Il panorama dei locali in una città come Firenze è in costante evoluzione. Ogni giorno assistiamo ad attività che aprono e chiudono a un ritmo tale che non sempre è facile rimanere al passo. Ogni tanto però capita di imbattersi in delle realtà con un'identità ben precisa e una consapevolezza dei propri mezzi fuori dal comune. Sono luoghi che riescono a ritagliarsi uno spazio importante, diventando un vero e proprio punto di riferimento.
È il caso questo di Urban Spirit, bar di quartiere tra il Poggetto e lo Statuto, che a breve si appresta a festeggiare i tre anni di attività.
Ne abbiamo parlato con Marco, il titolare, e con il suo team. Un gruppo giovane, dinamico, con un'idea chiara su come sviluppare un progetto in grado di portare le persone a riscoprire zone della città troppo spesso sottovalutate.
Tra una riflessione sul ruolo di un bar di quartiere e la presentazione dei nuovi componenti dello staff, abbiamo scoperto quanto siano importanti i rapporti personali: sia nei confronti dei clienti, ma anche e soprattutto tra colleghi. Perché, come nello sport, un progetto vincente nasce sempre da una squadra affiatata, dalla voglia di lavorare e di crescere insieme, migliorando ogni giorno.

Marco - Partiamo dal concetto del buon bere: qui si beve bene e a prezzi abbordabili per tutti. Inoltre, a quasi tre anni dall'apertura, siamo riusciti a creare un punto di ritrovo in periferia che mancava. Qui c'è un'aria serena e un clima piacevole che permette a tutti di sentirsi a casa. Ma i nostri punti di forza sono sempre stati gli stessi fin dall'inizio perché, come si dice, format che funziona e che piace non si cambia.
Marco - Dopo tre anni posso affermare che l'andamento del locale ha superato tutte le aspettative. Io in primis non avrei mai sperato di riuscire a sviluppare una realtà di questo tipo. Ovviamente devo ringraziare anche i miei collaboratori, perché da soli non si fa niente. Si possono avere tutte le idee del mondo, ma se non hai un team che ti supporta e rema dalla tua stessa parte, non vai da nessuna parte. Proprio per questo il bilancio è estremamente positivo e spero di continuare così anche in futuro.

Saul - Io ho venticinque anni e ho cominciato lavorando in una pasticceria vicino Pistoia, per fare un po' di esperienza e imparare il mestiere. Una volta tornato a Firenze ho trovato lavoro in un bar/tabacchi, un'esperienza diversa da quella attuale: la clientela era differente e anche gli orari. Ho cominciato a frequentare Urban Spirit da cliente sin dall'apertura e da subito mi ci sono trovato molto bene. Poi, nel momento in cui c'è stato il cambio di personale, ho parlato con Marco e sono entrato. Qui mi occupo un po' di tutto: prevalentemente sala e servizio, ma posso dare una mano anche in cucina, oppure stare dietro il bancone e preparare qualche cocktail.
Nero - Anche io ho venticinque anni e ho cominciato studiando all'alberghiero. Poi ho fatto varie esperienze in molti settori, principalmente nel mondo della caffetteria nel quale mi sono fatto le ossa. Io e Saul eravamo amici da tempo e proprio come lui ho cominciato a venire qui da cliente, anche perché in zona, da Piazza Libertà a Piazza Dalmazia, di locali aperti la sera ce ne sono ben pochi. Ricordo quando siamo venuti qui la prima volta e subito mi sono accorto che l'ambiente era diverso. Poi, come dico sempre a Marco, già dalla seconda volta che siamo venuti lui si è ricordato di noi e dei nostri gusti in fatto di drink, una cosa che mi ha colpito e mi ha convinto ancora di più a frequentare il locale. In quel periodo, inoltre, lavoravo poco lontano da qui e spesso dopo il lavoro venivo a bere qualcosa con i colleghi. Non essendo molto contento della mia situazione lavorativa in quel momento, quando Marco mi ha detto che cercava qualcuno che si occupasse dei cocktail, ho colto l'occasione al volo e ora sono qui.

Marco - Secondo me è molto migliorato. Nonostante il fatto che a Firenze la nightlife si stia un po' sciupando, Urban rappresenta un'isola felice, sia per i clienti che per noi. Io sono contento del fatto che possiamo contare su un bacino di utenza molto eterogeneo: dal giovane alla persona più adulta. Qui vengono gruppi di persone che vanno anche dai cinquanta ai sessant'anni, non solo i ragazzi. E il bello è che tutto è molto amalgamato e spesso anche persone con età e interessi differenti possono ritrovarsi assieme e scambiare quattro chiacchiere. Questo è un fattore che ci regala grandi soddisfazioni e rende anche per noi piacevole lavorare. Come dico sempre, in questo mestiere si deve viaggiare e lavorare duro per quattro o cinque ore, poi il resto è contorno e qui si tratta di un bel contorno, anche grazie al rapporto con i clienti.
Proprio per questo nel quartiere siamo un punto di appoggio un po' per tutti, per fare un aperitivo, stare bene insieme e divertirsi.
Marco - Dal punto di vista umano questa esperienza mi ha formato molto il carattere, anche perché ricopro un ruolo nel quale non posso esimermi da tutta una serie di responsabilità. Dal punto di vista lavorativo invece sono molto contento, perché finalmente posso esprimere quello che ho sempre voluto fare: come mi piace ripetere, per me nel lavoro è fondamentale il team. Questa è sempre stata la base, perché è l'unico modo per rendere piacevole un luogo di lavoro. I momenti duri ci sono e ci saranno sempre, ma se tra di noi si sta bene, non si litiga e ci si parla è tutto più semplice. Proprio per questo per me, avere dei collaboratori felici, è la cosa più importante. In generale posso dire di essere maturato e aver imparato tanto, cercando sempre il giusto equilibrio tra il mio ruolo di titolare e il rapporto con il gruppo.
Saul - Per me è cambiato tutto in modo molto positivo: mi sento libero e a mio agio, sia con i clienti che con i colleghi. Viviamo in un mondo in cui i rapporti tra le persone sono sempre più difficili, mentre qui mi sono sentito subito accettato da tutti. In altri posti di lavoro a volte si ha paura di parlare e di esprimere la propria opinione, qui invece c'è sempre l'occasione per un confronto e per una crescita personale.

Nero - Come ti ho detto prima, avendo lavorato in tanti altri posti, posso dire che non sia scontato trovarsi subito a proprio agio con i colleghi e con il titolare. Da quando sono qui ho trovato un bar nel quale potermi sentire a casa e nel quale potermi esprimere al meglio. Anche se sono arrivato da poco posso dire che qui ci sono persone vere, e stando tanto tempo insieme si è creato da subito un rapporto di grande confidenza.
Mohamed - Anche per me si tratta di un cambiamento in positivo. In tutto questo tempo mi sono reso conto che Urban, più che essere un semplice posto di lavoro, è un po' come una casa. Credo di essere cresciuto sia a livello personale che lavorativo, soprattutto se penso alle mie esperienze passate. Nel mio vecchio lavoro, ad esempio, più facevo e più aumentavano le richieste e le pressioni. Qui invece non c'è nessuna richiesta, ma la voglia di dare qualcosa in più nasce proprio da me. Come dice Marco, il lavoro di squadra è la cosa più importante, e qui dentro posso dire che c'è una grande sintonia tra di noi, anche se ci sono stati alcuni cambiamenti e abbiamo dovuto ricostruire lo staff. Anzi, forse il fatto di aver ricostruito ci ha dato una spinta in più, perché ci ha fatto ricominciare con ancora più forza.
Marco - Sarò ridondante, ma una delle cose che in questi tre anni mi ha colpito veramente tanto è il fatto di aver sviluppato qualcosa di così forte e di essere riuscito a trasmetterlo a tutti. "Mi casa es tu casa", è una frase che mi appartiene tantissimo ed è proprio quello che Urban rappresenta per me.
Nero - Qualche giorno fa pensavo a una cosa. Io e Saul siamo amici da una vita, siamo cresciuti nel quartiere, studiando qui e giocando a calcio per strada. In questo modo ovviamente abbiamo incontrato tantissime persone, senza però conoscerle veramente. Lavorando qui invece molte di queste persone le abbiamo ritrovate come clienti e abbiamo imparato a conoscerle meglio, coltivando dei piccoli rapporti personali. Questo rappresenta un modo per stringere nuove amicizie e perché no, tornare a sentirsi un po' adolescenti.
Mohamed - Una cosa che mi piace sottolineare è che qui da Urban ognuno di noi ha una sua personalità ben precisa, che viene riconosciuta e rispettata dai clienti. Io sono il Moha, lui è Saul, lui Marco e lui Nero. Qui possiamo essere noi stessi e questa cosa viene recepita da tutti. Inoltre, sento di essere un punto di riferimento, sia per i miei colleghi, sia per i clienti che vengono qui ogni giorno e questa per me è una cosa molto importate.
Saul - Ti racconto un aneddoto. Oltre a questo lavoro io sono molto interessato al mondo dell’arte; infatti, frequento anche una compagnia dove c'è gente che dipinge e non solo. Un giorno, quasi per scherzo, ho proposto a Marco di mettere qualche quadro all’interno del locale e lui mi ha detto subito di sì. Sono rimasto molto colpito da un titolare che, dopo essersi fatto il "mazzo" per creare questa attività, si è subito fidato di me e mi ha dato la possibilità di sviluppare questa mia passione all'interno del suo bar, permettendomi di esprimere quello che sono oltre all'aspetto lavorativo.

Marco - Urban è improntato sull'arte ed è basato sul concetto della riqualificazione del contesto urbano, per mettere in luce quei quartieri che vengono un po' bistrattati. È proprio in questi quartieri però, che si sviluppa una maggiore creatività. Per questo io qui, nel mio locale, sono molto contento di poter dare spazio e visibilità a questo mondo e cerco di farlo in tanti modi differenti: dalla lampada al quadro fatti da un cliente, fino al murale di Ninjaz e tanto altro ancora. In questo modo possiamo mettere in risalto il lavoro di tanti giovani e dargli una mano a farsi conoscere. Se posso aiutare qualcuno lo faccio volentieri, è questa la filosofia alla base di Urban Spirit.

Marco - Secondo me la periferia si sta sviluppando molto e questa è una cosa buona. I motivi sono semplici: prezzi più bassi, meno burocrazia e più libertà da quei limiti che riguardano un centro storico come quello di Firenze. Di questo la gente se ne sta accorgendo ed è più incentivata a frequentare i locali della propria zona.
Saul - Quando ero più giovane il centro storico era un luogo di ritrovo per tanti ragazzi provenienti dalla periferia. Oggi invece le possibilità sono limitate e il centro non è così facile da vivere. Anche la nascita di tutti questi studentati ipermoderni e non per tutte le tasche ha spinto la gente a riscoprire quelle zone un tempo meno frequentate, con meno problemi e un'offerta adatta a tutti.

Marco - Dal mio punto di vista sono molto contento di questa nuova tendenza. Da quando è nato Urban Spirit, solo in questo quartiere hanno riaperto quattro o cinque locali. Se ci sentiamo un po' pionieri? Un po' sì, perché probabilmente abbiamo contribuito a questa rinascita dei quartieri periferici, nei quali il lavoro è molto diverso dal centro. Qui, infatti, il cliente non è solo una banconota con le gambe, ma una persona da coccolare e trattare bene, per invogliarla a tornare. Inoltre, la periferia ti permette di essere un po' meno ingessato rispetto al centro, mostrandoti al cliente per ciò che sei veramente.
Marco - Non è facile per me immaginare il futuro di Urban Spirit. Di progetti ce ne sono tanti e anche di idee. Io però sono uno che preferisce concentrarsi sul presente, pur guardando sempre in avanti. Ma come sempre tutto dipende dalla formazione del team e dal nostro rapporto. Io con la mia squadra posso sviluppare tutti i progetti del mondo, ma concentrandosi su una cosa alla volta. Sono aperto a tutto: possiamo spostarci, cambiare orario, pensare al pranzo, andare all'estero, tutto è possibile. L'importante è avere un buon business plan e svilupparlo, con la forza delle idee e del gruppo.
Urban Spirit
Via Scipione de' Ricci, 1B - Firenze
Telefono: 3758203722
Via Scipione De' Ricci 1, Firenze (FI)