Daniele e Christian Carta: per creare Boho non abbiamo seguito le mode ma l'istinto

Pubblicato il 3 novembre 2021

Daniele e Christian Carta: per creare Boho non abbiamo seguito le mode ma l'istinto

A dicembre 2019 Daniele e Christian aprono Boho, il ristorante che li rappresenta dall'inizio alla fine.

Daniele e Christian Carta hanno seguito l'istinto. Come se nei tanti anni di successi lavorativi nell'ambiente delle multinazionali, di immersione nella cultura e nella storia di Johannesburg e di passione per l'enogastronomia avessero raccolto abbastanza. Un raccolto di esperienza e di vissuto che aveva l'esigenza di esprimersi in un progetto comune che potesse tirare le fila di questa vita e, al contempo, le spianasse una strada inedita e ricca di emozioni. A dicembre 2019 Daniele e Christian aprono Boho, il ristorante che li rappresenta dall'inizio alla fine e che si lascia avvicinare, vivere e interpretare da chiunque decida di sceglierlo perché è libero, sognante e creativo. Niente dogmi e tanta cura, a cominciare dal filo "bohémien" che lega passato, presente e futuro. 

Ciao Daniele, come siete arrivati da Johannesburg al Boho qui a Padova?

Abbiamo vissuto a Johannesburg buona parte della nostra vita, io come brand manager e direttore commerciale per molte realtà industriali e Christian come dottore commercialista e CFO per una multinazionale. La passione per l'enogastronomia e la ristorazione sono sempre rimaste in sottofondo fino a quando abbiamo deciso di cambiare. La nostra prima idea è stata di aprire qualcosa a Venezia, poi invece ci siamo innamorati di questo contesto storico e siamo partiti da qui per sviluppare il concept di Boho.

E su cosa si basa questo concept?

Sicuramente sul nostro vissuto all'estero e sul nostro amore per la Johannesburg e le vecchie ville dei Randlords. Gli interni di Boho sono studiati nei minimi particolari per rievocare quell'atmosfera in maniera del tutto personale: i tratti classici dell'architettura vittoriana si mescolano a pezzi d'arredamento e d'arte che raccontano la nostra storia e il nostro gusto personale. Qui non c'è nessuno stile oltre al nostro: non seguiamo la moda, nemmeno in cucina...

Quanto c'è di voi nella proposta di cucina?

Le basi della cucina di Boho sono divertimento, sperimentazione e ricerca. L'idea di cucina è coerente con la personalità del locale e devo dire che abbiamo la fortuna di affidarci ad uno chef che ha sposato a pieno il nostro spirito e che gode di una creatività spiccata. In generale, spingiamo alla collaborazione dell'intero team lavorativo, è bello stare tutti allo stesso livello e condividere le idee in libertà. 

Come si concretizza l'indole creativa e bohémien della cucina di Boho? 

In una cucina elaborata ma easy e abbordabile che miscela ingredienti delle culture sudafricana, veneta e italiana all'inventiva personale. È una cucina fatta di contaminazione come testimoniamo i nostri piatti forti: il Filetto di struzzo alla Wellington e la Carbohonara che vede nella gelatina di assenzio la sua particolarità. Anche la ricerca degli ingredienti è per noi molto importante, ad esempio abbiamo stretto una bella collaborazione con La Vigna di Sarah. 

Ci sono dei vantaggi nell'aprire un'attività ristorativa senza avere un background nel settore? 

Avevamo e abbiamo tuttora molta passione. Probabilmente anche avere una mente aperta nei confronti del settore, e dunque senza preconcetti mentali, ci ha dato dei vantaggi perché ci siamo sempre posti nell'ottica del cliente. Anche la visione "corporate" ereditata dalle mansioni lavorative precedenti è stata di fondamentale importanza per la visione d'insieme: non solo deleghiamo ai nostri collaboratori esperti ma siamo pronti a imparare da loro. Ci succede con Ilaria, la nostra responsabile e sommelier, e con lo chef Simone.

Com'è stato accolto l' “universo Boho"?

Direi da subito molto bene, anche se non abbiamo aperto in un periodo fortunato dal quale però siamo riusciti a ritagliarci del tempo per ristrutturare, correggere e tarare bene il ristorante in ogni suo aspetto. Sicuramente ad attirare è il nostro bellissimo giardino secolare nato da una costola dell'adiacente parco Treves, ma con il tempo molti clienti hanno scoperto che oltre al giardino c'è di più, fattore per noi fondamentale. Così hanno iniziato ad ingranare bene anche i momenti del pranzo e soprattutto della cena, oltre a quello dell'aperitivo. Ospitiamo una clientela molto varia: dal professionista padovano molto esigente ai più giovani alla ricerca di "instagrammabilità". L'importante è che tutti stiano bene e si godano un po' della magia del nostro Boho.

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scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

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