I locali che restano pieni anche quando Bologna si svuota

Pubblicato il 13 luglio 2026

I locali che restano pieni anche quando Bologna si svuota

A Bologna l’estate è una prova di resistenza urbana. Negli ultimi anni il caldo è diventato un dato strutturale, a fine giugno 2026 la massima in città ha già sfiorato i 37 gradi, mentre l’estate 2025 è stata tra le più calde degli ultimi decenni, con temperature massime ben sopra la media. Non stupisce, allora, che dopo la fine delle lezioni universitarie la città entra in una fase di trasformazione.
Per avere un’immagine concreta dell’estate bolognese ci viene in soccorso Lucio Dalla. In “Dark Bologna”, brano del 2006, racconta l’arrivo dall’autostrada con San Luca in lontananza, il centro, i portici, i tigli, l’odore della benzina, i cinema all’aperto, le notti in cui la città si vive fuori casa. Il titolo ha dentro anche questa ambiguità: Bologna è amata, desiderata, perfino invocata con quel “mi sei mancata”, ma non è mai addolcita. È scura, urbana, piena di buche. 
Luglio è il mese in cui questa mutazione si vede meglio. Il centro rallenta, il weekend si riesce a camminar, molti studenti tornano a casa, chi lavora comincia a misurare le giornate in funzione delle ferie e la Romagna diventa la direzione naturale dei weekend. Bologna quindi si ridistribuisce, cerca cortili, giardini interni, grandi spazi all’aperto, dehors ombreggiati, tavoli dove cenare senza fretta e posti in cui la serata non sembri una replica svuotata dell’inverno.
Questa non è una lista di locali estivi in senso generico. È una mappa dei posti dove andare quando Bologna rallenta ma continua a vivere. Prima del vuoto vero di agosto, quando arriva il tana libera tutti.

Metropolis


Quarantamila metri quadri di capannoni industriali, piazzali, tettoie, binari riutilizzati e spazi aperti tra via Casarini e l’ex scalo ferroviario Ravone. Per anni questa è stata un’area di servizio legata alla logistica merci di RFI, poi dismessa attorno al 2010 con l’avanzare del progetto della nuova stazione Alta Velocità. Oggi quel vuoto ferroviario è diventato uno dei posti in cui Bologna riesce a stare meglio d’estate. Siamo al DumBO, Distretto Urbano Multifunzionale di Bologna. Entri e le strisce colorate a terra ti portano da una zona all’altra, come in una piccola mappa urbana dentro l’ex scalo. La Baia è la piazza coperta aperta sui lati, dove passano concerti, clubbing diurno e format come Kindergarten, con musica dalle 11 alle 22, brunch, caffè e snack. Il Binario Centrale tiene insieme festival, live e grandi eventi.  Le Piazzole, ricavate sotto la lunga tettoia con le rotaie riutilizzate, sono il posto dei mercati, dello street food e degli appuntamenti all’aperto. Officina aggiunge sala studio, coworking, bistrot e laboratori, mentre intorno compaiono street art, fotografia, orto urbano, arnie e attività per bambini con DumBOLand. Nel 2026 il Summertime Live Pass porta in Baia una serie di concerti con un unico biglietto da 10 euro: tra i nomi in calendario c’è anche Frankie hi-nrg mc. 
DumBO
📍Via Camillo Casarini 19, Bologna
📞 051 0493742

Avamposto militare 


Seconda metà dell’Ottocento. Porta San Felice è ancora uno dei margini occidentali di Bologna, il punto in cui la città murata guarda verso la campagna. A segnare questo confine c’è la Caserma Mameli, complesso militare con una sua birreria interna. Oggi le funzioni militari sono dismesse e quell’ex birreria è diventata Borgo Mameli, un cortile estivo di circa 350 metri quadri, chiuso da mura storiche, con prato, alberi, tavoli di legno, luci basse e container colorati che fanno da bar e cucine.
Il menu è ampio, va dall’aperitivo alla cucina emiliana, dalla brace alla pizza, fino al brunch e al pranzo della domenica. Tortellino fritto da aperitivo, pollo leggermente piccante con maionese al lime e pepe rosa e poi si va verso la griglia con con costine alla bbq di amarene, salsicce alla birra, polpo a la plancha e pulled pork. La parte bolognese resta nelle tagliatelle al ragù, nei tortellini in crema di Parmigiano, nella tenerina e nella torta di riso. Al Ghisa Cocktail Bar si trovano vini naturali, birre artigianali e drink con riferimenti locali, come il G&T bolognese con Gin Fabbri e ciliegia Fabbri.
Non solo ristorante, Borgo Mameli cambia passo con Jazz in Borgo il martedì, Banjo Mameli il giovedì, concerti gratuiti alle 20.30, con trii jazz, voce e chitarra, blues, folk e set acustici. In settimana ci sono anche i talk su cibo e agricoltura sostenibile.
Borgo Mameli 
📍Piazza di Porta San Felice 3, Bologna 
📞 353 4927217

Romagna in fiore 


«Gli spaghetti allo scoglio qui non si ordinano, in Romagna gli scogli non ci sono». Una dichiarazione di cucina specifica quella di Osteria Bartolini che porta in Piazza Malpighi il mare dell’Adriatico, non un’idea generica di ristorante di pesce. La sede bolognese apre nel 2016 dentro Palazzo Dondini Ghiselli, già Marescotti, in spazi che prima avevano ospitato una banca e prima ancora una balera. Dietro c’è la famiglia Bartolini, partita da Cesenatico con una storia di pescatori, osterie e cucina da peschereccio, poi arrivata a Bologna con un indirizzo che d’estate diventa una piccola anomalia felice del centro.
Il punto, infatti, non è solo il menu. È il giardino raccolto attorno al platano della vecchia cavallerizza: entri da una piazza trafficata e ti ritrovi seduto all'ombra di un albero monumentale.
Il piatto manifesto è il Gran Fritto dell’Adriatico, servito sulla carta gialla dopo tre passaggi nell’olio pensati per tenerlo asciutto e croccante. È la parte più riconoscibile di una carta che nuota tra poverazze alla marinara, sardoncini saltati in tegame con olio e limone e tagliolini al ragù bianco di pesce. Un calice di Albana Romagna sotto il platano, il fritto al centro del tavolo, il rumore di Piazza Malpighi appena fuori dal cancello.
Osteria Bartolini
📍Piazza Malpighi 16, Bologna 
📞 051 262192

Il miglio verde 


Da dodici anni Le Serre dei Giardini si sono presi un pezzo dell'estate sotto le Due Torri. Siamo dentro il parco più esteso e frequentato di Bologna, i Giardini Margherita. 26 ettari, inaugurato nel 1879 con il nome di Passeggio Regina Margherita, il parco conserva ancora buona parte dell’impianto originario ispirato ai giardini romantici inglesi.
Le Serre nascono invece all’inizio del Novecento. Il Comune acquista un terreno accanto a via Castiglione, e lì vengono costruite serre per il ricovero delle piante durante l’inverno. 
Nel 2014 Kilowatt inizia l’intervento di rigenerazione. I vecchi semenzai diventano panche-orto, il bancone della Serra Bar viene costruito anche con assi, mobili e vasi ritrovati lì. Sotto il porticato dell’ex casa del custode nasce il Botanical Bar, immerso nel glicine. Poco distante resta anche la Gabbia del Leone. Fino agli anni Ottanta ospitava davvero una coppia di leoni, oggi accoglie “Reno”, opera di Michele Liparesi. La giornata alle Serre inizia a colazione con lo yogurt greco delle Mucche di Guglielmo, granola fatta in casa e frutta. A pranzo il salmorejo, zuppa fredda di pomodoro con crudité, semi di zucca e crostini alla paprika, è una risposta diretta all’estate. La sera cambia ritmo con il Baccanale, piatto da condividere con focaccia bianca alla pala, formaggio stagionato Guffanti, patate al forno, hummus e sottoli. Viticoltura sostenibile e basso impatto ambientale mentre i cocktail portano il giardino nel bicchiere, dallo Spritz delle Serre con sciroppo di basilico all’Americano nell’Orto, con vermouth e bitter in infusione con erbe dell’orto e scorze di agrumi. Il filo che lega tutto questo è la rassegna culturale di Kilowatt dentro il cartellone di Bologna Estate, Le Serre d'Estate. Fino al 29 settembre cinema all'aperto, musica, incontri, market e festival tematici. 
Le Serre dei Giardini
📍Via Castiglione 134, Bologna 
📞351 5219104

Don Camillo beve


«Quando la fatica supera il gusto, lascia l’Etica e datti al Lambrusco». Il concetto trasmesso da La Fatica Antica Osteria è molto semplice. La sera non deve per forza diventare evento, può anche essere il momento in cui ti siedi, respiri, mangi qualcosa di fatto bene e lasci fuori la giornata. In via Torleone 8A si viene a smaltire la fatica. Quella del lavoro, del caldo, delle settimane prima delle ferie. Il locale in zona Santo Stefano ha circa settant’anni di storia come osteria bolognese e oggi viene portato avanti da Giovanni, Federico e Valentina, con Pasquale in cucina.
La parte più estiva è una zona esterna ampia, candele, tavoli sotto le stelle, musica di sottofondo, apertura dall’aperitivo al dopocena e cucina fino alle 23. 
In carta le tagliatelle al ragù, lasagna verde e tortellini con crema di Parmigiano restano il terreno più riconoscibile. Accanto, però, ci sono piatti che lavorano su consistenze e contrasti moderni. La caramellina ripiena di ricotta e pera mette insieme gorgonzola, burro, miele e noci. Sui secondi, le polpette d’agnello al sugo portano una carne meno frequente rispetto al solito manzo o maiale. Il tataki di tonno al sesamo aggiunge una scelta più leggera. Poi ci sono anche Fiorentina e Tomahawk, per chi cerca una cena più di carne e condivisione. Colli Bolognesi, Franciacorta, Chablis e Champagne, per scegliere quanto leggera o lunga deve diventare la serata. Prezzo medio onestissimo, intorno ai 32 euro. 
La Fatica Antica Osteria
📍Via Torleone 8A, Bologna 
📞 338 2259163

Una mossa geniale


Un crudo di tonno con anguria arrostita e verjus di uva acerba. Basta questo piatto per capire che le sinapsi di Mario Ferrara funzionano in modo differente rispetto alle nostre. Non cercano l’effetto speciale, ma l’incastro laterale. 
Fuori, sotto i portici, il termometro segna 35 gradi e l’asfalto restituisce calore. Dentro Scaccomatto agli Orti, superato il portoncino di via della Braina, la temperatura sembra scendere. Il ristorante occupa gli spazi di un ex convento del Seicento, poi Pio Istituto per ragazze sordomute, con orti dove si coltivavano erbe e verdure da vendere in città. 
Il primo Scaccomatto vede la luce il 12 aprile 1987, quando Mario ed Enzo Ferrara, fratelli lucani, aprono in via Broccaindosso. Il nome arriva dalle partite a scacchi dopo il servizio. Il cuore del posto è la cucina dalla Basilicata contadina, dall’orto, dalle verdure, dalle spezie e da una voglia costante di contaminare. Dal 2012 gli Orti sono stati la casa estiva del ristorante, dal 2023 sono diventati sede stabile. Gli accostamenti presenti in carta sono particolarissimi. I tortellini, per esempio, restano riconoscibili nella crema di Parmigiano, poi il lemongrass li porta fuori dalla strada più prevedibile. Il carciofo arrostito, con tè nero e tuorlo marinato, dice bene il modo in cui Ferrara lavora: prende un ingrediente semplice e lo carica di ombra e memoria sensoriale. Sud, mare e scoperta. Prezzo alto, degustazioni sui 65/70 euro.
Scaccomatto agli Orti
📍Via della Braina 9, 
📞051 262192

Basquiat nel glicine 


Zu.Art non è un locale in senso lato, ma il giardino culturale della Fondazione Zucchelli, aperto nelle sere di rassegna in Vicolo Malgrado, a pochi passi da Porta Maggiore. Dal 2016 il retro delle Case Zucchelli è diventato il cosiddetto giardino delle arti, uno spazio dove si entra per ascoltare musica, vedere una mostra, cenare prima o dopo un appuntamento. Il pubblico non viene per consumare e basta. Il giardino fa metà del lavoro. Ci sono il glicine, la fontana con putto, la loggia verso Strada Maggiore, una vecchia ghiacciaia nascosta sotto una collinetta artificiale. La Fondazione nasce dal lascito di Santina Zucchelli per sostenere giovani talenti di Accademia e Conservatorio, e il programma estivo tiene insieme proprio queste due anime. Nel 2026 Il Suono dell’Arte porta a Zu.Art cinque giovedì, dal 2 al 30 luglio, con jazz, mostra e live painting. A completare la serata c’è il ristoro curato da Afrodita Chef, con cucina marchigiana, olive all’ascolana, vincisgrassi, passatelli allo scoglio, mare e piatti vegetariani. 
Zu.Art
📍Vicolo Malgrado 3/2, Bologna 
📞051 4121216

Silent Hill

Il custode esce di casa al mattino, con la villa alle spalle e Bologna ancora bassa, oltre gli alberi. Intorno non c'è ancora un parco pubblico ma la vita concreta di una tenuta di collina, con orti, animali, poderi. In cima a via San Mamolo, Villa Ghigi non era un parco nato per le passeggiate domenicali. Nel 1874 la acquistò Callisto Ghigi, avvocato di origine ravennate, e la proprietà rimase alla famiglia fino al 1972. Accanto alla villa c’era la Casa del Custode, un edificio di servizio, già presente nelle carte settecentesche, abitato dalla famiglia Cerè fino ai primi anni Settanta. Luciano Cerè, figlio del custode, ha poi consegnato alla Fondazione molte memorie sulla casa, sulla villa e sulla vita di allora. Dopo anni di vuoto, nel 2017 quella casa è tornata ad avere una funzione pubblica. Non più presidio della tenuta, ma punto di ristoro nel parco per chi sale da via San Mamolo e arriva tra prato, tavoli, luci, musica e vista su Bologna.
Non c’è un menu fisso da ristorante, lungo e uguale ogni sera. Cambia con eventi e disponibilità. Giusto per farvi un'idea parliamo di taglieri di salumi e formaggi, panini, torte, crostate, verdure dell’orto, vini, birre, succhi, gassose. Nelle serate programmate compaiono anche piatti più costruiti, come mezze maniche con melanzane e pomodori, bufala e verdure, oltre a proposte vegan e gluten free.
Casa del Custode
📍Via San Mamolo 105/5, Bologna
📞 345 7883894


Foto tratte dalle pagine Facebook e Instagram dei locali citati. 
In copertina: Borgo Mameli. 

 

  • MANGIARE ALL'APERTO

scritto da:

Lorenzo Trisolini

Classe ’94, curioso per natura e sempre con lo zaino pronto. Dopo una laurea a Bologna e un’esperienza in Australia, ci sono tornato sei anni dopo, scoprendo una città che sa sempre sorprendermi. Osservo, ascolto e racconto quello che vale la pena vivere

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