Le vetrate del Golden View regalano un colpo d’occhio unico nel suo genere su Ponte Vecchio, Corridoio Vasariano e Uffizi. Dal ristorante vista Arno è possibile catturare anche l’ultimo riflesso di luce quando il sole al tramonto si tuffa nel fiume. Ci troviamo in Oltrarno, in uno dei punti più caratteristici della rive gauche fiorentina. Una vista incantevole e una posizione strategica per un locale di design dove anche la cucina è d’autore. Così che ad essere appagata non è solo la vista ma soprattutto gli altri sensi a cominciare da gusto e olfatto.

Un ristorante dalle tante anime


Materie prime eccellenti e un’accurata selezione dei prodotti contribuiscono a connotare la proposta del ristorante. Dalla pescheria del locale ecco i gamberi di Mazara e le ostriche francesi e italiane della migliore qualità, assaggi di crudo di Sicilia, selezione di carpacci e tartare, il caviale Calvius accanto al pescato del giorno e all’iconico Gran Plateau Royal.


In menu spiccano piatti come il lingotto di fegatini di pollo con pere caramellate al vin santo e croccante e l’uovo barzotto in crosta di polenta su fonduta di pecorino tra gli antipasti, i tortelli di patate alla menta con ragù di nana del Casentino, gli spaghetti alla chitarra aglio e olio agli scampi di Sicilia e il risotto Carnaroli invecchiato con zafferano e funghi del bosco tra i primi.
Chi apprezza la carne può contare sulla bistecca alla fiorentina di scottona maremmana, sull’agnello toscano e sul reale di fassona ma anche su proposte più sofisticate come piccione d’Anjou con cavolfiore arrosto e scalogni al vino rosso e tagliata di petto d’anatra Mulard con bietola costa larga al burro e purè di patate di montagna.


Notevoli anche i secondi di pesce: storione bianco marinato al miso con cime di rapa e astice blu al vapore saltato con burro della Normandia demi-sel e caviale Oscietra Royal di Calvisius. Su ordinazione la catalana imperiale di crostacei nobili. La cucina a vista consente di non perdere neanche un passaggio delle diverse preparazioni.


L’angolo gastronomia offre una selezione di salumi e prosciutti tagliati a mano e dei migliori formaggi italiani ed esteri: tutti selezionati dal gastronomo Steven Baldini, “l’Oste di quartiere”.
Golden View ha pure il suo laboratorio dedicato all'arte bianca dove il maestro panificatore Michael Pellegrini realizza diversi tipi di pane con grani antichi macinati a pietra e lievito madre, optando per la lievitazione naturale.

Lo chef architetto Paolo Secci


In cucina a interpretare di volta in volta le diverse anime food del locale c’è lo chef Paolo Secci (nella foto), sardo doc. Studi di architettura alle spalle, ha scelto di applicare il suo bagaglio di conoscenze al mondo del cibo. Sfruttando le esperienze collezionate in Italia e in giro per il mondo, ha sempre l’approccio giusto per ingredienti e materie prime destinate a finire nel piatto. Legato al territorio, non mette confini alle sue ricerche. La sua filosofia è quella di lavorare il meno possibile le materie prime e di tirarne fuori l’anima con tecnica e istinto. Obiettivo che gli riesce con ogni tipo di cucina.

Un team ben affiatato


Il Golden View nasce vent’anni fa da un’idea di un allora giovanissimo Tommaso Grasso (nella foto). Oggi a gestire il locale che dà lavoro a una quarantina di persone, c’è anche la moglie Sara Taccetti. Il Golden View ben esprime le passioni del titolare: l’amore per il cibo e per il mondo del vino, la passione per le collezioni d’arte e la filantropia. A fare la differenza lo spirito di squadra che unisce il team con cui lavora da anni e che assicura il funzionamento del servizio in sala e in cucina.

Un restyling d’autore


Gli interni del locale sono stati riorganizzati dopo un’attenta opera di restyling curata dall’architetto Nicola Maggiaioli dello Studio Miarca. Iconici alcuni dettagli delle diverse sale come il lungo bancone in legno d’ulivo e marmo di Carrara che colpisce subito l’attenzione non appena varcata la soglia del locale. Si trova qui la zona gastronomia.

Una cantina d’oro


La cantina del Golden View non teme rivali a Firenze. In centro è considerata la seconda per importanza e basta visitare il fondo del ‘400 appartenuto alla famiglia fiorentina dei Bardi, dove le circa 8mila bottiglie vengono conservate per rendersene conto. Lo spazio, realizzato dall’architetto Marta Sansoni, si trova sotto Costa San Giorgio. E’ uno spazio che nasce dalla passione comune per il vino di Tommaso Grasso e del suo storico wine manager Paolo Miano. In questi ambienti le pregiate bottiglie trovano le condizioni ideali per l’invecchiamento.


E’ il regno di Paolo Miano (nella foto) noto nell’ambiente dell’enologia quale “sommelier narratore”: di ogni etichetta sa cogliere le sfumature e raccontare caratteristiche soprattutto quando si tratta delle bottiglie più prestigiose. Vengono infatti organizzate verticali dei grandi Super Tuscans (Sassicaia, Ornellaia, Solaia, Tignanello) insieme a quelle dei Brunelli (Biondi Santi, Soldera, Poggio di Sotto). Ma Paolo Maiano è anche un wine hunter e quindi non sorprende ritrovare in cantina etichette che provengono da terre ancora poco esplorate dalla Nuova Zelanda alla Corsica.

La suite segreta del Golden


Uscendo dal Golden View si nota sulla destra una piccola porta: è l’accesso a una suite segreta ed esclusiva con la sua terrazza che si affaccia su Ponte Vecchio. Gli ambienti sono arredati con pezzi di antiquariato e alto artigianato e qui, su richiesta, possono essere organizzate cene private con vista esclusiva.

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