Tra spezie e vini naturali: Hadi racconta il viaggio di Peace' n' Spice

Pubblicato il 22 luglio 2021

Tra spezie e vini naturali: Hadi racconta il viaggio di Peace' n' Spice

Hadi – uno dei soci – ti accoglie all’ingresso con il sorriso, e poco importa che tu sia persona conosciuta o meno, il sorriso dice, “qui è di casa”. Subito dopo, arriva il profumo di una cucina che inizia presto il lavoro, al fine di non farsi trovare mai impreparata o in ritardo. Il gioco sarebbe ora provare a capire quali siano le spezie usate, per fare cosa e con che risultato, con che colore, con che intensità di sapore. Il tempo è poco però, e Hadi è un fiume in piena: sembra non vedesse l’ora di avere l’occasione per raccontare e raccontarsi quello che dal 2017 è un sogno, divenuto un po’ casa.
 
Come mai questo nome? Peace’ n’ Spice che significato ha?
 

Hadi ora Ride. Sta ridendo perché - mi racconta - di come questo nome sia arrivato per caso, quasi all’ultimo. Avevamo praticamente finito i lavori – spiega – restava solo da aprire ma serviva un’insegna. Solo che non avevamo un nome. Ne abbiamo molto discusso, siamo stati a parlarne per un sacco di tempo e poi è arrivato in maniera così naturale che quasi ci ha sorpreso. Noi soci, il nostro staff, i nostri stessi fornitori o clienti, tutti viviamo qui in una armonia di pace che mai è mancata fin dall’inizio. Quindi ci siamo detti okay, la pace qui c’è e beh, le spezie quelle anche, quelle non possono mai mancare. Ecco, Peace’ n’ Spice è armonia, che deriva da tutte le connessioni che creiamo e che portiamo anche a casa. Capita proprio che da questa contaminazione tra differenti culture e idee, si sviluppino nuovi abbinamenti, nuovi sapori.
 
Ma come riuscite a mescolare tante tradizioni e culture in uno stesso menù, senza però perderne nessuna, senza che qualcosa prevalga?
 

Anche qui la risposta ha a che fare con l’armonia. Tutti i piatti sono piatti frutto di una attenta rivisitazione da parte nostra, che è poi il nostro vero punto di forza. “Kabuli” ad esempio, uno dei nostri piatti di punta, non è fatto in maniera tradizionale, ma perché noi siamo in Italia e l’Italia è per noi l’armonia del piatto, del menù, ciò che collega tutto quanto. Sai spesso si pensa a un ristorante con cucina straniera, per porsi anche ad una clientela straniera. Non qui, qui deve poter venire chiunque ed ecco perché per noi la rivisitazione dei piatti è importantissima. Qui abbiamo famiglie italiane che la domenica a pranzo ordinano da anni il nostro cibo e questo per noi è un orgoglio. Perché significa che non siamo più un piatto “straniero” ma siamo entrati nella realtà delle vite degli italiani. Per me questa è una vittoria. E poi le spezie, beh le spezie qui le usiamo con maestria. Il piatto è buono, ma senza spezie non sarebbe certo lo stesso.
 
Un menù molto vegano, ma pensato non solo per vegani, giusto?
 
Giustissimo sì. All’inizio scrivevamo quali erano i piatti adatti a un vegano, oggi non lo facciamo più. Non serve. È talmente evidente che anche il cliente lo nota, infatti non ce lo chiede più nessuno. Sicuramente sono molti i piatti vegetariani e vegani, ma abbiamo anche qualche opzione di carne e vorremmo aggiungere un’offerta di pesce. Anche i dolci sono stati rivisti. Il Muhallabia infatti lo abbiamo modificato perché non avevamo un dolce vegano, ora però abbiamo anche quello.
 
E l’abbinamento con i cocktail invece? Quello da dove arriva?
 

Quello dei cocktail è un aspetto che a me personalmente è molto caro e ci tengo tanto perché è stato creato inizialmente con una persona che oggi non è più tra noi e che spero sia fiero di come ho continuato il lavoro. È una lista in continuo cambiamento, ma siamo tutti molto fieri di questo aspetto, ancor più perché notiamo che anche il cliente inizia ad appassionarsi. Una volta mi chiedevano sempre lo Spritz Aperol, oggi invece tutti mi chiedono lo Zafferol, la nostra versione con zafferano in pistilli e Angostura. E poi si sposano tutti perfettamente con i nostri piatti.
 
E oltre ai cocktail, cosa offrite di particolare e abbinabile ai piatti?
 

Guarda, crediamo molto nella ricerca e nello studio. Come per i cocktail anche i vini sono scelti dopo diverse prove, ma il risultato oggi ci soddisfa molto. Certo, sono vini particolari sì, ai quali però la clientela sembra abituarsi; anzi, sembra proprio apprezzare. E poi è novità fresca fresca di questi giorni, l’arrivo di nuovi spiriti di Oltre-Liquorificio all’Antica, realizzati in collaborazione con Batipati. Sono incredibilmente buoni e sono anche perfetti per Peace’n’Spice perché arrivano dopo moltissimi esperimenti; ma il risultato è un tripudio di spezie, sapori, viaggi e avventure. E poi parte del ricavato della vendita sarà devoluto all’Associazione Culturale Batipai, che devo dire: non potrei esser più felice!
 
E il vostro cliente com’è? Conosce già i piatti o no? È più la paura o la curiosità?
 
Abbiamo una clientela vasta: dalla famiglia con figli alla coppia, dagli studenti che abitano qui nei dintorni o vengono in zona per studiare a turisti italiani. Capita anche che perché ci hanno trovato in internet, arrivino anche turisti stranieri che poi tornano per tutta la durata della vacanza. Mi dicono “a pranzo mangio la pizza e la pasta, la sera poi vengo da voi” e prenotano per tre file di seguito. Diciamo che quasi mai capita un tavolo numeroso dove almeno uno dei clienti non ci abbia già provato, anzi, la nostra impressione è che quella stessa persona abbia portato il gruppo. Infatti, spesso li vediamo che si spiegano a vicenda il menù, come comporlo, cosa è meglio assaggiare. A noi diverte molto e ci piace tanto, significa che sono stati bene, altrimenti non tornerebbero con gli amici. Direi che no, non c’è mai stata paura a provare i piatti. Forse un po’ di titubanza quando magari i figli portano qui i genitori, all’inizio vedi che non sanno bene come muoversi, poi sono sempre quelli che ordinano più di tutti. È una clientela vasta, ma sicuramente quello che la porta qui è la curiosità, non la paura.
 
Infatti si dice spesso che attraverso il cibo sia più semplice approcciarsi ad una cultura diversa da quella che conosciamo. Sei d’accordo?
 
Sono d’accordissimo. La cucina è tutto, è il legame che sta dietro ogni cultura. Noi ci svegliamo e la prima domanda che ci facciamo è “cosa mangiamo oggi” e questo capita ovunque. Il cibo, senza il cibo non ci sarebbe nulla. TI siedi ad un tavolo e mangi, ​tutto accade dietro al cibo.

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scritto da:

Anna Iraci

Nata a Padova qualche anno fa, appassionata di film gialli e pizza diavola, meglio se assieme. Giocatrice di pallavolo nel tempo libero e, nel restante, campionessa di pisolini. Saltuariamente (anche) studentessa. Da grande voglio scrivere, ma siccome essere grande è una rottura, intanto bevo Gin&Tonic. Con il Tanqueray però.

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