Born in Barletta, perché amiamo ancora così follemente gli Stati Uniti

Pubblicato il 29 dicembre 2021

Born in Barletta, perché amiamo ancora così follemente gli Stati Uniti

Antonio Sarcina, owner del Black Soul, ci spiega da dove nasce la nostra folle passione per gli Stati Uniti (anche e soprattutto a tavola)

I telefilm americani, la pallacanestro e poi un viaggio, nel 2013, verso New York: è così che Antonio ha perso la testa per gli Stati Uniti. È difficile resistere a questo grande e affascinante Paese, con la sua cultura, colori, melting pot di musica, razze e sport. Ma non volendosi trasferire oltreoceano, Antonio ha deciso di importare la cultura americana a Barletta. Così ha dato vita al Black Soul, American Steakhouse & Music Bar che in tavola porta il cibo degli States con un generoso adattamento mediterraneo. Ma perché il fascino di hamburger, patatine fritte e mega bistecche è ancora così forte su tutti noi? Perché amiamo ancora così follemente l'America? Ce lo spiega Antonio Sarcina.

Antonio, da dove nasce la tua passione per gli Stati Uniti?

Dai telefilm americani: li guardavo in tv sin da bambino e già da allora sentivo che in quel Paese c’era qualcosa di diverso, di affascinante.

Hai portato a Barletta gli hamburger e le bisteccone da grande barbecue americano: secondo te perché ci piacciono così tanto?

Perché ci raccontano un modo di festeggiare gudurioso, un momento di relax post lavorativo, easy e facile da scegliere, che diventa trasgressivo con una bella birra artigianale. In poche mosse ci si può regalare un viaggio da fermi.



Perché il sogno americano ha ancora così presa su di noi, anche a tavola?

Gli Stati Uniti sono lontani, ma vicini allo stesso tempo: basti pensare alla musica, ai social, alle mode che arrivano a noi in un lampo. Anche il cibo ha qualcosa di affascinante. Poi, sono convinto da sempre che l’erba del vicino sia sempre più verde: l'esterofilia, soprattutto americana, ha ancora una salda presa su di noi.

È vero anche che la cucina americana non è la più salubre per il nostro organismo: da italiano, cosa hai cambiato delle ricette americane?

Rispetto all'industrializzazione spinta di gran parte dell'enogastronomia americana, al Black Soul facciamo tutto in casa, dalle sale al pane, in modo da poter rivisitare alimenti potenzialmente grassi in modo salubre.


Alcune serie tv hanno mostrato anche a noi italiani certi “impossible food” presenti solo negli States. Qual è la cosa impossibile che hai mangiato lì durante i tuoi viaggi?

Le Fettuccine all’Alfrerdo! Erano impossibili, ma avevo voglia di pasta. Al Black Soul non l'abbiamo in menu, ma se abbiamo richieste di aperture speciali a pranzo, magari per una festa privata, facciamo in modo da creare un menu in cui inserire un buon primo.


Il Covid ha messo un oceano di divieti tra noi e gli Usa. Quando si potrà tornare lì, quale sarà la prima cosa che mangerai?

Una bella Tomawhak, come quella che ho mangiato nella storica steakhouse di Williamsburg Peter Lugger. Sono entrato e l’atmosfera mi ha colpito subito: le luci un po’ soffuse ricordavano certi locali del passato, con almeno un secolo di storia alle spalle. Vorrei anche tornare nella steakhouse di Michael Jordan, un luogo dall'atmosfera raffinata. La Puglia è la patria del fornello e delle bracerie: rispettando questa tradizione, al Black Soul vogliamo offrire una prospettiva diversa, quasi “esotica”. Poi lasciamo che sia il cibo a compiere la magia.

  • GLI ADDETTI AI LAVORI

scritto da:

Stefania Leo

Giornalista e appassionata di cibo, amo vedere e raccontare tutte le storie che si intrecciano in un piatto. Cucino, leggo e non mi fermo davanti a nessun ingrediente sconosciuto: è solo il punto di partenza per un nuovo viaggio gastronomico.

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