C'è un locale a Lecce che quest'anno compie 30 anni, abbiamo intervistato il suo creatore

Pubblicato il 8 marzo 2021

C'è un locale a Lecce che quest'anno compie 30 anni, abbiamo intervistato il suo creatore

La Torre di Merlino, il 5 dicembre 2021 compie 30 anni. Antonio Torre, che creò questo locale e che ancora oggi lo gestisce, fu il pioniere della nightlife nel centro storico di Lecce, dopo di lui aprirono il Road, il Joyce e poi tutti gli altri. Siamo andati ad intervistarlo perché ci interessava scoprire di più della sua storia, e soprattutto di qualche idea che gli è venuta nell'ultimo anno.

Com'era Lecce 30 anni fa per chi apriva un locale?
Era una landa desolata, assolutamente incomparabile con la nightlife del centro storico di oggi, o meglio di ieri, prima del 2020.

Da dove nasce questo nome curioso?
Io amo i personaggi della Disney, Merlino era un alchimista che trasformava il piombo in oro, che era un po' quello che volevo fare io, poi c'è il fatto poi questo locale si sviluppava in altezza, ci sembrava una torre. Per ultimo, ovviamente, c'entra il mio cognome.
Volevamo aprire un locale per risparmiare, perchè spendevamo tanto in giro per divertirci. Non sapevamo che saremmo andati incontro a spese molto più alte!
All'inizio eravamo quattro amici, purtroppo a ridosso dell'apertura litigammo, io rilevai le quote di tutti e restai solo. L'inizio di questo mio progetto fu anche, purtroppo, la fine di un'amicizia,

Ci ricordiamo concerti memorabili, addirittura i Negrita....
Per i primi tre anni ho fatto 1000 concerti dal vivo, tutte le sere c'era un concerto, o comunque qualcosa di bello da fare. Vedevo la Torre come un contenitore di cose belle. I Negrita hanno presentato il loro primo album qui, e qui hanno fatto il loro primo concerto. Ma mi ricordo anche le serate di cabaret, che erano bellissime, di qui son passati anche Toti e Tata. 
C'erano un sacco di ragazzi, gente, voglia di bere e di ballare, e anche qualcuno che voleva farsi le canne e se le faceva. Fu un periodo bellissimo in cui andavo a mille, c'era un'economia disinibita, si viveva bene, si spendeva.


Come è cambiata la Torre negli anni?
La Torre è cambiata insieme a me, io mi ero stancato di quei ritmi vorticosi. Così, visto che uno dei punti cardine del locale era la gastronomia, (fin da subito facevamo panini, crostini, insalate tutto di ottima qualità) ho cominciato a pensare al locale anche come un ristorante.
Nel 95/97 abbiamo swicchato l'attività diventando a tutti gli effetti un ristorante senza musica. Il tutto fu dovuto anche al fatto che avevamo avuto dei problemi col vicinato, ordinanze di chiusura per la musica alta e così via, cose che ci hanno fatto pensare di prendere definitivamente un'altra direzione.


Ma il tuo rapporto con l'enogastronomia? Abbiamo visto una foto di te con Bottura...
Io mi ero affezionato tanto alla gastronomia, per 5 o 6 anni siamo stati segnalati anche sulla guida Michelin. A quel punto eravamo a un bivio: o continuare per ottenere la stella Michelin o tornare alla cucina delle origini. Non dimentichiamo che ottenere la stella implica una serie di costi non indifferenti: dal personale di sala alla cantina, e non era un investimento che avevamo voglia di fare.
Allora siamo tornati ad una cucina di qualità, ma senza pretese di stelle, anche perché con il centro storico sempre più chiuso alle macchine, questo locale prendeva sempre più la connotazione di un locale turistico: ai turisti offrivamo una cucina tradizionale, ma alleggerita secondo i canoni della cucina gourmet.


Come definiresti la cucina di oggi alla Torre di Merlino?
Una cucina del territorio ma gourmet, non solo salentina, ci piace spaziare anche altrove.
La nostra affluenza è all'85 % turistica, quindi non possono mancare i cavalli di battaglia salentini, ma quando possibile spaziamo, ci piace cercare prodotti ottimi e inventare piatti originali.

E veniamo alla situazione di questo ultimo anno...
Ti dico solo che nell'estate 2020 è stato perso l'87% del nostro fatturato, questo perché è mancato il turismo, soprattutto quello straniero. E poi potevamo ospitare solo la metà dei nostri coperti, viste le restrizioni per il distanziamento.

Poi tu hai scelto di non aprire più..
Sì, perchè aprire così è antieconomico. Il locale ha delle spese fisse che devono essere ammortizzate nell'arco delle 24 ore, nel mio caso lavorando solo la mattina avrei avuto difficoltà a far quadrare i conti. Molto probabilmente chi sta aprendo al momento si sta indebitando, io ho preferito non indebitarmi.


A un certo punto però è successo qualcosa...
A un certo punto però io non riesco a stare fermo, e volendo cucinare ho deciso di aprire per me a pranzo, anche per smaltire le scorte che avevamo fatto per la stagione invernale, avevo soprattutto i salumi e i formaggi, le cotture lunghe...
Da lì è nata l'idea del private dinner, una cena per me e per la mia compagna, cucinata da me e trasmessa in streaming; quando è stato possibile si sono aggregate anche un paio di persone, sempre del nostro nucleo famigliare.
Può darsi che nella lunga distanza questo diventi un format, soprattutto se continuiamo a rimane gialli. Io metterò a disposizione 4 tavoli in 4 stanze separate e preparerò ogni giorno un menu fisso, dall'antipasto al dolce, a prezzo fisso. Lo preparo come se lo facessi per me: vado al mercato, faccio la spesa con quello che trovo fresco, ci aggiungo le mie scorte.

Dicci un'immagine ti torna in mente, senza pensarci troppo, di questi 30 anni
Allora avevo tre locali: la Torre di Merlino, i Merli (il primo wine bar a Lecce) e la pizzeria Bella Notte (la prima pizzeria napoletana a Lecce): era troppo bello uscire dal locale e vedere una marea di teste vagare tra un locale e l'altro...

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