La ricetta segreta per la felicità? È quella delle crêpes della Cocaeta!

Pubblicato il: 21 dicembre

La ricetta segreta per la felicità? È quella delle crêpes della Cocaeta!

Da sempre adoro le sorprese, le stranezze, i paradossi. Per questo, mentre sono alla Cocaeta ad aspettare la mia crêpe salata vegana e un giovane turista mi rivolge la parola per dirmi:"Oh, it's deliciuos!", indicando la sua crêpe fumante, realizzo di trovarmi in un microcosmo molto speciale.

Se non sei di Venezia, forse non sai che i turisti rivolgono la parola ai residenti per due motivi: chiedere indicazioni, raccontare le personali scorribande dopo aver dato fondo a tutte le tappe del bacaro tour. Stop. Forse, il ragazzo alla Cocaeta non ha saputo trattenersi: doveva comunicare a qualcuno quanto stesse apprezzando la sua calda, goduriosa, crêpe veneziana.


Giulio è l'unica persona a lavorare alla Cocaeta. Nell'ordine, Giulio è l'ideatore, il proprietario, il cuoco (non solo della crespella ma anche di molte delle farciture), il tuttofare. È una persona fiduciosa, un artigiano (delle crêpes), un sognatore. Mentre prepara meticolosamente la tua crêpe, non puoi fare a meno di chiederti da dove sia nata la strana idea di puntare tutto sulle crêpes, per giunta con un impasto vegano, in una città dove non sono affatto popolari.


Spesso però non si va in fondo alla questione: c'è la fila - non è carino trattenere Giulio in chiacchiere mentre gli affamati bussano alla porta - e, soprattutto, dopo il primo morso di crêpe, l'unico scopo nella vita diventa: mangiarla tutta. È successo così anche a me: non appena ho stretto tra le mani la mia crêpe al pesto di pistacchio, caponata e mandorle tostate (tutto fatto in casa), non ho pensato ad altro. Mi sono presa giusto il tempo per un paio di foto, altamente instagrammabili.


La mattinata è particolare, su questo non c'è dubbio: non solo Venezia appare semi-deserta, ma il mio appuntamento di lavoro viene annullato. La Cocaeta è stranamente quasi vuota e io decido di seguire la scia degli (s)fortunati eventi: ordino la crêpes dolce di Natale preparata con crema di cachi e datteri fatta in casa, cioccolato fondente e noci. Finalmente ho l'opportunità di togliermi qualche curiosità sulla storia della Cocaeta e, indovina un po'? Salta fuori che anche Giulio ha seguito la scia degli (s)fortunati eventi e con coraggio e determinazione ha saputo trasformarli nel suo gioiellino veneziano: La Cocaeta.


L'idea iniziale di Giulio era di aprire una piadineria artigianale, ma qualche difficoltà burocratica l'ha fatto giungere all'intuizione vincente: la crêpe è più versatile, più particolare, più semplice da fare in casa. E allora, si parte, si studiano gli abbinamenti che possano accontentare tutti, senza mai strappare sulla qualità e la genuinità degli ingredienti.

Sì, ma questo impasto vegano croccante fuori, morbido dentro, elastico quanto basta per avvolgere il ripieno, ma mai gommoso, nemmeno dopo repentini cali di temperatura? Ancora una volta, è frutto di un accurato studio, quasi scientifico, sull'uso delle farine e di una casualità. Una delle prime clienti della Cocaeta ha portato una piccola delegazione di volontari di Sea Shepherd alla creperia, con una richiesta: che le crêpes fossero interamente vegane. Il risultato fu eccellente, e da quel momento Giulio propone un unico impasto, vegano, continuamente aggiustato nelle dosi per garantire la massima qualità, sempre.


Mi godo gli ultimi morsi della crepes di Natale, quando la coppia di turisti appena arrivata chiede un caffè. Giulio non fa caffè, ma propone il vin brulé, caldo e rincuorante, proprio quello di cui c'è bisogno in una fredda giornata autunnale. La ragazza sorseggia, sorride, esclama:"Oh, it's better than a cappuccino". Questa capacità di trasformare le piccole avversità in momenti di felicità è un talento naturale, nonché la vera ricetta segreta della Cocaeta.

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  • MANGIARE CON LE MANI

scritto da:

Martina Tallon

Amo mangiare ma sono sempre a dieta, non riesco mai a stare ferma anche se alla guida sono un pericolo, adoro andare per locali però sono un po' tirchia. Le contraddizioni sono il mio pane quotidiano: mai prendersi troppo sul serio.

IN QUESTO ARTICOLO
  • Cocaeta

    Fondamenta San Giobbe 548 B, Venezia (VE)

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