Roberto Mazzon, l'Ink Pub di Roncade e il successo di un delivery nato in pieno Covid

Pubblicato il 5 gennaio 2021

Roberto Mazzon, l'Ink Pub di Roncade e il successo di un delivery nato in pieno Covid

Roberto Mazzon è un giovane ristoratore con le idee molto chiare ed una voglia di fare che rasenta le soglie dell’iperattività. Lo ha dimostrato inizialmente aprendo l’Ink Pub in centro a Roncade ad appena 25 anni, nel 2013. Lo ha confermato successivamente tirando dritto con coraggio anche durante l’iniziale, lungo periodo di magra. Lo ha infine quasi “insegnato” ad altri in occasione della prova più dura della sua vita, il lockdown, quando ha visto seriamente minacciata la posizione che si era conquistato nell’universo dei pub roncadesi e non solo. Sono stato all’Ink Pub, a conoscere un personaggio che imparato presto e bene a guardare in faccia i problemi e a tramutarli in opportunità.


Roberto, il 2020 per te e per l’Ink Pub è stato l’anno zero. Ti sei reinventato con il cibo take away e in delivery.
Sì. Sinceramente, quando è partito il lockdown io non ero affatto preparato a offrire un servizio d’asporto, tanto meno una consegna a domicilio. Per giunta mi sentivo assai dubbioso circa l’opportunità di proporre il mio format gastronomico - hamburger, club sandwich e i classici snack espressi - per il mondo del take away… Così ho aperto questo servizio soltanto venerdì, sabato e domenica. Nel giro di pochissimo però ho aggiunto anche il giovedì, grazie al boom di richieste.
 
Da Roncade e dintorni?
Accidenti, anche da molto lontano! Mi chiamavano da Preganziol, da Mogliano, pur di mangiare le mie specialità espresse… Io rispondevo a tutti costoro: “Sì, da te ci arrivo, non posso però garantirti che la roba arrivi calda!”


 
Una vera e proprio escalation.
Sì, abbiamo lavorato sempre di più, col morale che cresceva a braccetto con gli ordini. Mantenere la testa impegnata mi ha evitato di cadere in depressione!
 
Offrire un servizio d’asporto, una consegna a domicilio, dall’entusiasmo con cui ne parli sembra ormai quasi una mission, per te.
Sì guarda, per come la vedo io essermi adattato a questo tipo di proposta, a questo tipo di servizio, non è certo un espediente con cui fare i soldi sfruttando la situazione, ovvio. Ma è un potente strumento di pubblicità. Per natura non sono uno che aspetta e spera, devo sempre ingegnarmi cercando nuove strade, nuove idee, nuove soluzioni. E reinventarmi durante il lockdown ha rappresentato per me la miglior pubblicità possibile.


 
E quando poi hai riaperto il locale vero e proprio, verso l’estate…?
Ecco, lì è stato fantastico. Fantastico perché sono tornato a svolgere il lavoro che amo: spillare le birre, servire le persone e star con loro, etc… Ma soprattutto fantastico perché il locale si è riempito di nuovi avventori, conquistati proprio con il delivery durante la quarantena!! I clienti vecchi e nuovi postavano le foto sui social, invitavano amici… Il passaparola ha funzionato meravigliosamente: ho quasi raddoppiato i coperti a sera, rispetto al periodo pre-Covid.


 
Lanci un vivo messaggio di speranza.
Diciamo che vorrei un po’ spronare tutti i colleghi, soprattutto quelli che hanno locali come il mio. Anche a me è capitato di farmi qualche serata appoggiato sul bancone, girandomi i pollici, durante la quarantena e non solo… Ma restarmene a casa non avrebbe risolto niente, anzi! Stando a casa non risolviamo niente. Se invece ci crediamo, costruiamo un menù intelligente, postiamo le foto, usiamo i social per coinvolgere la gente… Ce la possiamo fare!

 

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

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