Tra sogno e passione una sola certezza: la carne

Pubblicato il 6 settembre 2021

Tra sogno e passione una sola certezza: la carne

Questo e molto altro è stato l’incontro con Stefano, il titolare di Tana del Luppolo.

Il poco tempo a disposizione di chi sa di avere non poche responsabilità, la timidezza di chi non vuole ammettere di avere notevoli capacità e conoscenze e la voglia di raccontare la propria passione per il cibo, la tradizione e la gioia di rendere i clienti felici. Questo e molto altro è stato l’incontro con Stefano, il titolare di Tana del Luppolo, che dopo molti anni nel settore (sua dal 2004 Tana del Luppolo di Lendinara) ha voluto fare una scommessa e aprire un secondo locale, a Este. Qui ci racconta qualche passione, qualche sogno, qualche paura per il periodo e una grande passione: la carne.
 
Stefano, da dove nasce l’idea di Tana del Luppolo?


Nasce dal desiderio di continuare il lavoro iniziato a Lendinara nel 2004 con Tana del Luppolo. Lì siamo stati forse una delle prime hamburgerie e i clienti ci hanno apprezzato fin da subito, motivo per il quale questa è per me una continuazione del lavoro iniziato: la gente ci conosce, conosce le nostre qualità e si fida; ma soprattutto apprezza i nostri panini. Certo non è stato un periodo semplice, abbiamo dovuto rimandare diverse volte l’apertura del locale e aprire a Giugno 2020 appena c’è stato possibile. Molti mesi li abbiamo fatti principalmente affidandoci all’asporto ma va bene così, siamo un team molto unito e competente, siamo tutti giovani e guardiamo sempre avanti.
 
La pandemia quindi è stata un duro colpo anche per voi…

 
Certo, ma sai da questo periodo storico abbiamo anche compreso come il cliente sia cambiato. Come assieme a lui sia cambiata la sua possibilità di spesa, ma anche la sua scelta di uscire o meno di casa e, una volta usciti, la sua preferenza di menù. Da questa analisi abbiamo capito come un menù ricco, completo di ogni sua voce, che si presta ad una vastissima clientela sia per età, che per capacità di spesa, che per gusti, è la scelta migliore. Da noi, letteralmente, possono - e vengono – tutti: abbiamo il business lunch con tutti in giacca e cravatta, ma anche la famiglia con bambini che viene a mangiarsi la pizza al sabato sera o la coppia di giovani che viene per un panino con le patatine. È bello così, soddisfare tutti, è molto bello.
 
Soprattutto se dietro c’è una grande ricerca di materie prime, no?
 
Eh sì, questo premia ancor di più io credo. Pensa che la vetrina di frollatura che hai visto all’ingresso poi la frolliamo noi, scegliamo una scottona garronese veneta che per noi è morbida il giusto e ci piace molto. La carne la prendiamo da un allevamento di Rovigo di nostra fiducia, quindi sappiamo da dove arriva ed è per noi molto importante. Per non parlare di frutta e verdura che arriva dal Mercato di Luisia con prodotti tutti della nostra zona. Siamo molto attenti a questi particolari perché fanno la differenza secondo me, non a caso il nostro menù cambia molto spesso in base alla stagionalità: ogni uno/due mesi cambiamo un paio di panini per aggiungerne di nuovi, così come le pizze e la cucina; tutto ruota attorno ai prodotti disponibili e alla nostra innovazione.
 
Un menù vastissimo, ma ce lo vuoi dire il tuo piatto preferito?


La fiorentina, una bella fiorentina con un calice di vino.
 
Non ci credo, niente hamburger e birra?


(Ride) No dai, io sono un amante della carne a 360 gradi. La apprezzo in ogni sua forma. Tra i nostri panini attualmente il mio preferito è l’italian burger con stracciatella di burrata pugliese DOP, burger di scottona da 200 grammi, pomodorini, crudo di Parma 24 mesi e basilico fresco.
 
E la birra?
 
Beh questa è una mia altra grande passione, pensa che sono senatore della birra. Amo berla, cercarla e studiarla. Mi diverte questo compito di senatore, ne sono molto onorato, perché portare avanti la cultura della birra in Italia secondo me è molto importante. Non a caso siamo stati insigniti del riconoscimento “Accademia della Birra” 2019/2020 e organizziamo anche corsi interni su birra (ma anche sugli hamburger). Non li facciamo spesso perché ovviamente il tempo a disposizione è sempre limitato, ma sono molto belli e speriamo di poter tornare a farne presto: anche perché sono aperti sia ad addetti al settore che ad appassionati.
 
Posso farti i complimenti per la bellezza del locale? Lo hai pensato tu?


(Ride) Ti ringrazio. No ci siamo appoggiati ad uno studio di Padova, si chiama R12 di Pierfrancesco Rosà. Il risultato è spettacolare, un gioco di colori, materiali e strutture differenti che si sposano benissimo tra di loro. Ma avevamo già una super base: questo è un palazzo storico del 1600. Il risultato è un ristorante contemporaneo, ma easy. Proprio ciò che volevo!

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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