Si apre discreto sulla strada, luminoso e invitante, il rifugio urbano di Centocelle. E’ l’enoteca Al Turacciolo di Monia Ferri, bottega e bistrot (romanamente inteso), oggi un luogo in cui una comunità di quartiere si incontra per sortite veloci o morbidamente rilassate.

Una presenza costante


Sono 11 anni che quella serranda si apre ogni giorno, dalla mattina alla sera tardi, ha scelto Centocelle quando di questo quartiere non si diceva bene, e ha costruito. Un po’ alla volta, seguendo l’evoluzione che ha interessato tutta l’area negli ultimi anni, l’enoteca Al Turacciolo ha costruito una solidità e un nome, con discrezione ma senza esitare. Per niente avvezza alle mode, ai trend del design contemporaneo, l’enoteca Al Turacciolo è rimasta fedele all’idea con cui è nata, cioè un luogo aperto a tutti, dove sentirsi a casa, quasi fosse una stanza in più, quella dedicata al relax.

Il mondo in un turacciolo


Ci voleva tutta la passione di Monia, da subito proprietaria e ospite dell’enoteca Al Turacciolo, che è riuscita a trasferire nel locale, non grande ma molto accogliente, la sua visione. Dare ai suoi ospiti un assaggio di quanto di meglio offre il vastissimo mondo del beverage, vino, certamente, ma anche birre, distillati, liquori e amari.


Non grande sì, eppure c’è il mondo tra le pareti del Turacciolo. Su quelle scaffalature ricavate nei muri spessi, che trasudano solidità e protezione, una ricerca costante e ininterrotta – nemmeno in periodi di pandemia – porta le eccellenze dalle cantine di tutto il mondo ma dà anche voce a piccoli produttori, con i loro progetti speciali, fuori dai grandi cataloghi, incontri che difficilmente si fanno altrove.

Mescita ma sul serio


Sul grande specchio che sovrasta il bancone il pennarello bianco disegna il menu della mescita del giorno, o della settimana, o in base alle novità del momento, a volte colpi di fortuna, altre frutto di tantissimi assaggi. Qui si leggono vini stupendi, espressioni di territori inspiegabilmente assenti dai grandi circuiti (e purtroppo spesso anche dai grandi ristoranti). Durello, Bardolino, Ruchè finalmente accanto ai grandi classici, ai brunelli, ai montepulciano, ai cabernet, agli chardonnay, e stili naturali e ‘convenzionali’ possono stare sullo stesso scaffale senza litigare. Per l’enoappassionato o anche minimamente curioso, un posto in cui assaggiare cose diverse ogni volta, conoscere più sfaccettature di denominazioni e vitigni è il paese dei balocchi... Tutto in un’atmosfera informale, calda e amicale.

Un bancone di quartiere


Chi capita al Turacciolo, poi ci torna. E ‘un’enoteca vestita da pub inglese, o un pub romanizzato, difficile dirlo. Ma quel bancone racconta tantissime storie, almeno quante sono le targhette apposte subito al di sotto della superficie in legno, gli ‘ultras’, come li definisce Monia, che sono entrati per la prima volta 11 anni fa e non ne hanno ancora abbastanza. E quanto sia importante costruire un rapporto con il proprio pubblico si è visto negli ultimi due anni, tra lockdown, infodemie e paura della socialità. L’affetto della comunità ha consentito al Turacciolo di resistere nonostante le difficoltà, l’ha sostenuto quando ha dovuto adattare la proposta agli orari di apertura imposti dai vari decreti, e quando un’enoteca deve chiudere alle 18 rischia di chiudere e basta.

Enoteca 2.0


Invece dal periodo più cupo della pandemia, il Turacciolo è uscito addirittura rinnovato, sperimentando di volta in volta aperture nel mondo del food. Tutto il possibile è stato tentato, dall’asporto alle partnership con catering e artigiani locali. E oggi oltre alla carta dei vini- che è orale, nel senso che cambia così spesso che Monia ha smesso di scriverla – c’è anche una ricca proposta gastronomica, per tutti gli appetiti.

Anche i più piccoli sono i benvenuti, per loro ci sono merende sane, succhi e spremute, da accompagnare ai giochi a disposizione, mentre i grandi possono godersi un aperitivo senza sensi di colpa.


Taglieri abbondanti con salumi di nicchia e prosciutto di Bassiano e San Daniele tagliato al coltello, formaggi dal caseificio Radichino dei fratelli Pira, due autentici artisti dell’arte casearia (da provare almeno una volta il loro blu di bufala e il taleggio di pecora), abbinati a conserve realizzate espressamente per il Turacciolo, in attesa di quelle che usciranno con il marchio vero e proprio del locale (pere e cannella su tutte).


E in pausa pranzo e a cena, i tavolini (venticinque coperti circa, per via del distanziamento) si riempiono di piatti caldi secondo stagionalità, ma tipici e famigliari: polpette al sugo, melanzane alla parmigiana, e perché no, anche la polenta nei mesi freddi.


A chiusura, la specialità della casa è la cheese cake, sia in versione con cottura che senza, ma da assaggiare anche le crostatine rustiche alle visciole e ovviamente le ciambelline al vino, immancabili e pop.

Capolavori in corso


Dopo cena, amari artigianali oppure mixology, dal martedì alla domenica (tranne il venerdì): sì a tutti i classici, anche a qualche twist, e signature in occasione degli eventi, con deejay set e musica live, secondo un calendario in continua evoluzione.

  • RECENSIONE
  • ENOTECA
IN QUESTO ARTICOLO
×