Veganuary: torna nel 2022 la challenge per un gennaio da vegani

Pubblicato il 1 gennaio 2022 alle 06:12

Veganuary: torna nel 2022 la challenge per un gennaio da vegani

Ogni anno l'hashtag #veganuary fa il giro del mondo e diventa top trend sui social.

Le vacanze di Natale portano all'indulgenza calorica anche i più rigorosi osservatori della forma e sono seguite immancabilmente da un mese dove si cerca di riprendere il controllo della salute tagliando alcool, grassi e zuccheri. Non poteva dunque esserci mese migliore da scegliere per la challenge Veganuary lanciata dalla omonima ong britannica. Lo scopo dell'organizzazione profit è ovviamente incoraggiare le persone di tutto il mondo a provare la dieta vegana almeno per gennaio, nella speranza che poi l'abitudine rimanga. 

Il primo evento fu lanciato da  Jane Land e Matthew Glover nel gennaio del 2014 e da allora ha aumentato considerevolmente i partecipanti ufficiali della challenge, passando dai 12.800 del 2015 ai 513663 del 2021. I partecipanti si iscrivono alla Challenge registrandosi alla organizzazione (viene richiesta una donazione all'atto dell'iscrizione, la donazione minima suggerita è di 15 dollari). Da lì i partecipanti ricevono uno "starter kit" da scaricare e email di supporto durante il mese. Nel kit si trovano ricette e dove disponibili anche indirizzi per la spesa e nomi di ristoranti dedicati alla cucina vegana. Come per ogni challenge la cassa di risonanza sono i social media, per cui i partecipanti sono invitati a condividere sui loro profili immagini, ricette e momenti della loro esperienza vegana, rendendo in questo modo la challenge virale e portando alla partecipazione anche persone che non si sono iscritte a Veganuary. Le stime degli organizzatori in questo senso dicono che la challenge 2021 contò circa cinque milioni di partecipanti sui social media

La dieta vegana, ricordiamo, è un'alimentazione senza carne, latte, latticini e uova. I motivi che ci dovrebbero portare a provarla? Due i principali secondo Veganuary. Il primo è di ordine etico, vale a dire non contribuiamo allo sviluppo dell'industria che fa soffrire gli animali. Il secondo è di ordine ambientale perché gli allevamente intensivi di bovini e suini sono uno dei principali fattori di emissione di gas serra oltre ad essere grandi consumatori di risorse naturali. Nell'estate del 2021 il Wwf ha presentato il report «Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne»; Isabella Pratesi, Direttore Conservazione di Wwf Italia, nella sua presentazione affermava "Se vogliamo dare un futuro al Pianeta non basta più pensare ad abbattere le emissioni di CO2, dobbiamo ridurre le emissioni del sistema food che sono deforestazione, perdita di biodiversità, inquinamento e distruzione di ecosistemi".

  • NOTIZIE
POTREBBE INTERESSARTI:

​Pizza Day, l’appuntamento è fissato per il 17 gennaio

Una festa dedicata al lievitato tra i più famosi al mondo nel giorno di Sant’Antonio Abate patrono dei pizzaioli.

LEGGI.
×