La passione di Domingo: l'entree del suo locale in pieno centro a Padova

Pubblicato il 11 marzo 2022

La passione di Domingo: l'entree del suo locale in pieno centro a Padova

Parlare con Domingo Bufano è stato un piacere dall’inizio alla fine. Un po’ perché nonostante la mascherina, il sorriso che si intravedeva nel suo volto nel parlare del suo locale già di fatto raccontava molto; un po’ perché trovare persone competenti che non hanno paura di sfidare tutto e tutti, per costruire un sogno – oggi divenuto realtà – non mi capita molto spesso. Qui una chiacchierata sul cibo, la vita, la passione che spinge sempre a migliorarsi e la risposta alla incessante domanda di sua mamma che, ancora oggi, gli chiede: “Ma chi te l’ha fatto fare?”.
 
Domingo, ci racconti come nasce Vinet?
 

È il risultato di un lunghissimo lavoro, di una ricerca costante, di uno studio minuzioso non solo di materie prime ma di tutti i particolari che compongono questo locale. Diciamo che è il lavoro di tutta una vita, il frutto di anni e anni passato a stilare business plan, sognare, imparare, guardarmi attorno e immaginarmi come sarebbe potuto essere un posto tutto mio. Ecco cos’è Vinet per me: un sogno che si realizza, un obiettivo raggiunto, una bandierina che oggi (o meglio a Luglio dello scorso anno) ho piantato qui in pieno centro a Padova che mi rende fiero e soddisfatto, ma ovviamente anche in ansia per tutte le cose che ancora si devono e si possono fare, sai, è un lavoro che non finisce mai questo. L’ho costruito negli anni e proprio perché non volevo guardarmi indietro e storcere il naso, l’ho fortemente voluto aprire senza soci, con tutti i rischi e i benefici che questo ovviamente comporta. Ma oggi sono felice, aspetto solo che il cliente ci venga a conoscere e che veda con i propri occhi il tanto lavoro fatto: non ho altro desiderio, anche perché il vino e il cibo qui parlano da sé.
 
Un locale nuovo, nella proposta ma anche nell’arredo, situato in una piccola via e con un piccolo ingresso ma…

(Ride) Eh, ma con un locale estremamente grande. Quando qui entra qualcuno per la prima volta si guarda sempre attorno un po’ spaesato, giuro capita a tutti quanti. Ma è di fatto capitato anche a me quando l’ho visto per la prima volta sai, dall’ingresso uno non si aspetta un locale così ampio e con ben tre piani a disposizione: eppure è così. Mi è piaciuto subito perché si prestava perfettamente all’idea di locale che avevo, c’è un piano terra e un secondo piano con il bancone e qualche piccola seduta rialzata, ci sono parecchi coperti per rispondere un po’ a tutte le richieste del cliente e diversi frighi per contenere i tanti vini che qui proponiamo e poi c’è lei, la cantina al piano di sotto: un posto perfetto dove conservare alla perfezione i vini, in particolar modo quelli rossi. E poi abbiamo un piccolo plateatico esterno con una dozzina di posti. Un locale ampio, un locale per tutti.
 
E quale è la tua offerta qui?

L’essenza di Vinet è quella che poi è racchiusa anche nel nome; qui c’è il vino et… tutto il resto. Diciamo che l’obiettivo su cui tutto gira attorno è quello di offrire una proposta non banale e non convenzionale che abbia però una radicata tradizione del territorio padovano e Veneto ma qualche guizzo di fantasia che però mai riscrive la storia, anzi, la esalta. Il nostro è un locale che ha fatto della minuziosa ricerca del dettaglio il suo marchio di fabbrica: qui non esiste un solo ingrediente, ma nemmeno un solo vino, che non sia il risultato di studio, conoscenza e prove mie e di tutto il mio team. Ci tengo molto che questa cosa si sappia perché ci costa sempre non poca fatica ma è l’essenza stessa del locale. I salumi sono tutti di salumifici locali che visito personalmente, i dolci sono fatti in casa, le proposte sono sempre stagionali e attente ad esaltare i prodotti momento per momento e i vini, beh i vini sono il miglior biglietto da visita di tutti i Colli Euganei, con cantine conosciute e altre meno note, ma di assoluto valore, oltre che un'ottima rappresentazione di ciascuna regione italiana (e non solo). 
 
Un menù stagionale e profondamente territoriale quindi?

Esatto sì, il nostro menù varia ancor più del variare delle stagioni proprio perché ogni stagione dentro di sé si porta delle specialità diverse per ogni mese. Quindi annualmente contiamo di cambiare il menù molto più di 4 sole volte. Ma non cambiamo solo il menù, che è poi un menù sia alla carta che degustazione, con il variare del clima variano anche i nostri cicchetti a disposizione per l’aperitivo e con loro anche la mescita. Un esempio? Proprio in questi giorni, in previsione dell’inizio di temperature più miti, stiamo selezionando le nuove etichette di vini bianchi e bollicine. Qui teniamo molto a questo aspetto, non può esserci un menù profondamente territoriale, senza un attenzione a quello che offre la nostra terra in ciascun momento.
 
La nostra chiacchierata è iniziata con un “Ma chi te l’ha fatto fare” di mamma, ora te lo chiedo io: chi te l’ha fatto fare, proprio ora, con una pandemia in corso?

Ho passato tutta la vita a preparare questo momento, ho studiato e sognato, imparato e aspettato e quando si è presentata l’occasione, non sono certo riuscito a tirarmi indietro. Ho rimandato di un po’ l’apertura per via della pandemia, e a dirla tutta credevo che la ripresa sarebbe stata più “semplice” ecco, ma sono tutt’oggi convinto che realizzare un sogno sia la grande vittoria di ciascuno di noi. Vinet è il mio. Ma sai, questo è un lavoro dove la realizzazione personale, passa per la felicità di altri, altri che son i miei clienti. È con loro che imparo, miglioro ed è anche grazie a loro che so cosa rispondere a mia madre. Quando un cliente mi dice “vengo qui, perché mentre sto cenando, riesco a non pensare che domani sarà di nuovo lunedì” beh, io ho raggiunto il mio obiettivo: far star bene qualcuno!
 
Eppure, non posso non pensare che per rispondere a questa fatidica domanda che racchiude un po’ tutta una vita, basta guardare negli occhi Domingo e sapere che dietro alla mascherina, sta sorridendo tutto il tempo!
 

Foto di Chiara Rigato per 2night
 

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scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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