Simone di Birrone ci racconta il suo stile di vita "sagraforever"

Pubblicato il 17 dicembre 2021

Simone di Birrone ci racconta il suo stile di vita "sagraforever"

Chiacchierare con Simone – proprietario, mente, braccia e anima – del locale Il Birrone, che ha recentemente aperto il suo quinto locale proprio qui, a Padova, è stata una esperienza memorabile. Non tanto (o meglio, non solo) per la simpatia, ma perché in qualche ora mi ha trasportato nel suo mondo: un territorio di amore per la birra, passione per la convivialità e incredibile dedizione a qualcosa che la società chiama “lavoro”, Simone invece definisce “estensione di sé stesso”.

Da dove esce questa incredibile passione per la birra?

Sai, mi piace iniziare a raccontare la mia storia con questa frase: “Dai una birra ad uomo e sarà felice per 5 minuti, insegnagli come si produce e sarà felice tutta la vita”. Sembra una frase fatta ma io, attorno a questo, ci ho costruito la mia intera vita e sai, mica è sempre stato semplice: ci sono stati incidenti di percorso ed errori, difficoltà e anche la consapevolezza che avrei dovuto investire tutto il mio tempo, tutto me stesso, per riuscire nell’impresa.

È una passione questa che è nata da giovane, quando mi sono appassionato alla birra con gli amici viaggiavo molto, andavo in giro a cercare le birre buone che poi però a casa – in Italia – non trovavo. La storia de Il Birrone nasce pressoché così: da un grande amore, ma anche da una necessità che avevo e che non riuscivo a soddisfare. Così mi son detto “sai che c’è, me la faccio io la birra”. Era il 2008, non avevamo il permesso per la mescita ma nemmeno il riscaldamento; ma eravamo giovani e determinati e il resto è una storia incredibile che ci porta qui oggi, io e te, a Padova.

Una storia incredibile? Ce la vuoi raccontare?

Quando tempo hai? Posso dirti che dal 2008 a oggi ho avuto il più grande dei regali, anzi, dei successi: riuscire a rendere il mio hobby, il mio lavoro, che oggi con moltissime responsabilità in più certo, è ancora ciò che amo fare. Sai, al mattino mi sveglio e faccio la birra io eh, poi durante il giorno o la sera giro per i miei locali: associare il fare birra, con la gestione di posti fisici non è stato semplice, anzi non lo è nemmeno ora perché siamo a quota 5 locali e sai, ognuno ha bisogno del proprio tempo. Ma siamo un grande team, una grande squadra e fondiamo tutto su un ottimo prodotto: la nostra birra. Nel 2013 ho aperto a Isola Vicentina la prima TapRoom, dove ho sia la produzione che la birreria e diciamo che è un po’ “casa madre” ecco, non a caso lì organizziamo vere e proprie visite guidate, è una vera e propria esperienza. Seguono anni di profonda euforia, sai, non eravamo in molti a fare birra a quel tempo; e fino al 2018 ho vissuto un po’ da nomade: giravo l’Italia per far conoscere il mio prodotto ma soprattutto la mia storia.

E dopo?

Dopo è stato un susseguirsi di scommesse e di nuove aperture, prima a Bassano con un piccolo localino con 12 spine poi Grisignano e nel 2021 prima Cittadella e infine qui a Padova. Nel mentre però, abbiamo avviato un nuovo progetto che siamo riusciti a concretizzare nel 2020, diventando così un Birrificio Agricolo ovvero una filiera diretta poiché ci facciamo tutto in casa: coltiviamo l’orzo, produciamo malto e luppolo e ci occupiamo direttamente di trasportare il prodotto finale a tutti i nostri clienti. Sai, dico spesso che piuttosto di vendere un litro di birra in più, male, ne vendo uno in meno: ecco perché stiamo attenti a come trasportiamo il nostro prodotto che deve attenersi a standard qualitativi altissimi; ma anche scegliamo di affidarci solo a professionisti del settore con i nostri locali rivenditori.

Un modo particolare di vedere la birra insomma, non solo una bevanda…

No, mi piace pensare che le mie “bambine” riescano a far felici chi le gusta. È un modo sicuramente nuovo di interpretare la birra, diverso, ma mi piace considerare le molecole di birra come qualcosa con un’anima perché vivono assieme e assieme, rendono felice l’uomo che sceglie di bersele.

Anche perché, le tue birre rappresentano un po’ la tua personalità no?

Assolutamente sì. Tutte le birre che produciamo sono il prodotto finale di una mia lavoraziona personale. Come la storia che sta dietro la birra “Punto G” che avevo creato nei miei primissimi anni per esser una birra amata dalle donne: dolcina e che non gonfia la pancia. La portai ad una festa e neanche a dirlo, fu un successo incredibile e diventò una nostra birra iconica.

Domanda difficile lo so, ma devo fartela: hai una birra preferita?

Ti rispondo come rispondo sempre: “La birra più buona è sempre l’ultima”.

E il migliore degli abbinamenti tra le tue birre e il tuo cibo?

Allora, con una bruschetta della casa (con pancetta e misto bosco) berrei sicuramente una Brusca perché ha un luppolato elegante che al contempo pulisce dal grasso della pancetta. Con un nostro Club Birrone invece (che ha il pane della pasta della pizza) ci accompagnerei una Luna Park, l’ultima delle nostre birre prodotte, con un gusto amaro agrumato molto coinvolgente. Abbinamenti perfetti questi soprattutto perchè produciamo tutto noi, la birra ovviamente, ma anche i panificati grazie al nostro panificio di proprietà. 

Vuoi lasciarci con una frase che ricorderemo?

Certo, ti dirò “sagra forever”, che è un po’ anche il mio mantra. Sai, la dissi quando fui premiato come Birraio Migliore dell’anno – era il 2015 – e racconta un po’ tutto ciò che sono e tutto ciò che faccio perché alla terza birra, subito si cancella ogni brutta giornata e ti godi il presente, gli amici che hai affianco e il futuro, beh così il futuro fa sempre un po’ meno paura.

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scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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