Spreco alimentare: italiani più virtuosi che mai nel 2020

Pubblicato il 4 febbraio 2021 alle 20:07

Spreco alimentare: italiani più virtuosi che mai nel 2020

La pandemia ha portato maggiore consapevolezza e attenzione. In attesa dell'ottava Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco alimentare, ecco i dati del Waste Watcher International Observatory

Nell'attesa dell'ottava Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco alimentare Waste Watcher International Observatory diffonde i dati del suo Rapporto 2021 che rilevano un atteggiamento virtuoso degli italiani che migliorano rispetto agli anni precedenti.

Si registra, infatti, un -11,78% di spreco alimentare nel 2020. Altro dato interessante è l'attenzione dei single che risultano più virtuosi delle famiglie. Meglio il nord, ancora qualche difficoltà al sud.
Come ha inciso la pandemia? Bene! Si nota una nuova generale vocazione per l'impegno sostenibile. 

Venerdì 5 febbraio, alle 11.30, si terrà l'appuntamento in streaming dal titolo: "Stop food waste: one health, one planet". 

La pandemia ci ha resi più virtuosi 

Il patto degli italiani col cibo è probabilmente una delle conquiste più significative del lockdown della primavera 2020 e dei lunghi mesi invernali di distanziamento. Il cibo come scelta più consapevole per la propria salute e il benessere: lo conferma il report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (su rilevazione Ipsos), in occasione dell8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare. 

Cosa rileva il rapporto? Gli italiani sprecano ancora e tanto ma decisamente meno. L’Italia del covid prosciuga lo spreco e rilancia per lo sviluppo sostenibile: nel 2020 finiscono nella spazzatura solo 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), quindi l’11,78% in meno (3,6 kg) rispetto al 2019. Questo significa oltre 222.000 tonnellate di cibo “salvato” dallo spreco in Italia (per la precisione, 222.125 tonnellate) e un risparmio di 6€ pro capite, ovvero 376 milioni di euro a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi € l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 €. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera. 

Chi spreca più cibo e dove 

La mappa dello spreco nella penisola ci spiega che siamo più spreconi a sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (ca 600 grammi a settimana) e nei piccoli centri, mentre si spreca meno a nord (- 8%, ca 489 grammi a settimana) e nel centro Italia (- 7%, ca 496 grammi settimanali).
Chi spreca di più? Le famiglie. In media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono più virtuosi e oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni.

Uno dei dati più interessanti e a sorpresa è che non sono le persone più abbienti a sprecare di più. Secondo i dati meno si guadagna e più si spreca: il 38% circa di italiani che si autodefiniscono “di ceto basso / medio-basso” getta circa il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati.

Spiega l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "Dalle loro case e dalle loro cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’OPA sul loro futuro".

Afferma Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos: "ll profilo delle dinamiche dello spreco alimentare scorre lungo direttrici peculiari nel nostro Paese e ci consente di costruire una mappa peculiare della cultura alimentare che evidenzia delle differenze nelle diverse aree del Paese, tra i ceti sociali, tra metropoli e borghi e in base alla tipologia di famiglia. L’area in cui vi è una maggiore attenzione alla riduzione degli scarti alimentari è il Nord (489,4 grammi la settimana, rispetto una media di 529,3 grammi), quella in cui vi è una maggiore disattenzione è il Sud (602,3 gr la settimana). Da un punto di vista della struttura sociale del Paese, i ceti che mostrano una minore attenzione allo spreco sono i ceti bassi e popolari (+9% di spreco rispetto la media), anche se in questi segmenti sociali si sprecano meno alimenti come uova, latticini o cibi precotti. Anche la dimensione del centro urbano marca una differenza rispetto allo spreco, con una maggiore disattenzione (+15%) nei comuni e nei centri più piccoli del Paese. Nel confronto tra tipologie di famiglie, infine, le famiglie con figli conviventi risultano più coinvolte in forme di spreco (+15% rispetto la media)".

Una netta diminuzione dello spreco domestico

Il rapporto registra una generale tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico. A livello nazionale e globale rappresenta un’incidenza del 60/70% sullo spreco di filiera.  E il netto calo di spreco alimentare si conferma anche in questi primi mesi del 2021 attraverso il report Waste Watcher International su rilevazioni Ipsos monitorato nella settimana del 18/21 gennaio.

Cresce la consapevolezza

Colpisce l’attenzione degli italiani al tema: l’85%, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia covid 19.

La spesa si fa per lo più una o due volte alla settimana: lo dichiarano 7 italiani su 10 (il 69% degli intervistati) e c’è una netta consapevolezza sull’importanza di investire qualche euro in più per la qualità.

Racconta il curatore scientifico del Premio vivere a Spreco Zero Luca Falasconi: "Il risparmio creato dal non spreco (376 milioni che a livello nazionale si vengono a liberare da ciò che non sprechiamo più) potremmo, o forse dovremmo reinvestirlo in cibo di migliore qualità".

Questo l’orientamento di 1 italiano su 3 (il 33% degli intervistati), mentre il 60% ha un atteggiamento pragmatico: si ricerca il miglior rapporto costo/qualità. Pochissimi (meno del 5%) vanno sistematicamente in cerca del ribasso.

L’attenzione alla prevenzione dello spreco alimentare si riverbera nell’insegnamento ai figli: primo non sprecare, dicono le famiglie italiane nell’83,9% dei casi.

Spreco alimentare: gli ingredienti più sprecati dagli italiani

Otto italiani su 10 dichiarano di non sprecare quasi mai il cibo, o meno di una volta alla settimana. E quando capita, è sempre la frutta fresca al top della nefasta ‘hit parade’ degli sprechi (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (5%), da insalata (21%) e dal pane fresco (21%).

Ci siamo scoperti grandi “panificatori” nelle lunghe settimane del lockdown, adesso possiamo riconoscere di non aver abusato di quella passione: gettiamo 20 grammi a settimana pro capite, e poco meno di 1 kg nel corso dell’anno.

Perché si spreca cibo a casa? 

Di solito ci si dimentica di alimenti a ridosso di scadenza, che si deteriorano (46%), ma a volte capita che la frutta e verdura acquistate fossero già sull’orlo della deperibilità (42%) e i cibi venduti erano già vecchi (31%). Però si ammette anche di comprare troppo (29%) e aver calcolato male il cibo che serviva (28%). E quali sono le conseguenze dello spreco? Gli italiani in questi mesi guardando innanzitutto al costo dello spreco, primo nefasto contraccolpo del cibo gettato per l’85% degli intervistati. Ma subito dopo il pensiero va al pessimo esempio nei confronti dei giovani e dei figli (84%) e all’immoralità di questo comportamento (83%), quindi si pensa allo spreco delle risorse vitali (80%) e alle conseguenze in termini di impatto ambientale e inquinamento (77%).

Le strategie per la prevenzione e la riduzione dello spreco

Le strategie di prevenzione e riduzione dello spreco coinvolgono solo in piccola parte l’aspetto tecnologico: solo il 7,7% utilizza le app per il cibo last minute e il 3,2% per l’ortofrutta a ridosso di scadenza, con prezzi ribassati. Il 2,5% fa uso di piattaforme di scambio, il 3,4% utilizza app con ricette di riutilizzo e il 4,2% ricorre alle app di gestione ottimale del cibo e monitoraggio delle scadenze. Nel complesso la tecnologia sembra ancora impattare estremamente poco, rispetto alle strategie di ‘buon senso’ nella fase di acquisto e gestione del cibo: il 41% privilegia l’acquisto periodico di prodotti a lunga scadenza e quello frequente di prodotti freschi, il 39% si concentra nell’organizzazione del frigorifero/dispensa per scadenza dei prodotti, il 37% sceglie di acquistare prodotti in piccolo formato e più di 1 italiano su 3, il 36%, compila sistematicamente una lista della spesa basata sul menu settimanale. Una volta acquistato il cibo, l’89% si concentra sul consumo degli alimenti deperibili e l’87% non si formalizza sulla scadenza, e – dietro assaggio - consuma il cibo anche 24 ore dopo il suo teorico deperimento.
Per prevenire, l’87% congela il cibo acquistato in eccesso, e l’86% conserva gli avanzi per riutilizzarli in seguito. Sono sempre i cittadini a votare i provvedimenti antispreco potenzialmente utili: svetta l’educazione alimentare a scuola 91%, poi la sensibilizzazione sulle conseguenze ambientali (89%) e sulle conseguenze negative per l’economia (88%). Del tutto impopolare le ipotesi di aumentare il costo del cibo (il 77% boccia questo scenario), di far pagare le tasse in base allo spreco ma anche di realizzare confezioni più grandi, strategia controproducente per il 66% degli intervistati.

L'influenza del Covid sullo spreco alimentare 

Nella tragedia della pandemia possiamo comunque sottolineare alcuni impatti positivi sulla sostenibilità e l’attenzione al tema di un’economia circolare. 

Gli italiani si dividono: per il 51% l’effetto è stato positivo / molto positivo, per il 49% negativo/molto negativo. Fra i pregi la limitazione degli eccessivi spostamenti/trasporti e la riduzione del traffico aereo (49%), oltre alla maggiore attenzione per la salute e il benessere (34%). Fra le ricadute negative l’aumento dei rifiuti a causa anche delle troppe mascherine (57%) e l’aumento dello shopping online che ha generato eccessivo movimento di corrieri e troppi imballaggi (42%), ma c’è anche chi spiega che la sostenibilità è passata in secondo piano (37%) e che si è ridotta possibilità di utilizzo del trasporto pubblico (36%).

I consumatori riconoscono però il ruolo degli imballaggi come veicolo di informazioni relative al prodotto: le funzioni del packaging in testa nel riconoscimento dei consumatori riguardano il carattere informativo rispetto alla scadenza (57,4%) e le modalità di conservazione del prodotto (43%). Seguono chiarezza, leggibilità e trasparenza delle informazioni (31,6%), ma anche dati sulle corrette modalità di conferimento in raccolta differenziata (28,6%) e presenza di un’etichetta che parli dell’impronta ambientale del pack stesso (28,1%).

Uno sguardo internazionale

Lo sguardo di Waste Watcher International Observatory si è focalizzato sugli scenari globali del pianeta, nell’anno della pandemia: a un campione statistico transnazionale si è chiesto se, a lungo termine, il cambiamento climatico potrà diventare una crisi grave quanto il covid-19.

È questa l’opinione di larga parte dei cittadini di Cina, india e Messico (81/84%), mentre l’Italia si posiziona appena dietro: fra il 71 e l’80% degli intervistati concorda con questa previsione, denotando una reale preoccupazione per il surriscaldamento del pianeta. E con l’Italia sono in questa fascia anche Francia, Spagna, Giappone e Brasile. Meno preoccupati sono decisamente Stati Uniti, Canada e Australia (59/64%), mentre in Germania, Russia e Gran Bretagna concorda il 65/70% dei cittadini.

Sullo spreco alimentare, l’attenzione alla prevenzione è particolarmente alta in Italia e Nuova Zelanda, dove 1 cittadino su 2 dichiara di impegnarsi. 

Le iniziative per l'ottava giornata di prevenzione dello spreco alimentare 

Stop food waste. One health, one planet è il tema degli eventi istituzionali della 8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, venerdì 5 febbraio 2021: un appuntamento consolidato per l’agenda dello sviluppo sostenibile e, nei mesi ancora convulsi della pandemia, una data importante per guardare alla prevenzione e riduzione degli sprechi come elemento chiave per presidiare la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il Forum è in programma dalle 11.30 su piattaforma digitale. Qui sotto trovi la clip della giornata e qui il link per partecipare. 


 
I dati riportati in questo articolo sono stati forniti dal Waste Watcher International/ DISTAL Università di Bologna per campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos. 

Photo Credits: in foto Andrea Segrè fornita da Ufficio Stampa 

 

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scritto da:

Irene De Luca

Agenda, taccuino, registratore e macchina fotografica. Attenta alle nuove tendenze ma pur sempre “old school inside", vago alla ricerca di ispirazioni, di colori, di profumi nuovi per raccontare una Milano che poi tanto grigia non è.

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