70 Metriquadri spegne 2 candeline: tra successi e soddisfazioni, Matteo ci racconta com'è andata.

Pubblicato il: 5 gennaio 2019

70 Metriquadri spegne 2 candeline: tra successi e soddisfazioni, Matteo ci racconta com'è andata.

Gennaio si sa, è tempo di bilanci e propositi. Il nuovo anno è appena iniziato e non si può fare a meno di fare i conti con i propri successi e i propri limiti. Ma c'è chi ha scelto il mese di gennaio per intraprendere una nuova esperienza e a due anni da quel momento è pronto a farne un bilancio. Stiamo parlando del 70 Metriquadri di Cutrofiano, punto di riferimento per il Salento da bere. Abbiamo chiesto a Matteo, padrone di casa, di raccontarci com'è andata in questi due anni.

Ciao Matteo. 70 Metriquadri spegne due candeline. In un carinissimo post su Facebook spieghi perché sei felice di questo risultato, dati alla mano. Dopo tutti i numeri che hai avuto la pazienza di scrivere e al netto della quantità, qual è il tuo personale bilancio?
Assolutamente positivo! Sono stati due anni pieni di soddisfazioni e successi, in cui siamo riusciti a essere riconosciuti come centro nevralgico della movida salentina. Ci piace fare il nostro lavoro, e quello che più conta, riusciamo a farlo divertendoci e coinvolgendo i nostri clienti.



Credo sia molto difficile definire quello che ci sta più a cuore, specie se etichette e nomi in qualche modo non accolgono a pieno quello che vogliamo dire. Se dovessi definire il tuo locale quali parole useresti? In altre parole qual è il concept di 70 Metriquadri?
Ah, per me è facile definire quello che 70 Metriquadri rappresenta. È una caffetteria in cui fare colazione, concedersi il piacere della pasticceria fresca al mattino; ma allo stesso tempo è un cocktail bar, è il posto in cui si va a bere bene e in cui ci si sente a casa. Credo che questa versatilità sia il nostro punto forte, da mattina a sera riusciamo ad accogliere diverse esigenze adattandoci al nostro target. La sera il locale si trasforma letteralmente adattando luci e atmosfera a suggestioni decisamente diverse da quelle di una caffetteria.

Cosa si mangia? Ma soprattutto cosa si beve?
La pasticceria è fresca e conta pasticciotti e sfiziosi cornetti. Mentre per gli aperitivi si annoverano bruschette, panini, pucce gourmet con abbinamenti che esaltano la combinazione degli ingredienti.
Ma soprattutto ci piace servire ottimi cocktail con ingredienti e distillati di alto livello. Ci piace consigliare i nostri clienti e accompagnarli nella degustazione di cocktail che vanno dai grandi e intramontabili classici alle rivisitazioni più audaci. E poi serviamo anche birra e analcolici.



Da quanto tempo fai questo lavoro? Come hai iniziato?
Praticamente da sempre. Lavoro come barman da 11 anni. Ho iniziato da freelance, con lavori one night qua e là, ho conosciuto tanta gente e ho avuto il piacere e l'occasione di lavorare in molti posti, salentini e non. Dopodiché ho capito che era il momento di stabilizzarsi e ho deciso di aprire il mio posto. Ho imparato tutto da solo, sono autodidatta, e questo mi ha portato a studiare davvero tanto.



Hai molta esperienza. Cosa pensi delle eccessive rivisitazioni? Intendo quella subcultura che si sta diffondendo che vuole che il cocktail sia piuttosto un'esperienza iconica, tutta immagine per intenderci, anziché un'esperienza di gusto?
Io credo che il fatto che la cultura del bere bene si stia diffondendo è una gran cosa, a patto però che non si cada in dinamiche artefatto. Mi piace che il cocktail sia invece un discorso fatto di elementi genuini, autentici, semplici. E a dirla tutta preferisco gli evergreen ai cocktail di ultima generazione. Sono un amante della tradizione, in questo senso, e apprezzo molto i barmen che fanno i barmen e nient'altro, che non si perdono in discorsi fatti di immagine e solo questo. Questo lavoro, come ogni altro, risponde a delle esigenze ben precise: bisogna intrattenere i clienti, far sentire a proprio agio e questo deve necessariamente avvenire spontaneamente senza forzature e retoriche di sorta. Se non ci riesci, bè, probabilmente non è il mestiere che fa per te.

Qual è il cocktail che ti piace di più preparare e servire?
Non ho dubbi e quasi certamente neanche i miei clienti ne hanno: è il gin tonic. È quello che va per la maggiore e che piace di più. In due anni di attività abbiamo consumato 24000 bottiglie di tonica e 1300 di gin, credo che i numeri parlino chiaro...



Cosa cerchi in chi lavora con te?
Mi piace lavorare con gente competente, che sa sempre quello che fa. Questo ti permette di concederti il lusso di avere un rapporto confidenziale col cliente perché questo impara a fidarsi di te, dei tuoi consigli e delle tue dritte su cosa bere. E soprattutto apprezzo molto l'educazione che unita alla capacità di stare in mezzo alla gente è la caratteristica principale per poter fare questo mestiere.



Qual è stata la tua più grande soddisfazione in questi due anni?
Chiudere sempre in positivo, non ho contratto debiti con nessuno e potrebbe sembrare qualcosa di scontato, ma assicuro che non lo è. E poi sono contentissimo di essere diventato un punto di riferimento: i miei clienti si spostano da paesi limitrofi ok, ma anche da fuori provincia spinti dalla curiosità o perché hanno bevuto benissimo quando sono venuti a trovarmi.



 

  • BERE BENE
  • APERITIVO
  • COLAZIONE

scritto da:

Federica Miggiano

Ho iniziato prima a scrivere poi a parlare e camminare. Mi piace l’inchiostro, ma non ho tatuaggi. Da bambina volevo fare la ballerina, poi sono finita a studiare Filosofia. Nel tempo libero mi chiedo cosa voglio fare da grande. Amo il cinema, la fotografia, la musica live e i carboidrati.

IN QUESTO ARTICOLO
POTREBBE INTERESSARTI:

​Cantine aperte in vendemmia 2019. Perché quando cominci a vendemmiare tutti vengono a salutare

Il 22 e 29 settembre, e fino ad ottobre, gli appuntamenti in tutta Italia di Movimento Turismo del Vino.

LEGGI.
×