A Taviano una braceria che porta in tavola ottime carni a chilometro zero e chicche abruzzesi da non perdere

Curioso connubio quello tra Puglia e Abruzzo, due regioni vicine ma non confinanti, che in realtà condividono una cucina di tradizione semplice ma saporita, basata perlopiù sull’utilizzo di verdure di stagione e carni cotte alla brace.


Due regioni che il giovane tavianese Emanuele Portaccio, titolare del locale in questione insieme alla sorella Elisabetta, conosce bene. Sì, perché è proprio in terra d’Abruzzo che si è trasferito per portare a termine gli studi in psicologia. Cosa c’entra la psicologia con una braceria? Poco e niente all’apparenza, ma in realtà è proprio grazie alla sua formazione che Emanuele evidenzia una spiccata empatia con gli ospiti del suo locale, occupandosi dell’accoglienza a 360°, mentre la sorella ha in carico l’aspetto amministrativo e gestionale.


Aperto da luglio 2019, dunque, Ota & Sbota (gira e rigira in dialetto salentino) vuole indicare sia il rito di cuocere la carne alla brace secondo la filosofia del locale, sia il percorso personale dei due giovani, che da sempre nutrivano il sogno di aprire un ristorante tutto loro; un locale che si differenziasse da quelli già esistenti sul territorio, che offrisse una tipologia di gastronomia unica.


Il cerchio si chiude dunque con la geniale idea di unire materie prime di altissima qualità provenienti sia dal Salento (a km 0) sia dall’Abruzzo, grazie ai numerosi contatti recuperati negli anni. Piccoli artigiani, non grandi industrie, che producono chicche alimentari senza eguali, tra cui appunto i celeberrimi arrosticini, veri protagonisti della brace.


Come vengono fatti e come si mangiano è tutto un programma, ma vale la pena farselo raccontare da Emanuele, che da perfetto padrone di casa con piacere elogia agli ospiti le peculiarità di questa pietanza, in grado di conquistare anche i palati più esigenti. Vi sono varie tarature (22 gr, 25 gr, 28 gr, 35gr e via dicendo), in base alla pezzatura della carne, sempre e comunque di pecora come vuole la ricetta originale. Una volta cotti a puntino, vengono avvolti nella carta stagnola e serviti in un vaso di terracotta accompagnati da pane bruschettato. L’unica regola: mangiarli subito, ancora caldi, in un colpo solo e direttamente dallo stecchino.


Ovviamente questo è solo l’inizio. Perché in menù troviamo oltre 20 tipologie di carni alla brace, rigorosamente fresca e a km 0 (provengono dalle macellerie Gino Amato di Lequile): salsicce in vari gusti, ampia scelta di bombette, turcinieddhri, capocollo, costine, tagliate di cube roll, filetti, fiorentine, entrecôte, pezzetti di cavallo, fettine, ma anche carni bianche, con straccetti di pollo, sovracosce, tagliate e via dicendo.
Tra le novità del menù possiamo gustare il pulled pork, il kebab sfumato al whisky e gli hamburger, sia al piatto che in versione panino. A proposito di panino: anche qui sono quattro le tipologie di “involucro”, dal panino classico a quello alla curcuma, al cacao oppre il bretzel.


Altra piacevole sorpresa è che qualsiasi tipologia di carne viene servita con sei diverse salsine fatte in casa (oltre ai classici ketchup e maionese) e a un’ampia scelta di contorni: gettonatissime le verdure grigliate di stagione, come peperoni, melanzane, zucchine, cipolle, finocchi, radicchio, broccoli, oppure i friarielli saltati in padella con olio e peperoncino piccante, le bietole, le cicorie, le rape, le patate al forno, bollite, fritte…


Torniamo in Abruzzo anche con gli antipasti, tra cui spicca il tagliere di salumi e formaggi chiamato appunto “Sapori d’Abruzzo”. Ottimi anche i frittini, con le polpette, le pittule, i panzerotti artigianali e le tre tipologie di patatine, stick, dippers e chips con buccia tagliate fresche al momento.


Per quanto riguarda i dessert, anch’essi artigianali, l’assortimento segue la stagionalità, tranne che per un paio di evergreen che non mancano mai, come il tiramisù, i fichi con la cupeta e il golosissimo dolce della casa, una sorta di pasticciotto scoperto, fatto con pasta frolla e poi ripieno di crema e topping (in questo periodo, ad esempio, la scelta è tra fichi, zenzero, more, anguria…). E poi d’estate non possono mancare gli spumoni e le cheesecake, mentre d’inverno a farla da padrone sono la panna cotta, la crema catalana e il tortino al cioccolato dal cuore caldo.


Cosa si beve? Vini rossi e rosati prevalentemente pugliesi – vista la tipologia di cucina proposta – sono i più richiesti, ma non mancano ottime birre chiare e rosse alla spina e qualche referenza artigianale in bottiglia.
Con l’arrivo di settembre ripartiranno le serate a tema in collaborazione con alcune cantine vitivinicole del territorio e le  degustazioni di vini in abbinamento al cibo, con la presenza dei produttori. Ricordiamo infine che su richiesta è possibile organizzare menù ad hoc o feste private in base alle esigenze.

  • RECENSIONE
  • RISTORANTI CARNE
IN QUESTO ARTICOLO
×