Tutti i motivi per cui non puoi perderti il Biri

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In giro ci sono locali interessanti e poi ci sono cuochi che arrivano e costruiscono una cosa nuova, mai vista, e che mentre te ne stai ad osservarla con la bocca aperta hanno già avuto altre 150 idee, più pazzesche della prima. Biri è un ristorante nato così, dal genio di Giuseppe e della sua degna compagna di vita, la Silvi.

Uno chef autodidatta: Mettete alla prova Giuseppe al mercato del pesce, sa riconoscere la differenza tra un pesce della Laguna e uno "foresto" a 5 metri di distanza. Ha passato l'infanzia a pescare con il papà, e ha sempre abitato a Cannaregio, quartiere Biri, quello che un giorno sarà il nome del suo ristorante. Nel mondo del food ci è finito per caso, dopo anni di carriera come guardia del corpo cintura nera di karatè. E' diventato direttore di un'azienda di catering in cui ha triplicato in un anno i pasti serviti. Quando poi si è reso conto che aveva cucinato e servito 1000 persone al Palaverde tutto da solo, ha capito che era la sua strada. Biri 5497 era l'indirizzo della sua casa di famiglia e ora è il nome di un ristorate alla terza tappa; dopo aver lavorato in Via Pasqualigo e a Zero Branco ha acquistato un ristorantino a Zelarino, che sta trasformando completamente.

Una cucina di pesce quasi radicale: Il menu è scritto a mano e la filosofia del locale è che se il pesce al mattino non convince non si compra. Inutile dire che i piatti sono quelli del giorno e che l'esperienza per le papille gustative è assolutamente diversa da molto di quello che si trova in giro. Nei piatti vige la semplicità: il pesce bollito non arriva condito in modo che ciascuno possa dosare olio, sale e pepe a piacimento. Vi consigliamo tuttavia di non provare a parlare di limone o a chiedere il formaggio per il sugo della pasta, se lo fate, che sia a vostro rischio e pericolo! Per non parlare del pomodoro che per Giuseppe è lo strumento giusto per chi ha qualcosa da nascondere in fatto di pesce fresco. Qui i sapori sono quelli veri, o niente.

I piatti della casa: Ci sono dei piatti decisamente sopra le righe, nati in questi anni dall'incommensurabile fantasia dello chef. Uno di questi comincia a far salivare anche il più reticente solo con la sua descrizione: si tratta della scogliera bianca, una pasta fresca condita con vari tipi di baccalà e molti altri ingredienti segreti... Un punto di merito anche per le lasagne di baccalà, anche queste realizzate in casa dall'inizio alla fine. Incredibili anche le cozze in saor, che a quanto ne sappiamo, si assaggiano solo qui. Le cozze, così come tutto il pesce fritto del locale, viene solo leggermente infarinato con la farina di riso, che gli conferisce un sapore più leggero e croccante.

I dolci della Silvi: Anche Silvana è una chef autodidatta, ma ha il successo di una chef stellata. Nel concorso il piatto di Natale 2016, davanti ad una giuria formata niente meno che dai titolari dei ristoranti Fiore, Cera e Burchiello, ha sbaragliato la concorrenza con i suoi biscotti vincendo anche rispetto a proposte di primi e di secondi piatti. Oggi quei biscotti sono fissi nella carta di Biri e sono dei biscottoni golosissimi, preparati senza burro, con un mix di farine che variano a seconda dell'estro della cuoca e che hanno un morbido cuore di pere. Da provare anche il Birimisù, preparato con aggiunta di crema pasticcera oltre alla crema col mascarpone.

Il locale: Un posto così sopra le righe non poteva avere un arredo ordinario. Il locale infatti è in trasformazione: il porticato esterno sarà una grande sorpresa per tutti quelli che arriveranno qui; la sala interna è interamente disegnata a mano dalla scenografa Rossella Furlan per riprodurre una calletta veneziana, e la sala bambini, completamente arredata su misura per i piccoli, ospita anche attività di intrattenimento (Silvana infatti è anche puericultrice e ha partecipato diverse volte alla biennale d'arte bambini).

La cantina: Si beve bene al Biri, poche etichette, tutte in mescita e tutte selezionate personalmente dai proprietari. Ma soprattutto ci sono una carta delle birre perfette per il pesce (una bianca ad esempio, ma anche una non filtrata da abbinare a sapori più forti come il baccalà). C'è inoltre la carta delle grappe di Castagner, un'azienda che i gestori conoscono personalmente e che propone anche una serie di amari artigianali alle erbe di montagna.

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