Il folle viaggio della bellezza: tutta la Puglia in 14 giorni

Pubblicato il 11 agosto 2020

Il folle viaggio della bellezza: tutta la Puglia in 14 giorni

Intervista a Mario Bolivar Pennelli

Abbiamo incontrato Mario Bolivar Pennelli, giovane scrittore/cronista enogastronomico, di ritorno dal suo lungo tour (il #sempregirandotenevai tour) che lo ha visto percorrere in solitaria, da cima a fondo la sua amata Puglia, regione più lunga d'Italia, in bici, a dorso d'asino, in barca, ecc insomma con ogni sorta di mezzo di (s)fortuna. Il fine? Quello di promuovere un modello etico e sostenibile di turismo, facendo conoscere luoghi e racconti bellissimi (ma spesso dimenticati) al grande pubblico.

Ciao Mario! E ben ritornato alla base. Come mai hai scelto questo nome per il tuo tour? #Sempregirandotenevai grand tour di Puglia sembra un minestrone tra folk e romanticismo.
È proprio così. Si rifà ai viaggiatori romantici del passato ma soprattutto è un modo di dire delle mie parti. "Sempre girando te ne vai" vuol dire tante cose. È ciò che mi dice sempre la Nò (mia nonna) quando mi vede, è una filosofia, una frase che rappresenta la ferrea volontà di aggirarsi senza un fine ben preciso.
Ho attraversato tutti gli angoli di Puglia alla ricerca di storie belle, profonde, allegre, sconosciute. Missione compiuta!

I personaggi lungo il cammino hanno avuto dunque un ruolo fondamentale.
La voce delle persone e il silenzio dei luoghi sono stati i protagonisti del tour. Il mezzo o i mezzi utilizzati son venuti subito dopo: una bicicletta, delle scarpe consumate, un apecar, una barca, perfino un asinello. 
Se non hai nulla da scrivere infatti non fa differenza se disponi di una bic o di una penna stilografica in oro zecchino.


Hai raccontato tutto sui tuoi social attraverso pillole quotidiane. E anche sulla tua go-pro.
Si, ho girato tantissimo anche nel senso che ho filmato tantissimo. 14 giorni di riprese da srotolare che diverranno un docutrip e un libro. Ora che ci ripenso ho compiuto questa bella follia, nel mese più caldo dell'anno senza preparazione fisica e ho imparato ad usare mezzi come la bici o la GoPro stradafacendo. Probabilmente avevo bisogno di acquisire consapevolezza in me, di dirmi: Mario puoi farcela nonostante la panzetta.

Una sorta di autoanalisi, insomma. L'ironia è stata parte integrante del tuo racconto e del tuo giro.
L'ironia è una medicina, un doping naturale e non tanto una scelta di registro. La maniera di prendere in giro e prendersi in giro è come una pasticca proibita, quando sei solo sui pedali serve a non impazzire e a guardare l'immensità senza lasciarti schiacciare da essa e a descrivere, che ne so, una partita tra vecchietti a carte come se fosse la battaglia di Lepanto o la guerra di Troia. Secondo me hanno la stessa dignità e lo stesso livello di coinvolgimento emotivo.


Ti diverte più viaggiare o scrivere?
Entrambe, ma da cronista ti direi la seconda. Ad ogni modo sono cose indistinguibili ormai. Appartengo a quella razza di rapsodi omerici (nonna direbbe ciarlatani) a cui piace raccontare le cose che hanno visto. Che si tratti di un museo, un panino alla mortadella, una corsa di cavalli o un locale.

A proposito, ne hai visti tanti, tantissimi. Considerazioni in questo momento abbastanza particolare?
Da ex cameriere e da addetto gastronomico non poteva che essere così. Ho visitato ristoranti, pub, vinerie, bar... volevo tastare il polso della situazione nelle diverse province della mia regione. E sì, per carità, ho trovato gente che lotta contro ogni tipo di problematica, ma sapete che vi dico? Più che arrendevolezza ho intercettato determinazione, capacità di reinventarsi.
La nostra regione è un po' così, come il mio tour, magari un po' lento, ma volenteroso, creativo, e soprattutto cocciuto. Facciamo da sempre di necessità virtù.


Qualche locale che ha lasciato un bel ricordo in te?
Tutti. Ospitali, gentilissimi.
Dal Mine & Yours club di Lecce, al Vecchio e il Mare di Trani, dal Capriccio ristorante di Vieste, alla Marina del Gargano, il nuovo porto turistico di Manfredonia. Dalla cucina etnica di Ana Estrela a Bari, al ristorante Antiche Sere sul lago di Lesina, da Li jalantuùmene a Montesantangelo, al bistrot Manima, sempre a Trani, a Evo ristorante ad Alberobello, alla pasticceria Saint Martin a Martina Franca, al panificio Fulgaro a San Marco in Lamis, al lido le Dune a Porto Cesareo, a Vattelappesca a Cisternino, all'osteria Calura a Santa Maria di Leuca... e troppi ancora ce ne sarebbero.
Tutti luoghi che hanno in comune la bellezza: dei luoghi, dei piatti, delle persone.

Perché il tour doveva essere lento?
Avvertivo la necessità di respirare ogni passo, di sudare ogni pedalata, di dare valore a ogni metro di strada conquistato, toccare i luoghi, immaginare le storie e le persone che ci sono passate nei secoli, esorcizzando cosi quella inquietudine di fondo che ci corrode dall'interno, quella sindrome di Atlantide che ci fa rimpiangere età mai vissute.


Le tappe.
14. Da Leuca a Lesina, zigzagando qui e lì, come il tour dei Beatles o il circo Togni, se vogliamo. Partito da Lecce, vado giù giù fino a Santa Maria di Leuca (la fine delle terre per antonomasia), per poi risalire verso Otranto, poi sullo jonio, la valle dei trulli, la oasi del wwf di Torre Guaceto, e da lì son risalito fino a Bari e al Gargano. Il mio viaggio finiva dove iniziava l'ignoto, il mistero: il Molise.

Un aneddoto.
Parlo della caduta rovinosa ma eroica che mi ha colpito al secondo giorno, mannaggiammè? No dai, posso parlarvi di una infermiera che nel centro di Cutrofiano (Le) sparge bigliettini, disegni, che inducono alla felicità e al sorriso. Lei si chiama Gnagna.

Quanto il viaggio si compie ''là fuori'' e quanto, in realtà, si svolge dentro noi?
Le cose vanno di pari passo, gli universi sono sempre molteplici ma tutti perfettamente speculari. Il viaggio è soprattutto interno, alla ricerca di sé. Non esiste impresa eccezzionale se non l'essere normale, cantava Dalla. Aveva ragione: dobbiamo essere consapevoli della nostra natura umana e valorizzarla, dando il meglio di noi stessi, come se fossimo dei pizzaioli napoletani a spaccanapoli.

Chi ti ha aiutato nel portare a termine la missione?
Un po' di amici e colleghi: dal tizio che si è preso cura della mia forma atletica (si, so che fa ridere detto da me), al grafico, al videomaker, al meccanico, un genio della bici che ha assemblato per me un mezzo in grado di mangiarsi l'Himalaya. Parole sue, alle quali io non ho potuto che rispondere: se si tratta di mangiare, io ci sono sempre. La bici, ribattezzata da un sondaggio su instagram Nuvola Speedy, ha sofferto molto portando sulla sella un novellino di 1 metro e 88 in pantaloncini di jeans. Ma ha retto benissimo.

Beh le tue prossime tappe ora che hai finito e una domanda personale: ti mancano un po' i giorni di tour?
Si, ovviamente. In maniera insospettabile mi mancano, è una sorta di saudade amazzonicappula. L'incertezza, la solitudine, il mettersi alla prova, perdendosi, al buio o sotto il sole cocente in una contrada sconosciuta. Si, potevo tremare dall'ansia ma venivo ripagato dell'immensa umanità dei tizi che incontravo, e dall'immensa bellezza dei panorami. Ma anche ora che mi sono allontanato dalla mia amatissima regione, lei è comunque con me, seduta dietro, abbracciata a me. Me la porto dietro come un fazzoletto nella tasca, o uno scontrino nel portafogli. La Puglia, lunga lunga, si fa piccola piccola e se ne viene in giro con me, qualunque cosa faccia.

Prossime "tappe" ora che ti sei fermato?
Mi devo sedere e scrivere il benedetto libro-diario che raccoglierà le pagine del mio viaggio, libro che ho avuto la malaugurata idea di annunciare in pubblico, durante il festival internazionale del Libro Possibile a Polignano a Mare. Quindi me so fregato da solo! È sempre la stessa storia: ho voluto la bici? E ora mi tocca pedalare!

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