Alessandro Magistro e Francesco Maria Regina hanno le idee chiare su quali saranno i contenuti che funzioneranno nel prossimo futuro: quelli reali e autentici.

Siamo passati in dieci anni dai filtri “Retrica” alla necessità di raccontarsi nudi e crudi, qualunque cosa voglia dire. Noi, per chiarirci le idee, su quanto questo "reale" non sia solo un nuovo "artefatto", lo abbiamo chiesto a loro: i due CEO di Magistro Creativi & Associati, l'agenzia di comunicazione e branding che si è fatta notare parecchio nel panorama barese.

Dalla perfezione digitale al ritorno al reale


“In un mondo in cui l’intelligenza artificiale sta facendo passi enormi, oggi si preferisce un’immagine reale,” spiegano. È uno dei paradossi più evidenti dell’ultimo periodo: più la tecnologia consente di costruire contenuti impeccabili, più il pubblico ha imparato a riconoscere ciò che è artefatto. Nel settore food, questo cambiamento è particolarmente visibile: i contenuti perfetti in ogni dettaglio non sempre generano coinvolgimento. Al contrario, funzionano quelli spontanei, quelli che restituiscono una sensazione di verità. “C’è bisogno di autenticità nel racconto del cibo,” sottolineano. “Ben vengano influencer locali, territoriali. Funziona ciò che è vero, ciò che ha radici nel contesto.” Gli strumenti sono sempre più sofisticati, ma la comunicazione non può ridursi a un esercizio tecnico. Deve restare umana.

Instagram, TikTok e il linguaggio delle piattaforme


La differenza si percepisce chiaramente anche osservando le piattaforme. Instagram nasce come spazio fotografico, fondato sull’estetica dell’immagine. Il suo linguaggio è legato alla cura visiva, al dettaglio studiato. È una piattaforma che, per struttura, tende all’artefatto. TikTok, invece, ha un’altra natura. È costruito sull’immediatezza, sulla velocità, sulla spontaneità. I video sono verticali, diretti, spesso girati senza grandi produzioni. Il pubblico è diverso e trascina con sé chi comunica verso uno stile più autentico. Secondo Magistro e Regina, le nuove generazioni stanno mostrando una certa insofferenza verso i filtri e le costruzioni eccessive. È un cambio culturale prima ancora che digitale. Nel food questo significa raccontare il piatto per quello che è, senza trasformarlo in un oggetto irraggiungibile.

Le fiere diventano narrazione


Il cambiamento non riguarda solo i social. È evidente anche nelle grandi fiere di settore, dal Levante Prof al Sigep di Rimini. “Ormai gli schermi vengono messi in verticale,” osservano. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma è un segnale culturale forte. La nostra percezione visiva è stata modellata dallo smartphone. Il formato verticale è diventato naturale, familiare. E questo incide anche sull’estetica degli stand. Le fiere non sono più solo luoghi di esposizione. Sono ambienti progettati per essere raccontati. Angoli Instagrammabili, postazioni per talk da caricare su YouTube, spazi pensati per diventare contenuti in tempo reale. La vita reale viene concepita già in chiave social. Ogni stand deve funzionare dal vivo e allo stesso tempo attraverso uno schermo. Questo approccio cambia anche il modo in cui le aziende si presentano. Non basta più avere un prodotto valido: bisogna costruire un contesto narrativo, un’atmosfera, un’identità visiva coerente con il messaggio.

Il simbolo precede l’assaggio


Nel mondo food, l’immagine è il primo contatto. Prima si guarda, poi si assaggia. “La prima cosa che si fa davanti a un piatto è fotografarlo,” spiegano. La foto o il video anticipano l’esperienza reale e, proprio per questo, diventa centrale. Ma attenzione: non deve essere perfetto. Un piatto troppo costruito può sembrare finto. Al contrario, un dettaglio imperfetto, una salsa che sborda, un bordo leggermente sporco, può aumentare il desiderio. “È il segno che qualcuno lo ha già mangiato. Che è veramente buono”, sottolinea Magistro. La comunicazione non deve essere sterile. Deve suscitare emozione. Non importa quale, purché sia autentica. Nostalgia, curiosità, fame, appartenenza. Il pubblico non cerca contenuti neutri, ma esperienze che attivino una reazione.

Il desiderio come motore


“Quello che comunichiamo è un desiderio”, affermano i due SEO. “La comunicazione food non si limita a mostrare un prodotto. Costruisce un immaginario, racconta un momento, un contesto, una sensazione”. Il desiderio nasce dall’identificazione. Per questo la comunicazione fredda non funziona più. Non basta informare, bisogna coinvolgere. 

Creatività: l’unico vero vantaggio competitivo


Se tutti hanno accesso a strumenti avanzati - smartphone di ultima generazione, app di editing, intelligenza artificiale - allora dove sta la differenza? “La sfida è nella creatività,” rispondono senza esitazione. Ciò che distingue un brand è la capacità di trovare uno stile unico, riconoscibile. Significa osservare il mercato, capire dove sono arrivati gli altri e individuare uno spazio ancora libero. Nel food questo si traduce in identità chiara, coerenza visiva, tono distintivo. Non si tratta di rincorrere ogni trend, ma di scegliere quali linguaggi adottare e come adattarli alla propria storia. La creatività non è improvvisazione. È strategia, studio, sensibilità. È la capacità di tradurre un prodotto in un racconto.

La comunicazione come esperienza


Oggi la comunicazione non è più un accessorio del prodotto. È parte integrante dell’esperienza. Uno stand fieristico non è solo uno spazio espositivo, ma un ambiente immersivo. Un profilo social non è solo una vetrina, ma una narrazione continua. In questo scenario, il ruolo di un’agenzia come Magistro Creativi & Associati è quello di costruire coerenza attraverso linguaggi e piattaforme diverse, mantenendo un’identità forte.

Oltre la tecnica, resta la storia


Alla fine, tra schermi verticali, contenuti spontanei e strategie digitali, ciò che resta è sempre la storia. Un brand che funziona è un brand che sa raccontarsi, che sa trasformare un prodotto in un simbolo. La comunicazione nel mondo food è cambiata, ma il suo obiettivo resta lo stesso: creare connessioni. Che si tratti di uno stand al Sigep o di un video su TikTok, la differenza la fa chi riesce a trasformare un’immagine in emozione autentica e reale.

Magistro Creativi & Associati - Via Vincenzo Bellini 8, Bari. T: 0809642317

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