Dove il cocktail non è solo un drink: la mia esperienza a La Porta D'Acqua a Venezia

Pubblicato il: 29 maggio 2019

Dove il cocktail non è solo un drink: la mia esperienza a La Porta D'Acqua a Venezia

Un buon drink in un bel cocktail bar: uno dei grandi piaceri della vita!
A Venezia, più conosciuta per i bacari e le osterie, che per i cocktail bar, l’arte della mixology si sta velocemente evolvendo. Ho avuto il piacere di sperimentarlo, recentemente, al Ristorante Cocktail Bar La Porta D’Acqua.


La location è perfetta: posti a sedere all'aperto in un piccolo giardino, con splendida vista sul Canal Grande, perfetto per osservare il via vai continuo di gondole e barche.


La Porta D’Acqua è uno dei più conosciuti ristoranti nella zona, ma anche uno dei cocktail bar più trendy della città.
 
Davide, Giuseppe ed Enzo, i proprietari, hanno deciso di non puntare solo sulla loro ottima cucina, principalmente amalfitana, con grandi influenze veneziane, ma di portare a Venezia il mondo dell’American bar. Il locale è diviso in due: il bar e il ristorante.


In quest’occasione la mia esperienza si è concentrata sui cocktail.
 
Prima di tutto, bisogna specificare che un cocktail bar, per chiamarsi tale, deve offrire cocktail gustosi e ben bilanciati, preparati con succhi appena spremuti. Gustarsi un ottimo cocktail non vuol dire solo assaporare il liquido nel bicchiere, ma godersi l’esperienza complessiva che il bartender e il locale ti fanno provare.


Bene, a La Porta D’Acqua tutti i requisiti vengono soddisfatti.
 
Davide, di cui non ho una sola foto senza un gran sorriso sulle labbra, arriva da una grande preparazione nel mondo della mixology, con esperienze a Nizza, Milano e a Londra, dove ha acquisito tutti i segreti del mestiere dai grandi maestri barman. Al suo ritorno a Venezia, assieme al fratello Giuseppe e all’amico chef Enzo, ha deciso di proporre il suo stile di cocktail.


Per iniziare ha rivoluzionato il classico Spritz, creando non uno, ma ben cinque varianti, dando ai drink il nome dei ponti più famosi di Venezia, preparandoli con ingredienti particolari e invitanti. Ha aggiunto altri cinque VIP signature cocktail, assegnando loro il nome di celebri personaggi veneziani, mescolando alcuni dei migliori distillati con infusi, sciroppi, succhi, per soddisfare anche i palati più esigenti.
 
Sono partita con l’Accademia, uno Spritz rivisitato: Select, pompelmo e, a sorpresa, invece del Prosecco, birra. Birra? Direte. Sì, per bilanciare e unire il sapore amaro del rabarbaro con il pompelmo.


A questo drink molto particolare, ma allo stesso tempo piacevole e dissetante, Giuseppe ha abbinato la degustazione di cinque cicchetti del ristorante, composta da un Calamaro saltato su una ricottina al limone, una cozza pastellata su salsa alla pizzaiola, un moscardino affogato al vino rosso, della piovra grigliata su ceci e porro, un tortino di zucchine ripieno di baccalà mantecato.


Il pesce era ovviamente freschissimo, i ragazzi si forniscono ogni giorno al Mercato di Rialto, e posso onestamente dire che il baccalà mantecato era uno dei più buoni che io abbia mai assaggiato.
 
Mentre sorseggiavo e assaggiavo, ho ammirato la destrezza di Davide nel preparare i drink: un vero show, tra trucchi luminosi, bottiglie che volano in aria, liquidi che si mescolano e cambiano colore, shaker agitatati all’impazzata.
 
Il tutto, mentre Davide chiacchiera amabilmente coi clienti.
 
Il secondo cocktail, uno dei signature drink è Il Marco Polo, un insieme di Tequila, Cointreau, Agave, lime e basilico! L’estate che esplode in bocca.


Giuseppe mi porta come abbinamento un Raviolone fatto in casa, ripieno con branzino mantecato, mentuccia fresca su un giardino di verdure in pastella, con salsa al limone di Amalfi.


Delicatissimo e delizioso: fuori piove, ma il sole è tutto abbinamento.
 
Come dolce, la classica pastiera napoletana, un concentrato di gusto e bontà che non ha rivali: morbida e cremosa, solo come un amalfitano poteva fare.


Qui Davide sfoggia le sue qualità nella nuova frontiera del bere miscelato: il pastry cocktail pairing, ossia abbinare un cocktail a un dessert.
 
Mi prepara il Calatrava: Cynar, Montenegro, Amaretto, Moscato e timo. Un abbinamento nel segno del bilanciamento, perfetto per la pasticceria classica. Il dolce e il cocktail hanno un sapore chiaro, in perfetta unione.


Durante il giorno al bar è possibile gustare dei deliziosi cicchetti e delle buonissime centrifughe di frutta. Dalle 5 del pomeriggio, Davide allieta i suoi clienti con le sue acrobazie e la sua mixology.

Per una piacevole serata, in un ambiente accogliente e internazionale, ma soprattutto assaporando un buon cocktail, vi consiglio vivamente di fare una visita a La Porta D’Acqua.

Se sei interessato a rimanere aggiornato su tutte le novità, iscriviti alla nostra newsletter!

  • CENA BLOGGER
  • APERITIVI MEMORABILI
  • BERE BENE

scritto da:

Monica Cesarato

Food blogger e consulente culinaria, che organizza anche lezioni di cucina veneziana. I suoi articoli sono stati pubblicati su La Gazzetta Italiana, Partaste, The Local e molti altri Food & Travel blogs internazionali. Ha partecipato con Alex Polizzi nella serie TV Secret Italy.

IN QUESTO ARTICOLO
POTREBBE INTERESSARTI:

​Whisky bar da conoscere. Perché lo stereotipo whisky, uomo di mezza età (e da bere liscio) è roba vecchia

E' prepotentemente di moda bere vintage, ovvero, cocktail a base di whisky dietro al bancone di speakeasy dal fascino indiscusso.

LEGGI.
×