio di un rovescio della medaglia che non ci aspettavamo sembra l’unica via percorribile. Guarda me: quando nella solita chat WhatsApp è circolata l’idea di un collegamento Skype per guardare Pechino Express tutti insieme ho silenziato per 1 settimana. Le sono cambiate, ma non così tanto. 

Foto di copertina di Stefano Bertipaglia "Notte in Prato della Valle" (CC BY 2.0)
 

  • TRIBÙ DELLA NOTTE

scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

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