​Cosa è cambiato a Milano? "Con la ripresa c’è più voglia di socialità”

Pubblicato il: 21 luglio 2020

​Cosa è cambiato a Milano? "Con la ripresa c’è più voglia di socialità”

Riccardo Corbetta, 31 anni, ci racconta perché è importante riscoprire il rapporto con il cliente. Con calma, senza fretta e con una gran voglia di stare di nuovo insieme e bere qualcosa

Da piccolo girava tra i tavoli guardando cosa faceva papà. Il 10 giugno l’Harp Pub Guinness ha compiuto 44 anni: “Proprio nel giorno in cui abbiamo riaperto post lockdown”, mi comincia a raccontare Riccardo Corbetta, 31 anni, mentre fa gli onori di casa. Ha iniziato a lavorare nel pub di famiglia a 18 anni, ma sin da quando era un bambino lavava i piatti e girovagava tra le sedute che hanno un’aria molto irish. In realtà l’Harp è un pezzo di Milano, che se ne sta lì a dispensare certezze dal 1976, in piazza Leonardo da Vinci, con vista parco Politecnico.

Cosa è cambiato con la riapertura post Covid?
“Molte cose sono diverse, ma noto che chi viene non legge più il menù. Adesso c’è più voglia di socialità, che prima inevitabilmente si era un po’ persa. La gente vuole stare insieme, anche con la mascherina”.

Siamo seduti in un tavolo all’aperto. La novità di quest’anno è il dehors che ospita circa 25 coperti, rispettando le distanze imposte dalle norme sanitarie.

A proposito di nuove norme e abitudini, quanto pesano nell’attività di tutti i giorni?
“Fai il doppio della fatica per servire praticamente la metà dei clienti”.

Risposta che rende perfettamente l’idea, tra igienizzazione del tavolo dopo ogni visita e rilevazione della temperatura. Poco alla volta si sta tornando alla “nuova” normalità, ma se mi giro a guardare le persone sedute di fianco a me, che bevono una birra, quello che sento è la "vecchia" voglia di vivere guardandosi negli occhi.

Ci sarà pure qualcosa di positivo dopo un periodo così complicato?
“Possiamo avere un rapporto più diretto con il cliente. Si prende più tempo, si apprezza il momento in cui ci si ferma un po’ a parlare, senza fretta”.

Il bancone è il suo regno, Riccardo crea la cocktail list con collaborazioni creative con altri bartender, come quello del Baobar o dell’Atmosphere.

Qual è il tuo cocktail preferito?
“Ma da bere o da miscelare? (Mi guarda e sorride, ndr). Per andare sul sicuro te ne dico uno per tutto: l’Old Fashioned”.

Io sto bevendo una birra, qui ce ne sono 30 diverse in bottiglia tra cui scegliere e alla spina non manca mai una IPA. Mi si scalda il cuore ogni volta che alzo lo sguardo sopra il bancone, dove sono sistemate file di whisky.

“Abbiamo 200 etichette ‘certificate’ di whisky, tra scotch, bourbon e irish, con più di 20 referenze di imbottigliatori indipendenti. Ho in programma di riprendere appena possibile con le degustazioni, magari organizzate su due turni, per garantire il corretto distanziamento sociale”.

D'estate la birra bisogna berla alla svelta, sennò diventa calda. Il trucco è prenderne una piccola, così rimane fresca prima che tu la possa finire. Io mi dimentico sempre e vado diretto sulla pinta che, guardando il bicchiere, è quasi finita. Ma ne prendo un’altra senza fretta. “Serve sempre tanta pazienza quando lavori a contatto con le persone”, mi confida Riccardo mentre fa accomodare un paio di ragazzi su un tavolo all’aperto, di fronte al verde del parco. A me la pazienza non manca o, almeno, non finisce fino a quando ho della birra nel boccale.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Fabrizio Arnhold

Il trucco per un buon aperitivo o una cena perfetta? Scegliere il posto giusto. Vi racconterò i miei locali preferiti, ma sempre con spirito critico, senza mai dimenticare che a Milano c’è tutto quello di cui si ha bisogno. Basta saper scegliere.

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