Dry January: al via il mese depurativo senza alcol

Pubblicato il 8 gennaio 2021 alle 19:36

Dry January: al via il mese depurativo senza alcol

Il trend è sempre più diffuso: il Dry January, la pausa dagli alcolici dopo i probabili eccessi delle Feste, arriva anche in Italia

Per alcuni sarà solo uno dei tanti termini anglofoni nuovi ormai entrati nella nostra cultura, per altri una realtà da anni. Stiamo parlando del "Dry January", una tendenza nata in Gran Bretagna più di 10 anni fa che ormai è più che diffusa in tutto il mondo Occidentale che invita a depurarsi dai vizi alcolici delle Feste osservando un regime alimentare senza alcol per tutto il mese di gennaio. 

Questo non significa per forza non bere alcun tipo di drink ma annullare la presenza alcolica. Anche se per molti potrebbe sembrare "pura follia" oggigiorno esistono sempre maggiori alternative alle bevande alcoliche: dalla birra zero alcol, ai cocktail non alcolici. 

I vantaggi del Dry January 

Si stima che dal 24 dicembre al 6 gennaio si possa aumentare di oltre 2 kg ingerendo fino a 20.000 kcal tra cenoni, pranzi, festeggiamenti. Un ruolo importante lo giocano i drink alcolici, ipercalorici. 

Di solito si accetta la sfida del Dry January per un'esigenza nutrizionale. L'obiettivo? Solitamente è quello di privarsi di qualcosa di cui si ha più che abusato durante il periodo delle Feste e che, se bevuto in grandi quantità, può affaticare l'organismo. Diminuire o azzerare l'assunzione di alcol per tutto gennaio infatti porta ad una più rapida remise en forme.

Nell’anno appena trascorso, sono state oltre 4 milioni le adesioni al Dry January e più di 8,6 milioni i consumatori che, a partire da lì, stanno attivamente moderando la loro attitudine al bere alcool. Non solo, secondo gli attivisti di Alcohol Change Uk per i partecipanti al Dry January i vantaggi sono molti: il 70% di chi ha aderito ha migliorato la qualità del sonno, il 66% si è sentito più energico e l’86% ha risparmiato denaro.

Il nuovo trend: nei locali aumentano i drink analcolici 

Non a caso sono moltissimi i titolari di pub che oggigiorno scelgono la strada dei “drink low alcool” o “no alcool”, fra l'altro incentivati dalla difficile fase Coronavirus. La stessa OMS ha segnalato che anche l’abuso di alcool può danneggiare il sistema immunitario e favorire l’infezione da Sars - CoV – 2.

Se, dunque, il tema del bere responsabile si diffonde ogni giorno di più in tutto il mondo, sempre di più saranno anche le persone alla ricerca di alternative sofisticate all’alcool.

Una risposta è fornita da Lyre’s, azienda australiana leader nei distillati analcolici (oggi presente in piùdi 30 Paesi) che nasce proprio con questa mission: creare nuove, libere e gratificanti possibilità di consumare i propri drink preferiti. Per questo, Lyre's propone per il Dry January un mese di detox dall’alcool mantenendo il piacere di un buon drink. Ha messo infatti a punto cinque proposte innovative, appena lanciate sul mercato italiano, per godersi un buon drink zero-alcol direttamente a casa. A disposizione della linea: Dry London Spirit (gin), Italian Orange (bitter), Aperitif Rosso (vermouth), Amaretto, Spiced Cane Spirit (rum speziato). 
Una selezione di set accuratamente assemblati per realizzare cocktail analcolici gustosi acquistabili online sul sito dell'azienda. 

L'ambizione di Lyre’s non è quella di creare sapori nuovi, ma di avvicinarsi il più possibile a quelli originali dei liquori iconici, collaudati e universalmente amati, e rendere loro omaggio. La gamma Lyre’s ha inoltre un basso contenuto calorico, è priva di glutine e latticini ed è adatta anche ai vegani e vegetariani.

Il brand, a seguito di un finanziamento da 10 milioni di euro, si dice sempre più disponibile a guidare lo sviluppo globale nella categoria dei drink low alcool, anche in Italia. 

Photo Credits: pagina Facebook Lyre's Spirit 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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