Giovanni Liuzzi racconta perché nel suo tiki bar ci sembra di stare alle Hawaii

Pubblicato il: 10 gennaio 2020

Giovanni Liuzzi racconta perché nel suo tiki bar ci sembra di stare alle Hawaii

La serata inizia con un poke e finisce con un cocktail d’autore

L’arte di Depero, “Sifone e Bicchiere”, è stata l’ispirazione. Nasce così Unalirae50, il cocktail più buono ed originale della Campari Barman Competition 2018. Giovanni Liuzzi, 32 anni, monzese, ha vinto l’anno scorso la gara organizzata dalla Campari Academy, ritagliandosi un ruolo di primo piano nel panorama mixologist nazionale. Dal Moss di Monza al Paloma, il suo nuovo tiki bar aperto a giugno, proprio nel cuore della movida monzese, in via Bergamo, passando per Otivm. È uno che non sta mai fermo, che non si stanca mai di sperimentare. Il nuovo locale è una sfida, la scelta di Monza il ritorno alle origini.

 Giovanni perché hai aperto Paloma?
“Era da un po’ di tempo che volevo qualcosa di mio a Monza. L’idea era quella di trovare un locale piccolo e funzionale”.

Per raccontare Paloma, daresti una definizione di hawaiian tiki bar?
“Un posto che riscopre il mood di popoli sconosciuti come quelli hawaiiani, e che si addentra nella loro cultura, facendo rivivere le usanze. Venire qui significa sentirsi alle Hawaii”.

In effetti la magia riesce. Appena entri, ti senti un po’ ai Caraibi e ai Tropici, sia a cena che con un drink in mano dopo aver mangiato. Una trentina di coperti spalmati in un’atmosfera molto esotica. È il posto giusto dove mangiare un poke o quello dove bere un Margarita.

Qual è il piatto da provare?
“Direi il poke, il piatto simbolo dello street food hawaiano, impreziosito dallo chef touch. Ma consiglio anche le arepas, tipiche focacce venezuelane, con un impasto a base di farina di mais bianco, molto leggere e altrettanto croccanti. Tra i ripieni da scegliere, c’è quello alla polpa di granchio, preparata con una cottura a 38 gradi sottovuoto che dura per una notte”.

 E il drink?
“La Pina colada è miscelata con un ananas che arriva ogni giorno dai Caraibi”.

Svelami qual è il cocktail a cui sei più affezionato...
“Il Margarita perché lo fanno tutti, ma quasi nessuno bene. Noi lo proponiamo in tanti modi diversi, in varianti tutte da provare. L’alternativa è uno dei nostri signature drink”.

È sempre una faccenda da bere. Anche il nome, Paloma, rimanda ad un drink: tequila, pompelmo rosa, agave e lime.

Un caso?
“Macché, io sono un vero appassionato di tequila. Il Paloma è un cocktail che alle Hawaii si prende come aperitivo, un po’ come il nostro spritz”.

Perché aprire a Monza?
“Monza è la mia città, ma la scelta è anche una sfida. Fuori da Milano è più difficile trovare la predisposizione a sperimentare”.

Il locale è appena nato, ma quali sono i progetti per il futuro?
“Mi piacerebbe che da ristorante e bar, si passasse al servizio di catering per eventi. Vorrei creare un format da esportare e il fatto che sia piccolo si presta ad essere replicabile”.

Adesso va di moda dire healthy food, ossia cibo che fa bene, servito in un locale completamente plastic free. Gli sciroppi e le salse sono homemade. La serata inizia nel centro di Monza, ma alla fine sembra davvero di essere finiti a Honolulu. Manca solo il rumore dell’oceano.

Nella foto di copertina Giovanni Liuzzi (Salvatore Pollara per Paloma Monza)

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Fabrizio Arnhold

Il trucco per un buon aperitivo o una cena perfetta? Scegliere il posto giusto. Vi racconterò i miei locali preferiti, ma sempre con spirito critico, senza mai dimenticare che a Milano c’è tutto quello di cui si ha bisogno. Basta saper scegliere.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Paloma

    Via Bergamo 13, Monza (MB)

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