Strizza l’occhio ad un mood più europeo, puntando su essenzialità e ingredienti inediti, la nuova drink list di Strainer che si è arricchita di sei cocktail signature alcolici e di un analcolico. Tecniche poco utilizzate, quasi introvabili in città per drink di spessore che puntano tutto su tecnica e gusti particolari, con garnish più ricercate e al tempo stesso minimal, ma d’effetto. Cocktail che devono essere degustati e capiti, che non hanno la pretesa di piacere a tutti i palati ma che stanno andando alla grande dimostrando con il loro estro di piacere. Bicchieri limpidi, belli da vedere, con la classe del ghiaccio a cubo, preparati in poco tempo dietro al bancone grazie al grande lavoro di pre batch. Niente paura, in lista rimangono anche i drink più amati del locale, ma in una versione migliore grazie a piccole innovazioni. I nomi, tutto un programma, ispirati ad una canzone, un film, un modo di dire.

Artefatto



Artefatto è un drink che ha una grande lavorazione dietro, quasi artigianale, da cui prende il nome. Un twist del Penicellin, ma con un cordail di timo, miele e lime, a cui viene aggiunto sciroppo di zenzero e un blend di whisky. Messi insieme gli ingredienti il colore risulta opaco ma nel bicchiere il cocktail è un'opera d'arte, grazie al milk whasing, una tecnica di lavaggio con il latte che toglie opacità e le parti più amare del drink. La sensazione iniziale è di setosità e di rotondità in bocca mentre alla fine il palato coglie un sentore torbato.

Capri



Sembra di addentare una fetta di pizza bevendo un sorso di questo drink. Il Capri può piacere oppure no: un cocktail dedicato all’isola con tutti prodotti italiani che ha un sentore mediterraneo chiaramente riconoscibile. Dentro un cordial con rosmarino e origano, amaro Amaro siciliano agli agrumi, un gin del lago di Como e l’Italicus che è un rosolio al bergamotto. Sopra a guarnire il bicchiere un’aria e una chips di pomodoro che lo rende unico, da mangiare prima, immergere o da gustare dopo la bevuta.

Cloudy



A prima vista potrebbe sembrare un cappuccino per la colazione, se non fosse per il bicchiere a coppetta con cui si presenta: il Cloudy è una nuvola prima di un drink. L’unico della nuova lista che è scekcherato, si tratta di un twist dell’Espresso Martini, con l’aggiunta di note più tropicali utilizzando un rum e un liquore al caffè australiano con tre torrefazioni di caffè e la parte alcolica di vodka. Servito in coppetta, nella costruzione per bilanciare dolce e amaro sopra c’è una foam di arancia e nocciola, che dà il nome al bicchiere. Un drink da dopo serata, da after con un forte gusto di caffè, ma quasi anche da colazione, servito con un cucchiaino, come fosse una coppa gelato con panna montata.

My Fair Lady



Il My Fair Lady è il più dolce delle new entry della lista con un sake fruttato che sa di prugna giapponese e cognac, ultimamente un po’ snobbato, con sentore di miele e zucchero. Molto bevibile, servito in un flute, ma con una bella personalità alcolica senza esagerare. La gradazione è infatti simile a quellla di un vino, aspetto che lo rende molto beverino e porta a chiederne subito un altro. Un drink che richiama il Giappone con una garnish minimal, un’ alga sul bordo del bicchiere. Il nome poi dice tutto: un drink da vere lady, elegante, equilibrato ma non per questo leggero.

C6?



Il C6? È invece il drink più amaro tra i nuovi: un twist sul classico Negroni, che non ha la pretesa di accontentare tutti i palati e che mancava nella lista. Dentro il bicchiere, inclinato e quasi da amaro, un liquore al caffè, Mezcal, un blend di Vermouth, Campari e Aperol. Il nome è nato per gioco: l’idea era quella di creare un drink che avesse sei ingredienti, tutti con la stessa iniziale. Quello che balza al palato è il sentore di caffè e di affumicato, che nonostante l’amaro, lo rende uno dei drink più gettonati tra i nuovi. Il gusto amaro che rimane in bocca è importante ideale dunque da dopo serata o da fine giornata, per ricaricare le batterie. A guarnire un semplice chicco di caffè appoggiato sul cubetto di ghiaccio quadrato.

Golden Hour



Va giù che è un piacere il Golden Hour, la rivisitazione dell’Old fashion, che sa di casa delle bambole. A determinarlo lo sciroppo di lavanda e il liquore alla violetta, che danno la parte più dolce al drink. Nel bicchiere poi whisky, riscoperto come base per un cocktail per la parte alcolica e il fake lime che da la parte acida ma non cambia il sapore del bicchiere. Al palato un tripudio di dolcezza, quasi cremoso, estremamente femminile. Servito con una chips di corallo colorato, idea ripresa un po’ dalla cucina, ha un colore ambrato che ricorda il tramonto e l’estate ma non è per niente leggero.

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