La protesta dei ristoratori a Montecitorio. I carabinieri si tolgono il casco per solidarietà

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 12:27

La protesta dei ristoratori a Montecitorio. I carabinieri si tolgono il casco per solidarietà

La lenta agonia dei ristoratori che scendono in piazza a protestare da tutta Italia. Il gesto dei carabinieri in segno di solidarietà

Non è facile essere ristoratori oggi. La pandemia da coronavirus ha messo in ginocchio un settore florido che ci rende grandi in tutto il mondo e che, oggi, tra continue chiusure e l'obbligo di tenere chiuso alla sera, ha poche possibilità di riprendersi.

Una lenta agonia che ristoratori, baristi, gestori di locali e dipendenti hanno voluto gridare a voce alta anche nella giornata di lunedì 22 febbraio davanti a Montecitorio con un presidio organizzato dall’associazione Tutela Nazionale Imprese. 

Proprio lì, ai piedi delle finestre del Parlamento italiano e della Camera dei Deputati sono scesi in piazza da tutta Italia per far sentire il proprio disappunto. 

La solidarietà dei carabinieri

Dopo un momento di tensione iniziale tra carabinieri e manifestanti (alcuni hanno provato a forzare le sbarre di accesso verso l’Hotel Nazionale) è scattato un lungo applauso ai carabinieri schierati in tenuta anti sommossa. L'applauso alle forze dell'ordine, seguito da un "Bravi, bravi, grazie" da parte dei manifestanti era per esprimere la propria solidarietà alle forze dell'ordine dopo la notizia della morte del carabiniere Vittorio Iacovacci, ucciso in un agguato in Congo insieme all'ambasciatore italiano, Luca Attanasio. 

A questo ha fatto seguito una scena atipica, che si ricorderà, a lungo: i carabinieri si sono tolti il casco in segno di solidarietà verso i manifestanti. 

Un gesto lento, partito da uno e poi passato al collega accanto fino ad arrivare all'ultimo. 

Le richieste dei ristoratori

La piazza di Monte Citorio, gremita di persone, ha ascoltato le voci dei ristoratori esausti. Al presidio hanno partecipato anche baristi, gestori di locali da tutta Italia oltre a tantissimi dipendenti ormai in cassa integrazione da un anno. Ad aderire alla manifestazione anche i ristoratori di #ioapro.

I problemi principali evidenziati sono una cassa integrazione che non arriva, gli incassi ai minimi storici se non inesistenti, i continui stop&go che destabilizzano e non permettono di organizzarsi. La richiesta? Un netto cambio di rotta dal nuovo Governo Draghi. 

Per ovviare da subito ai problemi le richieste principali dei ristoratori scesi in piazza sono quelle di riaprire sia a pranzo che a cena in zona gialla, o comunque nelle zone a bassa diffusione del virus; regole certe, sicure e più a lungo termine; ristori immediati oltre ad una riduzione delle tasse per tutte le attività in difficoltà. Una riduzione degli affitti e delle utenze per locali che non riescono a coprire, con le entrate, le spese. 

A questa si aggiunge la richiesta forse più importante: poter lavorare. 

La mancanza di turismo: pioggia di conseguenze su ristoratori e guide

Senza dimenticare che una delle conseguenze più gravi della pandemia è la mancanza di turismo in Italia e lo stop agli spostamenti tra regioni (prorogato fino al 27 marzo).

Questo va ad inficiare non solo sul settore della ristorazione e HoReCa in generale ma anche su quello dell'arte. Così, anche le guide turistiche tagliate fuori dal contributo a fondo perduto del Mipaaf, sono scese in piazza al fianco dei ristoratori. 
 
Il Presidio "permanente" continua anche oggi, martedì 23 febbraio. 

Ed ecco alcune immagini del presidio: 



Photo Credits: pagina facebook Tutela Nazionale Imprese 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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