Bastian Osteria e Foresta Bastian: come si mangia nel più grande plateatico di Treviso

Pubblicato il 6 aprile 2021

Bastian Osteria e Foresta Bastian: come si mangia nel più grande plateatico di Treviso

Tra luci calde e soffuse che incorniciano le bottigliere a profusione, ed un arredo che incrocia armoniosamente legno, metallo e sedie, vuoi vimini vuoi in plexiglass stile Queen; l’interior design del Bastian Osteria è il secondo biglietto da visita del locale. Il primo, infatti, è nientemeno che il giardino esterno, quest’anno è ulteriormente ampliato unendo così l’utile (la necessità di distanziamento sociale, garantito in ogni zona e tavolo) al dilettevole (mantenere il primato trevigiano di plateatico più ampio).


Pur godendo di una superficie ancor più generosa di prima, la cosiddetta “Foresta Bastian” ha acquistato anche in intimità, grazie alle nuove piante presenti, come le canne di bambù, alte e capaci di ricreare una notevole atmosfera: davvero, mangiando qui, non sembra affatto di trovarsi a Treviso. Per i gruppetti più folti, fino alla singola coppietta, oltre alle soluzioni interne al locale, nella “Foresta Bastian” c’è la doppia opzione dei tavoloni con albero centrale, che in tempo di Covid riescono ad ospitare ciascuno quattro persone opportunamente distanziate, sedute su comodi sgabelli “all’americana” ad oltre un metro l’una dall’altra. Molto confortevoli, infine, i tavolini più bassi collocati sotto la tettoia adiacente l’ingresso del ristorante.

Poco prima che il Veneto entrasse in zona rossa, dirottando la clientela del Bastian Osteria sulla golosa proposta per l’asporto, sono stato qui a pranzo… E mi è rimasta la voglia di tornarci appena possibile. Magari in primavera inoltrata, quando, come tutti auspichiamo, sarà di nuovo finalmente possibile godersi un giardino così bello anche all’ora della cena.


Il mio aperitivo parte subito in bellezza, ma naturalmente non mi aspettavo nulla di meno: del resto la fama di cicchetteria e vineria premium precede il Bastian ormai da qualche anno: l’abbinamento tra Franciacorta Brut di Vezzolimozzarella all’acciuga espressa, infatti, è di quelli che ti farebbero dire “Io mi fermo qui con la scelta del mangiare e del bere, continua a portarmene ad oltranza”. Sarebbe tuttavia un peccato, visto il prosieguo.

 
A seguire, infatti, tocca all’antipasto. Ed essendo in due, scegliamo giustamente due proposte differenti, riunite però sotto il cappello di un Merlot Friuliano in purezza, una piccola perla di morbidezza, profumo e rotondità scelta ad hoc dal sommelier Max, esperto e simpatico cantore di storie sul mondo del vino e della ristorazione. Venendo alle pietanze, da una parte ecco la tartare di manzo della casa, servita con tuorlo d’uovo cotto in olio a 40° (che ne massimizza cremosità) e accompagnata da senape di Digione, da cipollina di Tropea, da del burro montato all’erba cipollina con acciuga, e infine da una densa salsina al peperone scottato alla griglia. All’interno della battuta trovi “pepite” di capperi e olive, ad impreziosire ulteriormente un piatto che è un autentico divertissement, da mangiare vuoi scomposto, coi suoi crostini caldi, o viceversa da pasticciare a piacere.

L’altro antipasto è semplicemente, un’opera d’arte vegetariana: una melanzana cotta e ricoperta con crema di stracciatella, chips di patate e salsina di pomodori datterini crudi. Credo che la foto parli da sola.


A proposito di foto, guarda bene quella d'apertura, nell'incipit dell'articolo. Sì, perché alla voce “primi piatti”, quando debutti al ristorante del Bastian Osteria non puoi certo esimerti dal provare la specialità della casa, la già mitica Cacio e Pepi. Nota il plurale: questa lieve variante del più storico piatto romano a base di pasta viene proposta con una miscela di 5 differenti spezie pepate: esse variano di stagione, in stagione, per conferire ora un sapore particolarmente corposo d’inverno, ora un gusto fresco e profumato nella primavera-estate.

 
Ridendo e scherzando è già ora dei secondi, assolutamente di carne vista la cristallina predilizione per la cucina di terra che sviscera il menù stagionale. Menù che, importante precisarlo, non viene mai deciso unilateralmente dallo chef, ma è sempre frutto di un bel lavoro di squadra, di un vero e proprio brainstorming fra cucina e sala.

Un secondo piatto è la costata di fassona, nella sua pezzatura minima da 500 grammi, che è stata frollata oltre un mese e viene affiancata dai doverosi contorni di stagione.


L’altra proposta è il petto di faraona, disossato e cotto a bassa temperatura (75°) a bagnomaria, che subito prima d’essere servito viene dorato in forno. Accompagnata all’immancabile salsa pevarada, la faraona compone, con la fassona, un bis di secondi di terra ben rappresentativo della filosofia del Bastian: un occhio di riguardo al territorio trevigiano e alle tipicità venete, ed un altro alle eccellenze gastronomiche del resto d’Italia.


Questo pasto sontuoso si conclude, naturalmente, con il dolce, preceduto però da una chicca in grado di cogliere in contropiede persino il sottoscritto: il cocktail pre-dessert, preparato assolutamente a sorpresa, rum scuro con cioccolato extra noir, sciroppo all’arancio e gocce di angostura. Una nota intensa ed esotica pronta a sostenere il duplice gran finale, in arrivo di qui a pochi minuti…


… E davvero non potrebbe esserci definizione migliore di “gran finale”, per la proposta pasticcera fatta in casa. Anzitutto una fetta di morbida torta al cioccolato, coadiuvata da sorbetto all’arancia amara, capace d’infondere calore ed amore. E poi, rullo di tamburo, una tartelletta di pastafrolla con crema al limone, meringa all’italiana "bruciacchiata" e sorbetto di lamponi: e qui, signori, al Bastian Osteria ho visto i fuochi d’artificio!

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scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

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