​A un anno dall’Acqua Granda, Venezia si sente lasciata sola

Pubblicato il: 12 novembre 2020

​A un anno dall’Acqua Granda, Venezia si sente lasciata sola

Chiusi tutti i caffè storici della Piazza e quindici le attività commerciali che hanno abbassato le serrande.

E il bollettino “di guerra” non finisce qui: lavoratori in cassa integrazione e aiuti economici stanziati purtroppo ancora insufficienti per coprire le spese correnti che, a Venezia, si sa, sono insostenibili con un flusso turistico fuori dall’ordinario. Aggiungi nove mesi fa l’inizio della Pandemia e la situazione si profila tragica a detta dei commerciati e di Claudio Vernier, Presidente di Associazione Piazza San Marco: “Siamo stati lasciati soli, ma c’è bisogno di essere #unitipervenezia”, “Sia chiaro, non stiamo chiedendo di poter rimanere aperti: ora è di nuovo il tempo della responsabilità e delle chiusure. Ma non vogliamo essere dimenticati. Ci aspettano mesi durissimi”.

I punti che chiedono delle risposte sono relativi alla regolamentazione degli affitti e sui sostegni ad hoc, perché, è inevitabile, innumerevoli attività commerciali saranno spazzate via e perse per sempre impoverendo la città. Ad ora 15 le serrande definitivamente abbassate.

Spiega ancora Vernier: “È ormai imprescindibile agevolare oggi chi affitta a residenti: a Venezia serve una politica residenziale e lavorativa che sia slegata dalla monocultura turistica, oltre che un sostegno a tutte le attività legate al turismo, come spettacoli, eventi e musica”.

Si chiede inoltre inoltre che le paratoie del Mose siano alzate anche per maree inferiori a 130 cm, trovando una soluzione per tutti i lavoratori del porto. Perchè, come spiega Raffaele Alajmo, Vice-Presidente di Associazione Piazza San Marco: “A un anno dall’acqua Granda, i grandi danneggiati sono ancora in attesa degli indennizzi. Il Comune di Venezia è intervenuto sul rimborso dei danni inferiori ai 20mila euro, ma per i danni superiori sull’erogazione decide Roma”.

Photo by Jonathan Ford on Unsplash

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